“La giusta mezura” di Flavia Biondi

Scritto da Mercoledì, 04 Luglio 2018

Ci hanno insegnato questo: ti innamori, sei la luce dei suoi occhi...finisci per arrenderti ai baci perugina e a tutto il resto. Non ci hanno detto niente di quello che c'è dopo. Un buco. Un vuoto delle parti. La pagina seguente sono i comici in tv che prendono in giro la moglie che gli rompe le palle. Le chiacchiere da bar su quella stronza che ti aspetta a casa. Le lamentele con le amiche su lui che non pulisce mai. I figli, l'amante, il divorzio. Rifarsi una vita. Ma che c'era nel mezzo? Come si è passati dal prima al poi? Dov'è che l'amore sbaglia e diventa sopportazione? Là nel mezzo c'è l'umanità, la nostra limitatezza nell'essere solo persone. C'è la storia vera, il capitolo per cui serve uno sforzo per trovare l'ispirazione.

Lo sguardo al femminile, di quattro donne, tra loro legate, generazioni che aspirano a vivere e a volare lontano, vedendo anche negli aerei che sganciano bombe uccelli di libertà. Sullo sfondo il Libano, sempre in guerra, con quel senso di precarietà e di paura che attraversa e trasforma le vite e anche l’amore e i rapporti più intimi. Un’analisi delicata e spietata ad un tempo dell’esilio e della lacerazione tra nostalgia e voglia di fuga.

L’amas ardent di Yamen Manai

Scritto da Sabato, 05 Maggio 2018

Romanzo fresco e originale, insolito per il mondo arabo, riesce a raccontare l’aggressività del mondo contemporaneo attraverso una metafora, riprendendo un modo classico di narrare con uno spirito giovane e leggero anche nella scrittura.

Figure, idoli, maschere è un testo fondamentale di mitologia classica e psicologia storica, in cui, attraverso il gioco delle simmetrie e delle contraddizioni, Jean-Pierre Vernant ci parla dell’infinita tensione dell’uomo verso dio per mezzo dell’arte. Il Saggiatore lo ripropone con una nuova prefazione di Giulio Guidorizzi che, dissertando intorno al tema del doppio, scommette ancora una volta sulla grandezza della <<ragione>> greca.

Un romanzo autobiografico, appena sfumato rispetto alla storia della scrittrice che ha già messo in scena se stessa, eppure potrebbe essere una storia di fantasia. Coraggiosa confessione che non scivola mai nell’autoreferenzialità. Sembra strano ma questo libro è una testimonianza di come la vita abbia più fantasia di noi e sia spesso un romanzo. Basta saperlo guardare con gli occhi giusti. Daniela Rossi prova anche come la scrittura, quella autentica riesca anche raccontando il proprio quotidiano a diventare universale narrando un tema intramontabile e sempre indecifrabile: l’amore sconfinato di una donna che può reggere il peso del mondo ma spesso non riesce a sorreggersi. Formidabile il ritmo con i suoi capitoli senza titoli di due pagine al massimo.

Una singolare rilettura di un poeta dimenticato in vita come dopo la morte, sospeso e condannato per questo, perché di razza incerta, tra l’Italia, anzi la Sicilia e la Tunisia, con ascendenze maltesi. Una breve vita minata nell’anima e nel corpo e una sola via di fuga: la poesia che diventa allo stesso tempo la sua condanna. Beatrice Monroy ci restituisce l’uomo Scalési, lo Scalisi fattosi francese, che vive di parole e per la parola, il dietro le quinte di una vita in sordina. Gli rende giustizia, riportando la memoria su una figura importante e sconosciuta, non fosse per pochi appassionati tra la Tunisia e la Sicilia. Un ritratto implacabile anche di una burocrazia crudele, ieri come oggi, che riduce un uomo fragile, poeta a un numero, matricola 8883. Un affresco sullo sfondo, infine, del potere della lingua nella vita, segno di appartenenza o di esclusione.

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