“Exit Roma” di Enzo Scandurra

Scritto da Lunedì, 25 Maggio 2020

Fanta-letteratura, un romanzo che diventa una premonizione fin troppo credibile. Un’epidemia colpisce la città di Roma e diventa la metafora del crollo di un sistema che non si rinnova. Spietata quanto lucida a mio parere l’analisi del male che si spenge senza lasciar posto al bene. L’epidemia e la febbre tifoidea non è sconfitta ma langue mentre le logiche corrotte resistono. Originale la prospettiva di analisi: protagonista Roma, quasi una saga familiare rappresentata dai diversi quartieri, mentre l’intreccio delle storie diventa l’ambientazione.

Romanzo di formazione quasi scanzonato e crudo ad un tempo, scritto come un diario da parte della protagonista che si immerge nella Milano underground degli Anni ’90, un nuovo Zoo di Berlino, racconto autobiografico, violento, non senza improvvise fughe liriche, anche nello stile.

Un diario sentimentale struggente, il racconto del vissuto in manicomio, una lucida follia, fatta di consapevolezza e di dolore, di grande amarezza per il trattamento sub-umano cui sono sottoposti i cosiddetti malati di mente, anche se in fondo la malattia mentale non esiste. Un confinamento brutale, non scelto, fatto di prigionia e umiliazioni perché il malato, vittima, viene trattato da colpevole, spogliato della propria dignità: la sessualità, i vestiti, la possibilità di curarsi. In mezzo a tanto smarrimento una certezza, che l’unica cosa che salva è l’amore. L’unica luce è Pierre e la bambina che daranno alla luce. Un grande inno alla vita, nonostante tutto.

"Nelle alte vie" di Pietro Salvati

Scritto da Lunedì, 20 Aprile 2020

Un racconto lungo firmato Pietro Salvati, pseudonimo dello scrittore gattinarese Roberto Travostino, che firma con il suo nome la prefazione, a metà tra il racconto filosofico, nella prima parte, con una ricerca etimologica, corretta e qualche aspirazione a diventare un percorso di formazione, e il diario intimo che probabilmente attinge da elementi biografici di vita vissuta. Il riferimento alle Confessioni di Sant’Agostino è in qualche modo dichiarato, personaggio dal quale il protagonista si distacca per poi riavvicinarsi.

Un nome che tutti conoscono, per la nozione di sadismo a cui il Marchese ha dato un nome, un titolo noto per il film omonimo di Piera Paolo Pasolini, pochissimi lo hanno letto, relativamente pochi visto, vuoi per la censura, vuoi alla fine per un certo disinteresse. Un testo lungo, metodico, quasi ossessivo come la perversione che sta al centro, eredità dello spirito illuministico. Nell’insieme un testo deludente, ripetitivo, ossessivo, privo di qualsiasi erotismo, letteratura pornografica di basso livello. Eros alle estreme conseguenze, imparentato con Thanatos, solo con la morte, privo di vita e di piacere. L’uomo sovrano di sé e degli altri, ridotti a sudditi, prigionieri senza guerra.

Raffaello Lettera a papa Leone X

Scritto da Domenica, 29 Marzo 2020

Il libro con l’introduzione di Valerio Terraroli, uscito il 19 marzo scorso, per Skira editore per la collana Skira MiniSaggi, presenta la celebre lettera di Raffaello a papa Leone X sulla protezione e conservazione degli edifici antichi e la rinascita di Roma, scritta nel 1519 da Raffaello Sanzio e Baldassar Castiglione e indirizzata a papa Leone X. La missiva avrebbe dovuto essere la prefazione di una raccolta di disegni degli edifici della Roma imperiale eseguita dal pittore su incarico del pontefice. In un momento nel quale fioriscono le pubblicazioni sull’artista questo libro ha il merito di farcelo conoscere dalla sua stessa penna e di portare alla divulgazione un documento-manifesto della cultura rinascimentale, programma di urbanistica che, per la morte subitanea sia di Raffaello sia del Pontefice che lo aveva incaricato come primo soprintendente della storia, rimase solo sulla carta, almeno in quei termini. Roma rinascerà, ma con il volto barocco.

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