Un libro come un romanzo, perché romanzo non è, una storia, anzi il racconto di storie nella Livorno del Seicento, luogo di incontri e scontri del Mediterraneo, a metà strada tra Roma e la Francia, dove genti e religioni si mescolavano non senza difficoltà, che non stavano necessariamente nelle diversità. Storie nelle quali vittime e carnefici stanno da entrambe le parti, un modo diverso di rileggere la storia, attraverso i processi. Soprattutto la prima parte una lettura intrigante su una città che è un simbolo.

Capitoni Coraggiosi di Umberto Cutolo

Scritto da Venerdì, 01 Novembre 2019

Terzo capitolo della trilogia dei Delitti della Costiera, in questo episodio, riproponendo gli stessi personaggi e lo stesso ambiente, anche con una certa ironia, sembra meno interessato alla tipicità del giallo e al pathos della scoperta e soluzione del duplice ‘omicidio’, rispetto alla caratterizzazione di un microcosmo variegato e curioso. Il libro, sostenuto dal ritmo incalzante della ricerca del colpevole, è un affresco impietoso, senza giudizio e divertito, della società contemporanea con tutti i suoi ingredienti e uno sguardo al passato, alla memoria che si riflette anche nella ricerca linguistica ora popolare, ora sofisticata.

Un testo conciso e denso che parte da un viaggio come metafora di un incontro, del recupero della memoria, di luoghi non conosciuti ma vissuti indirettamente attraverso la propria storia familiare: meta l’Istria. Scritto quasi paradossalmente oserei dire con leggerezza visto l’argomento doloroso e spinoso che tratta, il male della guerra, eredità pesante che si propaga nelle generazioni, come un lascito che ad un certo punto è necessario aprire e conoscere, il libro è in bilico tra il reportage, il diario di memorie, la storia familiare, una non proprio autobiografia, con alcune pennellate da romanzo. Un testo asciutto, frutto, si intuisce, di un serio studio e ricerca documentata, sebbene conservi un respiro narrativo che non aderisce mai completamente al giornalismo.

La Vita interiore di Alberto Moravia

Scritto da Giovedì, 19 Settembre 2019

La vita interiore (pubblicato da Bompiani per i Grandi Tascabili, edizione del 2000) è un romanzo che conclude la trilogia iniziata con Gli Indifferenti, quindi con La noia, di Alberto Moravia, pubblicato nel 1978, dopo sette anni di lavoro e riscrittura, un processo complesso che prende di mira la società borghese per svelarne i vizi. In questa terza tappa, dalla quale cominciamo la rilettura di un classico, forse il meno conosciuto, la simpatia per la dissacrazione dei valori borghesi, si accompagna ad una speculare caricatura dei valori rivoluzionari. Il percorso quasi da romanzo di formazione, sebbene insolito, della protagonista, Desideria, conduce a un doppio fallimento, quello di abbandonare il mondo frivolo, malato e corrotto da cui proviene per atterrare in un finto mondo alternativo, che lei stessa riconosce, alle soglie dell’esame di maturità, passaggio fortemente simbolico, un mondo borghese rovesciato.

"Tu reviendras" di Brahim Metiba

Scritto da Giovedì, 05 Settembre 2019

Gli scrittori algerini di espressione francese, la maggior parte per altro, si confermano a mio parere la miglior voce attuale della francofonia per lo stile elegante, incisivo, scorrevole e ad un tempo poetico. Tu reviendras, romanzo autobiografico – non si sa se di finzione - scritto come un diario intimo, dell’ingegnere algerino residente a Parigi, Brahim Metiba, racconta lo scontro fra tradizione e trasgressione: il ritorno a casa di un figlio disconosciuto per la sua omosessualità. Struggente e delicato, è ad un tempo la vicenda della necessità di ritrovare la propria infanzia per continuare, la nostalgia per l’Algeria e insieme la denuncia o forse solo l’amarezza di trovarsi di fronte ad un paese in costruzione – o decostruzione – che, per quanto magnifico, fa male al cuore.

Genio di primissimo piano nell’ambito della storia di tutta la musica moderna, John Coltrane (1926-1967) è il musicista e compositore che maggiormente abbia innovato il Jazz a partire dalla metà degli anni Cinquanta e al pari del suo collega trombettista Miles Davis con il quale, per lunghi anni, collaborò suonando nel primo grande quintetto (1955-1958) diretto da quest’ultimo, formato oltre che da Coltrane e Miles Davis, appunto, da Philly Jo Jones alla batteria, Paul Chambers al basso e Red Garland al piano.

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