Che senso ha la poesia e, soprattutto, ha ancora senso parlare di poesia in un'epoca in cui la rapidità della comunicazione (e la comunicazione costante) hanno reso l'attenzione scarsa, la cura per la forma e il dettaglio mestiere per pochi e l'attesa del “tempo giusto” per far scorrere lo sguardo sulla pagina poco praticabili? Aprendo una delle tante pagine del diario “massimo” di Guido Catalano – Ogni volta che mi baci muore un nazista – la risposta sembrerebbe positiva. Con uno stile essenziale, a mezza via fra il cantautoriale e la poesia narrativa d'ispirazione americana, senza eccessivi fronzoli e attento a parlare la lingua del presente, Catalano parla di sentimenti e lo fa senza traccia di autocompiacimento, senza indossare “la toga del poeta”. Amori, sofferenze, momenti di mancanza e di felicità minima vengono descritti attraverso i nostri stessi occhi, con quelle parole che avremmo voluto trovare e che, apparentemente, erano lì, così semplici, appena al di là del pianerottolo.

Il marxismo come non l’avete mai letto, per la prospettiva originale dalla quale è analizzato, dalla parte delle persone: la famiglia Marx, i legami personali con Engels, ma soprattutto le figlie e in particolare Eleonor Marx, morta suicida. Un affresco che racconta un’epoca, le origini dell’Europa e il percorso di un’ideologia protagonista del Novecento in modo insolito e per chi non conosce profondamente questa filosofia, inaspettato.

Nell’anno di Ustica e l’Irpinia, anche la ferita più tragica può essere curata

Una storia di speranza e solidarietà

Tutti gli in gradienti di un romanzo che fanno di un esordiente uno scritto: il clima cresce in modo non scontato fino ad un intreccio che si ricompone, incredibile ma possibile come la buona scrittura sa arri curare, sul filo di un equilibrio tra costruzione ed emozione. La storia di un’amicizia matura, adulta, con un realismo che in certi casi sembra spietato come lo è il protagonista con se stesso. Il tema centrale della morte è coraggioso, ambizioso, originale nell’approccio senza idilli né drammi, mentre scorre una colonna sonora jazz che racconta l’autore senza gusto accademico né di sfoggio. Un realismo magico, con una punta di noir, un libro delicato e insieme duro, nelle pieghe della vita e dell’emozione che può regalare il quotidiano. Perché in fondo ogni esistenza è unica e può regalarci effetti speciali.

Da molti anni Pierluigi Fagan legge, studia e scrive sul tema della complessità quale condizione ambientale quotidiana che può essere declinata secondo modalità differenti: sociale, economica, politica e geopolitica, culturale, tecnologica, religiosa e finanche filosofica.

Un diario di memorie di un uomo innamorato di una terra, simbolo di una patria del cuore e di un amore, che diventa anche una guida di viaggio. Interessante soprattutto per i riferimenti storici di una storia per lo più dimenticata, quella del Novecento, e dei rapporti travagliati e misconosciuti tra Italia e Grecia. Un affresco sociale di una terra che solo la vita quotidiana ed emozionale può restituire.

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