Un romanzo che assomiglia a una docufiction su uno scrittore tardivo, Giuseppe Tomasi Lampedusa, i suoi ultimi anni, divisi tra la malattia a Roma dal 1955 al 1957, e la sua formazione, il suo pensiero politico, nostalgico ma estremamente lucido. Sullo sfondo la vicenda assurda e incredibile del Gattopardo, romanzo postumo di fama internazionale reso immortale dal film di Visconti e rifiutato da Mondadori. Un libro che è soprattutto un inno all’amicizia, come rivela il titolo, citando l’uccello fedele per eccellenza.

Di donne (e non di femmine) nel mondo del cinema si è iniziato a parlare davvero solo l'anno scorso, come conseguenza dello scandalo delle molestie sessuali che ha visto al centro il più potente dei produttori di Hollywood, Harvey Weinstein, e dell'esplosione del fenomeno #MeToo. Poi, con il passare del tempo, come pretende la crudele legge del sistema mediatico, la questione è passata di moda, ora non è più d'attualità, e dunque l'interesse è scemato, non ne parla più nessuno, come se qualche post su Twitter e una manciata di discorsi strappalacrime alla notte degli Oscar fossero bastati a risolvere il problema.

Così, come di tutta evidenza, non è. Le donne, anche nel mondo del cinema, continuano ad essere discriminate: non tanto (o non solo) come oggetti di malinteso e del tutto indesiderato desiderio fisico, quanto piuttosto perché sono del tutto assenti praticamente da qualsiasi posizione di comando. Questo, beninteso, accade in tutti i settori della vita pubblica: dalla politica all'economia, passando per la religione. Ma ciò non toglie che proprio nel contesto dell'arte, dove la sensibilità, la trascendenza, l'umanità dovrebbero regnare sovrane, uno status quo del genere assume una gravità ancora maggiore.

Questa è la brutta notizia. Quella buona è che il mondo, dopotutto, sta cambiando. Nonostante la resistenza, la paura, addirittura l'aperta ostilità delle istituzioni e del potere costituito, le rivoluzioni epocali della società hanno la forza di un vento che non si può certo fermare con le mani (nemmeno se sono le mani del presidente del più grande studio di produzione). E capita così che le donne, come già accadeva eccezionalmente un tempo, ma oggi con ancora maggior dirompenza, si stanno prendendo, dal basso, i posti che a loro spettano. Stanno lasciando un segno nella storia. Anche in quella piccola del mondo del cinema.

Ben venga, dunque, il tentativo riuscito di Marta Perego, che nel suo "Le grandi donne del cinema" raccoglie, racconta ed esalta le storie di trenta straordinarie star cinematografiche al femminile, da Audrey Hepburn ad Anna Magnani, da Kate Winslet a Jennifer Lawrence. Illuminandone non solo i ruoli che le hanno rese indimenticabili sul grande schermo ma anche gli aspetti meno conosciuti delle loro vite private: la loro grinta, il coraggio di esporsi, la forza di imporre la propria affermazione, il dolore di fronte alle avversità e la perseveranza nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Quello che ne esce è una favolosa collezione di ritratti, appunto, di donne e non di femmine, di vite a cui ispirarsi e non solo di sterili modelli di bellezza estetica. E, insieme, una fonte di speranza in un rinnovamento che sta già avvenendo, anche se fa meno rumore di un'inchiesta per molestie. Come disse una volta Cate Blanchett all'autrice Perego: "Sono felice che oggi ci siano così tante storie con protagoniste donne, quando ero io bambina i protagonisti erano tutti maschi. Chissà cosa sarei diventata se le storie fossero state diverse". E chissà cosa potranno diventare le attrici e le registe di domani.


Le grandi donne del cinema
di Marta Perego
con le illustrazioni di Marta Signori
DeAgostini Editore 2019
276 pagine
16,90 euro

Articolo di: Fabrizio Corgnati

La guida all'empatia di Krznaric vuole essere uno spunto per una nuova visione del mondo: secondo l'autore "l'empatia puó creare una rivoluzione delle relazioni umane". Dai risultati dei suoi studi l'uomo non è egocentrico, ma è un "animale sociale", il cui comportamento tende a modularsi per il bene comune, cercando di svincolare la concezione dell'io predominante che pervade la società attuale.

“Le otto tribù” di Tan Bogoraz

Scritto da Domenica, 23 Giugno 2019

Saggio sotto forma di romanzo, a carattere etnografico, con un afflato sociale, documento straordinario di sette popolazioni nomadi della Siberia che lo sguardo di questo scrittore e giornalista ricostruisce a livello emozionale grazie ad un personale coinvolgimento. Lì fu esiliato perché prima della Rivoluzione Bolscevica mostrò attenzione per le popolazioni oppresse. Una scrittura fluida e godibile con due racconti in Appendice che la critica letteraria ritiene documenti straordinari nell’ambito della letteratura russa di fine Ottocento, soprattutto per quanto attiene il nord est. Simpatiche e raffinate le immagini che accompagnano il testo, disegni probabilmente ispirati a quel mondo.

Un romanzo classico per alcuni aspetti con tutti gli ingredienti, di avventura, intesa nell’accezione esistenziale, non tradizionale, scritto in uno stile che è stato definito in linea con il miglior Graham Greene, dove l’avventura non è fine a se stessa quanto funzionale ad una riflessione sull’inquietudine del vivere. L’avventura è lo stare al mondo quando non si è passivi e non ci si lascia andare allo scorrere del tempo con lassitudine.

Se si potesse leggere con l’olfatto, quale sarebbe l’odore dei libri? Che profumo avrebbero i Promessi sposi? E Le mille e una notte? Il romanzo di Desy Icardi, con stile avvincente e briosa ironia, ci parla di libri e dell’amore per la letteratura attraverso la storia di una lettrice speciale.

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