Traduzione dall’arabo, Imed Mehadheb
Saggio introduttivo e cura, Salvatore Mugno

Il poeta tunisino nazionale, totalmente ignorato in Italia, disconosciuto in patria perché considerato un personaggio scomodo, sopra le righe, anticonformista, provocatorio e ferocemente critico verso il popolo tunisino e la cultura araba. Adotta nei canti della vita una forma tradizionale anche se si avverte il lavorio interiore, l’angoscia, la rabbia, il pessimismo cosmico, con una presenza forte della morte. Il sogno dell’amore, un anelito che non sembra realizzarsi, è centrale così come singolarmente ha una forte centralità insolita per il mondo arabo la natura, talora madre matrigna. Nella forma romantico ha dell’uomo contemporaneo il travagli interiore, la lacerazione, il senso di colpa senza remissione che lo avvicina certamente a Scalesi. Interessante la confezione del libro con saggi che restituiscono il personaggio a tutto tondo. La rivisitazione poetica è una licenza che per chi conosce un poco la lingua araba forse fa perdere la rispondenza del testo.

Un diario di famiglia, quello di una famiglia di italiani d’Egitto, che decidono di lasciare una terra non loro con la quale hanno però un legame viscerale, al tempo della dittatura di Nasser. Una narrazione che sembra un romanzo eppure è intrecciata indissolubilmente a fatti di cronaca e ad un affresco sociale giornalistico. Lo spaccato di un mondo cosmopolita che non esiste più, dove si è smarrita la ricchezza della differenza, che sopravvive per fortuna nella memoria di chi lo ha vissuto. Pagine di una storia orale preziose con un interessante punto di vista sul mondo della lingua e delle lingue e una piacevole chiave ironica.

Ci sono vite che somigliano a un romanzo per la fitta rete di intrecci di caso, relazioni, incontri che le hanno caratterizzate. Una di queste è stata, senza alcun dubbio, quella di Bobi Bazlen, conosciuto – seppur parzialmente – per il suo ruolo cruciale nella costituzione della casa editrice Adelphi. Raramente ci s'interroga, senza essere esperti del settore, sulle ragioni culturali, sociali, estetiche che hanno portato alla nascita di un progetto editoriale, ma – nella fortunata epoca di genesi delle maggiori case editrici italiane – le vicende private di alcuni cenacoli culturali, più o meno ampi, hanno avuto un impatto rivoluzionario nella formazione e sviluppo di un gusto nuovo e di nuove forme di pensiero.

Natale tempo di letture ispirate ai classici e ai più piccoli. Con Sonia Saba, restauratrice in primis, decoratrice e anche illustratrice di testi per bambini, troviamo atmosfere fiabesche che piacciono anche ai grandi. La proposta è un tris con Cappuccino e Cappuccetto, appena uscito (per Editrice Aam Terra Nuova); e due libri – suoi anche i testi - Pepe, gatto fifone,ispirato al suo gatto, uscito a settembre scorso (la Margherita Edizioni) e mamma, voglio un cane!, pubblicato lo scorso anni (sempre con la Margherita Edizioni).

Entrando in queste pagine si scivola verso un luogo altro e lontano, lungo le strade di rossa terra battuta di un paese africano piu o meno contemporaneo. Il paese è il Ghana, un tempo patria del Regno Ashanti famoso per il suo oro e quindi territorio di razzia dei cacciatori di schiavi, ma oggi ormai meta di flussi turistici. Qui si dirige Isabel, giovane e avventurosa studentessa di letteratura africana in cerca di un tesoro tutto suo – il sapore dell’Africa, il profumo della gioventù.
Dalla prefazione di Itala Vivan

In questo “romanzo di viaggio” o “di scoperta degli altri”, Isabel non sfuggirà a quella regola non scritta di essere disorientata almeno inizialmente dalla propria visione alterata sull’Africa.
Ma l’approccio reale con città e villaggi, la volontà sincera di aprirsi al diverso, i contatti concreti con gente e natura del luogo, descritti minuziosamente dall’autrice, alla fine daranno un approccio genuino alla giovane avventurosa protagonista.
Dal Post Scriptum di Pap Khouma, autore del best seller “Io, venditore di elefanti” (Garzanti)

“Fuori da Gaza” di Selma Dabbagh

Scritto da Lunedì, 01 Gennaio 2018

Tradotto dall’inglese da Barbara Benini

Un romanzo originale nello sguardo sul conflitto palestinese, attraverso la diversa prospettiva di due fratelli, Rashid e Iman, che cercano una via di fuga da Gaza o per Gaza, l’uno cercando di stare fuori dal conflitto, l’altra immergendosi nell’impegno civile. Il libro, romanzo a tutti gli effetti, con una bella scrittura, fluida e a tratti lirica, un’architettura ben equilibrata tra riflessione intima, dialoghi, intreccio con una vena da noir psicologico, mette in luce come sia inevitabile lo sguardo sull’attualità per chi è legato a un Paese mediorientale.

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