Ytalia – In Azione! – Museo Marino Marini (Firenze)

Scritto da  Lunedì, 10 Luglio 2017 

A Firenze arriva il museo diffuso con Ytalia, una mostra di 100 opere di arte contemporanee inserite nei musei della città, da Forte Belvedere, a Palazzo Vecchio, al Museo del Novecento. La prima tappa di Saltinaria è stata al Museo Marino Marini – con Nunzio e Mimmo Paladino - e l’annessa Cappella Rucellai, dopo il restauro del 2013. Un modo per vivere l’arte, in un dialogo tra ieri e oggi e tra luoghi diversi e vita quotidiana.

 

Firenze rafforza la sua vocazione alla contemporaneità, senza dimenticare il patrimonio storico immenso che ospita in un intreccio continuo. L’iniziativa nasce come marketing culturale per richiamare l’identità dell’Italia quale regno dell’arte e della bellezza dalla classicità ad oggi. Ad Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue alla fine del 1200 scrisse “Ytalia” a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma: una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana. Con questa “segnaletica” l’artista medioevale sancisce che i confini nazionali sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana. A Firenze sono nove i luoghi coinvolti dall’iniziativa Ytalia energia, pensiero, bellezza – a cura di Sergio Risaliti e promossa dal Comune di Firenze, organizzata da MUS.E - da Forte Belvedere, a Palazzo Vecchio la Galleria delle statue e delle pitture degli Uffizi, la Galleria Palatina, la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli, Santa croce, il Museo Marino Marini e il Museo del Novecento inaugurata il 2 giugno e in essere fino al 1° ottobre 2017. Le opere raccontano gli artisti Merz, Anselmo, Kounellis, Fabro, Paolini, Boetti, Salvadori, De Dominicis, Paladino, Bagnoli, Nunzio e Bianchi.

Il Museo Marino Marini, nel cuore della città, a due passi da Via Tornabuoni e dalla Chiesa di Santa Maia Novella, ospita accanto allo scultore pistoiese, noto per i suoi cavalieri e le pomone, le opere di Nunzio e di Mimmo Palladino. Questo secondo artista, in particolare, è in esposizione con un’installazione “Dormienti e serpenti”, inquietante e di grande suggestione, con corpi stesi sul pavimento della cripta, dove il visitatore è accompagnato dalle musiche di Brian Eno.

La struttura è ospitata nella Chiesa di San Pancrazio realizzata, con l’attiguo Palazzo Rucellai e la vicina Chiesa di Santa Maria Novella da Leon Battista Alberti aperta nel 1988 su progetto degli architetti Bruno Sacchi e Lorenzo Papi, con un’idea di dialogo armonico tra antico e moderno e un gioco di spazi e luci che lasciano libero il visitatore di muoversi all’interno, salendo e scendendo in un percorso di continuità senza una linearità di successioni. La collezione permanente ospita 183 opere di Marino Marini tra disegni, dipinti e sculture anche di grandi dimensioni che l’agio dello spazio consente a chi visita il museo di girare intorno alle opere e ammirarle da angolature diverse, anche in termini di luce, potendole scorgere da vicino e da lontano, dal basso e dall’alto grazie a un gioco di scale in legno e balconi. La sede ospita spesso temporanee di altri artisti e sembra un luogo ideale per l’astrazione rigorosa di Nunzio, un ritorno alla materia primigenia, così come alla nuova figurazione, essenziale e scarna di Mimmo Paladino, sia nel lavoro scultoreo, come in “Respiro della locomotiva”, scultura in acciaio antropomorfa abbinata ad un sonoro. Lo scultore Marini, nato nel 1901, è infatti profondamente intriso di toscanità e il suo recupero dell’arte etrusca, ha saputo coniugare l’arcaicità con la grande lezione della scomposizione, ritorno all’essenziale, superamento dell’associazione necessaria tra senso comune del bello e arte, che caratterizza il Novecento.
Dal Museo si accede alla cappella gentilizia Rucellai nella chiesa di San Pancrazio e il tempietto del Santo Sepolcro (collegata alla presunta discendenza della famiglia da un cavaliere templare) di Leon Battista Alberti. All’interno è sepolto il nobile Rucellai sulla cui tomba Palladino ha posto degli uccellini in bronzo. Suoi anche i paramenti coloratissimi in mostra, dove la simbologia tradizionale è resa con un accento naïf e un fondo pop. Il complesso originariamente potrebbe esser stato concepito per Santa Maria Novella quindi concepito negli anni immediatamente successivi al Concilio Fiorentino del 1439 e poi, con un’ambizione molto ridimensionata, costruita negli anni Cinquanta del Quattrocento a fianco della parrocchia di famiglia. La data scolpita sulla lapide dedicatoria del Sacello marmoreo che si riferisce evidentemente al termine dei lavori è del 1467. Da segnalare che si tratta della prima volta a botte di dimensioni monumentali dell’architettura umanistica fiorentina insieme a poche eccezioni sempre in ambito albertiano.

Museo Marino Marini
Per informazioni e prenotazioni: +39.055219432; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.marinomarini.it
Forte di Belvedere – dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19.30:
intero €3; ridotto €2 (18-25 anni, residenti città metropolitana di Firenze, possessori biglietto di un museo di YTALIA)
Attività €2
Forte di Belvedere Card: €2
Gratuito (sotto 18 anni, possessori Forte di Belvedere Card)
Forte di Belvedere Card: acquistabile presso la biglietteria del Forte di Belvedere, è riservata ai residenti nella Città Metropolitana di Firenze, ha valore di €2,00 e presentata congiuntamente a un documento di identità dà diritto all’ingresso illimitato al Forte di Belvedere dal 2 giugno al 1 ottobre 2017.
Presentando al Forte di Belvedere un biglietto di ingresso a uno dei musei della mostra “Ytalia” si ha diritto all’ingresso ridotto. Il biglietto del Forte di Belvedere dà diritto al biglietto ridotto per i Musei Civici Fiorentini (Palazzo Vecchio, Museo Novecento, Museo Stefano Bardini, Cappella Brancacci, Fondazione Salvatore Romano).
Firenze Card: tutti le sedi espositive fanno parte del circuito Firenze Card.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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