Per addolcire il ritorno alla quotidianità dopo una bella estate, ci si può tuffare in una lettura avvolgente, divertente, profonda, frammentaria e al contempo unitaria, che porta alla luce inconscio e realtà personali e collettivi.

Un libro da leggere, colto, dotto, complesso ma senza nessun accademismo con il dono della chiarezza. Piacevole lettura che scorre anche se il tema è complesso e l'autore unisce grande competenza anche nella conoscenza linguistica dei testi citati e umiltà, un tono che resta colloquiale. Di grande attualità la materia che riconsidera l'Islam come parte integrante della cultura cosiddetta occidentale e soprattutto cristiana, superando molti luoghi comuni frutto di un sentito dire per lo più strumentale. Un'occasione di approfondimento della civiltà del Mediterraneo e per una rilettura storica e sociologica anche per chi non fosse interessato in modo specifico al mondo arabo-musulmano.

Il libro ripercorre la storia di Viareggio dagli Settanta ad oggi e propone una lettura inedita della crisi della città versiliese, con un auspicio per la rinascita e riaffermazione di un Festival di Puccini di levatura internazionale. Un libro controcorrente, autocritico in certo modo, con il coraggio di essere antisistema, quello della politica locale che ha emarginato un personaggio della cultura come Giacomo Puccini, letto superficialmente come personaggio da intrattenimento. Una critica e nel caso dell’autore quasi un’autocritica politica.

Un testo imperdibile anche per quello che ha rappresentato sebbene richieda una lettura lenta come il suo incedere e lo scorrere di una storia fatta di minuzie e non di intrecci. Ma nel tempo, anche in quello della lettura, è concentrato gran parte del significato del testo. La memoria e il tempo, la dimensione dell’interiorità come vissuto psicologico più che stato di coscienza fa ingresso nel romanzo cambiandone i connotati e assottigliando la demarcazione tra sonno-sogno e veglia-realtà. Di grande bellezza stilistica apparentemente molto semplice e quasi ingenuo dischiude a poco a poco una raffinatezza senza arguzie ed effetti speciali dove il dettaglio è la cifra dell’arte e allusione alla disgressione quale funzionamento dell’inconscio e della memoria che non procedono in modo lineare. Un anello che salda classicità e contemporaneità.

Graham Hancock, lo scrittore e giornalista scozzese con la passione per i misteri che le antiche vestigia conservano e la cui pluripremiata attività pubblicistica sembra essere vieppiù apprezzata dai lettori di tutto il mondo, si pone in quest’ultimo suo libro ancora in controtendenza rispetto a molte delle posizioni finora strenuamente difese dalla archeologia ufficiale circa alcune delle eredità che ci vengono dal passato.

Premessa: Jane Austen è una delle scrittrici più amate di tutti i tempi.

Tutti sono inciampati in uno dei suoi personaggi, in un modo o nell’altro, per motivi di studio, per interesse o semplicemente vedendo un film e/o una serie televisiva. La Signorina Attaccabrighe, rappresenta uno dei primi esperimenti che l’appena quindicenne Jane ha fatto. Intenzionata a sfuggire dal matrimonio, che era il naturale destino delle donne della sua epoca, Jane decise fin da subito di vivere “della propria penna”.

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