Figure, idoli, maschere è un testo fondamentale di mitologia classica e psicologia storica, in cui, attraverso il gioco delle simmetrie e delle contraddizioni, Jean-Pierre Vernant ci parla dell’infinita tensione dell’uomo verso dio per mezzo dell’arte. Il Saggiatore lo ripropone con una nuova prefazione di Giulio Guidorizzi che, dissertando intorno al tema del doppio, scommette ancora una volta sulla grandezza della <<ragione>> greca.

Un romanzo autobiografico, appena sfumato rispetto alla storia della scrittrice che ha già messo in scena se stessa, eppure potrebbe essere una storia di fantasia. Coraggiosa confessione che non scivola mai nell’autoreferenzialità. Sembra strano ma questo libro è una testimonianza di come la vita abbia più fantasia di noi e sia spesso un romanzo. Basta saperlo guardare con gli occhi giusti. Daniela Rossi prova anche come la scrittura, quella autentica riesca anche raccontando il proprio quotidiano a diventare universale narrando un tema intramontabile e sempre indecifrabile: l’amore sconfinato di una donna che può reggere il peso del mondo ma spesso non riesce a sorreggersi. Formidabile il ritmo con i suoi capitoli senza titoli di due pagine al massimo.

Una singolare rilettura di un poeta dimenticato in vita come dopo la morte, sospeso e condannato per questo, perché di razza incerta, tra l’Italia, anzi la Sicilia e la Tunisia, con ascendenze maltesi. Una breve vita minata nell’anima e nel corpo e una sola via di fuga: la poesia che diventa allo stesso tempo la sua condanna. Beatrice Monroy ci restituisce l’uomo Scalési, lo Scalisi fattosi francese, che vive di parole e per la parola, il dietro le quinte di una vita in sordina. Gli rende giustizia, riportando la memoria su una figura importante e sconosciuta, non fosse per pochi appassionati tra la Tunisia e la Sicilia. Un ritratto implacabile anche di una burocrazia crudele, ieri come oggi, che riduce un uomo fragile, poeta a un numero, matricola 8883. Un affresco sullo sfondo, infine, del potere della lingua nella vita, segno di appartenenza o di esclusione.

“Utopia” di Tommaso Moro

Scritto da Domenica, 22 Aprile 2018

Traduzione di Ugo Dotti

Un grande classico, che tutti citano, ormai una metafora del pensiero, che credo però poco letto. Una fonte di riflessione di grande attualità tradotto e curato in modo molto efficace da Dotti, con un linguaggio chiaro, incisivo e di grande sintesi. Le sue pagine introduttive e le sue note non farraginose sono una vera e propria guida alla lettura. Testo che conserva il sapore della narrazione e dell’immaginazione offrendo, al di là di qualche aspetto datato e compiacente all’escamotage narrativo, una filosofia che oggi invita alla spiritualità al di là delle religioni singole, in un’ottica di universalità e di rigore etico evidenziando come la virtù sia il solo strumento perché una società possa progredire e sopravvivere a se stessa. A mio parere offre in modo originale e intramontabile la possibilità di conciliazione tra la successiva istanza marxista e lo spiritualismo cristiano, all’origine di un pensiero molto più tardivo e rimasto inattuato.

Non staremo qui a ricordare quanto nel mondo della musica e della cultura italiana si senta la mancanza del poliedrico talento di Enzo Iannacci, cantautore, cabarettista, pianista, compositore, attore, sceneggiatore e medico milanese, artista tra i più rappresentativi e prolifici del nostro paese non solo discograficamente, scomparso ora sono quasi cinque anni. Ci pensa, a mettere ancora in rilievo la statura artistica, musicale ed esistenziale unica e irripetibile di Jannacci uomo di musica e di spettacolo, l’interessante volume di Nando Mainardi “L’importante è esagerare - Storia di Enzo Jannacci ”, uscito per Vololibero, giovane casa editrice milanese che dispone già di un catalogo di libri musicali di grande interesse.

Gli Stati Uniti d’America hanno sempre goduto nei confronti dei paesi di tutto il pianeta di un potere culturale, tecnologico, scientifico ed economico che non ha paragoni in occidente.

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