“A love supreme - Storia del capolavoro di John Coltrane” di Ashley Kahn

Scritto da  Domenica, 01 Settembre 2019 

Genio di primissimo piano nell’ambito della storia di tutta la musica moderna, John Coltrane (1926-1967) è il musicista e compositore che maggiormente abbia innovato il Jazz a partire dalla metà degli anni Cinquanta e al pari del suo collega trombettista Miles Davis con il quale, per lunghi anni, collaborò suonando nel primo grande quintetto (1955-1958) diretto da quest’ultimo, formato oltre che da Coltrane e Miles Davis, appunto, da Philly Jo Jones alla batteria, Paul Chambers al basso e Red Garland al piano.

 

Dal bop al free jazz, l’attività di Coltrane è testimoniata da una nutrita serie di pubblicazioni discografiche. Molte di esse sono considerate seminali e hanno costituito in passato, continuando ancora oggi a far sentire tutta la loro influenza, fonte di ispirazione per una miriade di musicisti e modello per molte opere successive. Albums come “Blue Train”, “My favourite things”, “Ascension” sono diventati classici della musica afroamericana, mentre “A love supreme”, disco nel quale il sassofonista americano diluisce in un’unica soluzione sonora poliritmia africana, jazz modale, folk orientale, free jazz, blues e gospel, viene valutato dal giornalista, critico e produttore musicale Ashley Kahn il testamento personale di Coltrane, il suo sermone di devozione e connessione, il modo per riconoscere il divino che ognuno di noi ha dentro. Ashley, che è autore di “A love supreme - Storia del capolavoro di John Coltrane” (Milano 2019, 380 pagg. 35 euro) ora disponibile anche in Italia grazie alle edizioni Il Saggiatore che lo ha ripubblicato recentemente con la traduzione di Fabio Zucchella, scrive che “Ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire che si aggiunge alla discussione su Coltrane/A Love Supreme e che ci fa comprendere come quest’opera resti una delle più importanti espressioni mai formulate non solo dalla tradizione del jazz ma dall’eredità musicale afroamericana stessa. […] La statura di Coltrane come genio e icona è incontestabile e A love supreme è inconfutabilmente considerato una pietra di paragone culturale, una memoria condivisa da tramandare rispettosamente di generazione in generazione.” La splendida e coinvolgente narrazione di Kahn prende le mosse dal periodo di servizio prestato da Coltrane per il quintetto davisiano. Prosegue poi fornendo i particolari della costituzione del quartetto di eccezionali musicisti che sarebbero passati alla storia come i realizzatori del suo “A love supreme”, formato oltre che dallo stesso Coltrane, da Jimmy Garrison al contrabbasso, McCoy Tyner al pianoforte ed Elvin Jones alla batteria. Il maggiore spazio all’interno del volume è, come è ovvio, dedicato ai fatti che porteranno alla concreta realizzazione del disco. La disamina dei contenuti musicali di “A love supreme” (suite che si articola in quattro lunghi momenti, per un totale di oltre mezz’ora di ascolto) viene effettuata brano per brano. Si rifletta, per avere un’idea di ciò che per molti ha significato e ancora significa questo capolavoro della musica, sulle seguenti parole di Kahn: “Anche se le mie idee agnostiche e razionaliste rendono le mie certezze un po’ meno incrollabili, ripensai a quell’espressione, “aprire le porte”. E mentre mi accingo ad alzarmi in piedi per celebrare le possibilità di trascendenza universale insite nella musica, devo riconoscere che A Love Supreme riesce ancora a spalancare quelle porte con più efficacia di qualsiasi altro disco che io conosca.” La pubblicazione è arricchita da un notevole interessantissimo apparato fotografico, una ben nutrita bibliografia, una altrettanto corposa discografia coltraniana e un utile indice analitico. Un libro praticamente imperdibile, quello di Kahn.

“A love supreme - Storia del capolavoro di John Coltrane”
di Ashley Kahn
Il Saggiatore, Milano 2019
Articolo di Giovanni Graziano Manca

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