"Aden Arabie" di Paul Nizan

Scritto da  Domenica, 25 Febbraio 2018 

Aden Arabie, celeberrimo per il suo incipit, è una sorta di diario di viaggio, a metà tra il saggio e la riflessione personale che racconta in realtà un anti-viaggio, la delusione della ricerca di altro e la scoperta dell’inganno dell’uomo che ovunque è asservito al denaro mentre solo nella storia e nella poesia assume dignità. E ‘ il volto scuro dell’esistenzialismo, agli antipodi con l’idea dell’uomo nuovo sognato da Camus. E’ in fondo un rinunciatario che si ripiega in un mondo borghese dal quale proviene. Leggerlo perché testimonia e completa un’epoca di lacerazioni e contraddizioni e in questo caso anche di austera coerenza: l’uomo che disse sempre no. Per questo messo da parte. Bella, colta la scrittura, poetica e sintetica ad un tempo anche se il filo è relativamente faticoso da seguire.



Ho ritrovato una vecchia copia di Aden Arabie, in italiano, libro scritto da Paul Nizan, pubblicato nel 1931, con la prefazione di Jean Paul Sartre in occasione della riedizione del 1960. La prefazione è interessante e accorata ancorché faticosa da leggere, un po’ farraginosa, nello stile forse eccessivamente complicato del più noto esistenzialista francese, per questo più noto. L’introduzione ci permette di conoscere però un personaggio poco noto in Italia non fosse per quell’incipit noto, restato celebre: «J'avais vingt ans. Je ne laisserai personne dire que c’est le plus bel âge de la vie.», «Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della mia vita.» Filosofo dell’Ecole Normale, la lascia nel 1926 perché fugge la noia e la pesantezza della società francese, decidendo di partire lontano per trovare una soluzione individuale, tornando da sconfitta ad un’Itaca, come lui stesso dice nel libro dove non aveva neppure una moglie fedele ad attenderlo. Gli amici Sartre in testa, che però stranamente in questo caso fa ammenda, lo criticano e lo emarginano perché come si legge nella postfazione di Augusto Illuminati “il comunismo è una malattia dalla quale non si guarisce”. Per Sartre e gli altri del circolo esisteva solo il Partito e, prima ancora, l’Ecole Normale. Eppure Sartre mostra comprensione, stima sincera e forse incomprensione per questo ragazzo dal quale all’università risultava perfino indistinguibile fisicamente che, nato borghese, tale rimarrà, pur con il coraggio di dire sempre no. Dove Sartre vedeva un limite, il matrimonio, Nizan invece, gelosissimo, vede un fine; ma è Nizan ad avere il coraggio di uscire dal partito quando nel 1939 si stringe il patto Molotov-Ribbentrop, che vede come un’alleanza tra nazisti e comunisti. Tornando al libro, Nizan si dirige in Yemen come precettore ad Aden presso il figlio d'Antonin Besse, uomo di affari francese basato ad Aden. Sedotto all’inizio da questo paese che giustamente racconta come orientale, lontano dal Mediterraneo arabo e anche dal mondo saudita, crogiuolo di popoli e culture di grande suggestione. Sono forse le pagine più belle che raccolgono una scrittura di grande raffinatezza con rimandi culturali sapientemente dosati che non risultano mai accademici o costruiti ad hoc. Sono le emozioni le vere protagoniste del libro più che le informazioni. Non è interessato a un diario di viaggio, a scrivere un saggio, ma al centro c’è la ricerca dell’uomo, probabilmente di se stesso. Purtroppo la delusione e il senso di sconfitta sarà totale. Ad Aden scopre lo stesso ordine sociale implacabile ed è una sintesi, un concentrato del colonialismo, una riproduzione dell’Europa. E’ ad essa e ai suoi predecessori tra l’altro che rimprovererà di non aver evitato una guerra, mentre sogna i viaggi di altri predecessori, Rimbaud, Gauguin e altri artisti. Si aspetta la grande avventura, pur non amando i viaggi per mare e la sua delusione sarà enorme. Aden, sotto il Protettorato Britannico vi ritroverà i venditori di benzina, i caffè degli uomini d’affari che detesta.
E’ il denaro che fa la legge e condiziona la vita dei locali e la sua opposizione al capitalismo diventa totale, perché totale è la sua diffusione. Come del resto la meschinità umana quando dichiara che esistono solo due tipi di uomini legati dall’odio, quelli che schiacciano gli altri e coloro che permettono ai primi di schiacciare. Il libro è spiazzante perché si passa da descrizioni soavi, ad affermazioni brusche nello spazio di poche righe e sembra non esserci via di scampo perché non c’è un’argomentazione ma una con stazione amara e disarmante.

Paul Nizan, nato a Parigi nel 1905 e morto a Dunkerque 1940, in guerra, è uno scrittore francese. Amico di Jean Paul Sartre, dal 1924 all’École Normale Supérieure, sviluppò interessi e studi filosofici e politici. Aderì al PCF al rientro in Francia dopo il viaggio ad Aden nel 1927 ed entrò a far parte di quel gruppo di intellettuali parigini che, attorno ad alcune riviste politico-culturali, da Bifur a Philosophies a Europe, introdusse il marxismo nella cultura francese. Nel 1931 pubblicò il saggio Aden Arabia (Aden-Arabie), itinerario intellettuale di un giovane, alla scoperta di un rapporto con la realtà sociale basato sul marxismo. Dell’anno successivo è un violento pamphlet contro la cultura borghese, le sue istituzioni e i suoi funzionari: I cani da guardia (Chiens de garde, 1932) che riscosse un grande successo, anche di scandalo. Dopo il patto Tedesco-sovietico, esce dal Partito Comunista francese.

Aden Arabie
di Paul Nizan
Tradotto da Daria Menicanti
Fahrenheit 451 Editore
Collana: I trasversali
Anno edizione: 1994

Articolo di Ilaria Guidantoni

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