“Annegare il pesce” di Mario Lunetta

Scritto da Giovedì, 23 Novembre 2017

Il titolo singolare svela la sperimentazione linguistica, straordinaria prova di cultura aulica che maitrise le regole della retorica con la disinvoltura dell’argot, senza per altro disdegnare quest’ultimo. Racconti che paiono cronache sull’assurdità della vita che è naturalmente violenza, sopraffazione: un genere pulp di grande raffinatezza, in grado di unire la realtà quotidiana tridimensionale della Roma di oggi diventando un classico.

Adonis

Traduzione di Roberto Carifi

Una raccolta di testi di grande raffinatezza intellettuali ma fruibili anche dai non addetti ai lavori incentrati sulla natura della cultura araba e in particolare sulla poesia, con un excursus storico e un’attenzione all’attualità e ai riflessi in termini sociali e politici. Un testo prezioso di orientamento, senza fervore ideologico, quanto animato da impegno civile e profonda responsabilità intellettuali di uno dei pensatori più importanti del mondo arabo oltre che poeta, Adonis.

Gli atti di un convegno riportano all’attenzione un poeta cosiddetto “minore”, emigrato siciliano in Tunisia, autore “maledetto” che scrive in francese per raccontare il proprio dolore di emarginazione fisica, psicologica, affettiva, quindi esistenziale e il sottoproletariato al quale appartiene. Trent’anni di vita piena di frustrazioni che ne fanno un cantore quasi involontario del Mediterraneo multiculturale, contro ogni esotismo.

Mina, Josée, Fraçoise, Nadja: quattro generazioni di donne per un racconto a più voci e una sola narratrice, Nadja Spiegelman. Figlia del noto autore di Maus, Art Spiegelman – che non compare, se non marginalmente in questo memoir - Nadja racconta la storia tutta al femminile della sua famiglia, una saga che, a differenza dell'opera paterna, solo parzialmente s'intreccia con le vicende storiche entro le quali si svolge. Tutto infatti nasce da una ricerca identitaria, quella di una giovane donna che vuole comprendere meglio sé stessa attraverso le sue radici: il rapporto con una madre, Françoise, molto ammirata, ma con la quale risulta difficile il confronto (più ancora che con la figura paterna, già in sé piuttosto ingombrante), le ragioni profonde del suo modo di essere donna e madre, maturate nella relazione con Josée, nonna che Nadja riscoprirà proprio attraverso la ricerca per il suo memoir, per chiudere – anche se di chiusura non si può parlare in un romanzo che lascia aperte infinite finestre sul passato – con Mina, madre di Josée.

Giudicato il giallo italiano dell’estate da parte della critica, merita per la struttura complessa in termini di sceneggiatura e un lavoro interessante e intrigante nella trama e nella tessitura. Ben scritto è il romanzo nero di un giornalista, la storia di una promessa e di un fallimento, del tentativo di una risalita e il rischio di una nuova caduta, professionale e umana, la storia di un professionista di oggi, delle leggi crude del mercato il cui successo è fatto da audience e la fragilità delle relazioni. Interessante anche il ritaglio della Versilia di allora, appena dopo Tangentopoli, le ultime luci di una stagione sopra le righe, minata però anche dalle nuove stragi di mafia. Il legame nel libro è sottile e per niente scontato.

Illustrato da Marianna Balducci

Un libro giocoso ma anche stimolante che richiama l'attenzione sulla lingua e le sue infinite possibilità di espressione, dall'estensione dei significato alle emozioni come raccontano le ventuno nuove parole "necessarie".
Il punto di vista è surreale come attraversare lo specchio di Alice nel Paese delle meraviglie e i disegni confermano lo spazio lasciato alla fiaba; ma anche quello del linguista non purista, pronto ad accettare neologismi non solo per rispondere a un mondo che cambia ma all'insondabile bisogno di ognuno di noi di esprimersi e di farlo in un modo del tutto personale. Così questo tipo di persona sarà disponibile ad accogliere termini come 'petaloso', nato poco più di un anno fa nel tema di un bambino italiano.
Sono soprattutto gli stati d'animo ad aver bisogno di un riconoscimento unico che nasce dall'incontro di due parole e ad avere l'urgenza della sintesi per non perdere incisività.

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