Romanzo di spunto autobiografico, territoriale e ben contestualizzato nei disprezzati Anni Ottanta che per una volta assumono un loro colore. Un linguaggio diretto, dall’apparenza spontanea, per raccontare un gruppo di amici, nella Roma agiata di quegli anni, percorsi diversi e poi il recupero per un’occasione, un errore, un guaio che diventa un’occasione per ripensarsi, fare autocritica e rivalutare quel decennio che nessuno ha mai ritenuto meritevole di essere raccontato. La prima parte è quasi il diario di un adolescente, per diventare poi un confronto serrato e speculare tra ieri e oggi, attraverso la cronaca giudiziaria: il fatto in sé sussiste a metà, ma apre ad una riflessione sulla responsabilità. Libro non romantico, senza la pretesa di essere un romanzo di formazione, forse più di iniziazione, tenero per quell’attenzione a vite comuni che meritano riguardo comunque e perché anche l’eccezionalità di Bonetti, nasce da lì. Gli anni Ottanta hanno insegnato proprio questo: il piacere di vivere e il superamento del senso di colpa dal disimpegno; il gusto della vita anche quando è un po’ patinato. In fondo l’amicizia resta un valore trasversale e universale che rimane l’unica cosa che conta.

io sono l’altra e non sono essenziale. Vengo dopo l’essenziale, l’irrinunciabile, l’improcrastinabile.
Qualcuno, per tagliare corto, direbbe che è come una malattia, e che l’amore quello vero è tra le mura di casa. Tu sei lì. E io sono l’altra”…
Io sono l’altra è il titolo della raccolta di storie scritta da Anna Crudo e pubblicata da Edizioni Ensemble, presentando le diverse sfaccettature di un sentimento che cambia da persona a persona, da storia a storia, suscitando però un forte senso di vuoto.

Cinque amiche alla soglia dei cinquant’anni che si conoscono dai tempi del liceo; un appuntamento fisso per ritrovarsi ogni anno, lo stesso giorno nello stesso posto, a Roma, per raccontarsi cosa sta succedendo nelle loro vite; un incidente che impedisce a una di loro di partecipare alla riunione e la costringe a letto in coma; l’idea delle altre quattro di stimolarne il risveglio riunendosi tutte al suo capezzale raccontandole storie e facendole ascoltare musica. Questi sono gli ingredienti del divertente esperimento letterario di Marie Thérèse Taylor, una sorta di Decameron contemporaneo, tutto al femminile, che si snoda attraverso un prologo, quattro giornate di racconti e un epilogo, intervallando storie e musica, intrecciando il piano della cornice narrativa e quello dei racconti che animano le varie giornate.

Un romanzo di iniziazione, un romanzo della memoria, un romanzo verità. E’ tutto questo, ma non solo e non necessariamente “Sole a Teheran”. L’Iran e ancor più la sua capitale sono onnipresenti, come il fantasma dello Sha, la rivoluzione ‘culturale’, le persecuzioni, gli studenti infervorati e puniti dal regime, il mito del comunismo che tramonta, la fede che anima i cuori e poi li distrugge, la condanna velata di ogni potere che quando si incardina diventa oppressione.

Perché?” In quanti, ogni giorno, ci chiediamo il perché di determinati eventi che ci accadono nell’arco della giornata o della vita?
E in quanti rivolgiamo i nostri interrogativi all’altissimo Padreterno che, nella sua umile dimora nel Regno dei Cieli, deve sentirsi fischiare le orecchie per tutte le volte che il suo nome è accostato a numerosi (e direi vari) aggettivi e sostantivi? Quante volte avremmo voluto avere l’occasione di confrontarci, di dire la nostra e poter dare sfogo agli innumerevoli perché, che restano solo delle domande senza risposta?

Un libro doloroso, una confessione lunga tutto il racconto, una narrazione spietata per la sua delicatezza che cozza contro l’atrocità, la perversione umana priva di qualsiasi senso, almeno nell’idea generale che si dà alla parola senso. Dall’incredulità per un errore giudiziario, per dirla con un eufemismo, all’ineluttabilità del male che colpisce senza riguardo, ad un calvario che sembra senza fine. Una scrittura piana, intrisa di profonda umanità ma quasi distaccata, filtrata dalla memoria che anestetizza per sopravvivere. E’ un libro che non può essere descritto con le categorie letterarie, difficile anche da consigliare. Non si tratta di una lettura quanto di un itinerario spirituale, un esercizio dentro la sporcizia dell’uomo, dentro il coraggio di una persona che non si sente un eroe, ma che spaesato vuole solamente restare solo ed essere lasciato in pace. Una testimonianza che diventa una riflessione su noi stessi, sull’umanità, le sue capacità grandiose e i suoi abissi, nella consapevolezza che non c’è limite al male e che la stirpe degli aguzzini non morirà.

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