“Visioni dal Nord” - Pittura estone dalla collezione Enn Kunila, 1910 – 1940

Scritto da  Domenica, 26 Marzo 2017 

Per la prima volta a Firenze le opere della Collezione Kunila, tra le più grandi raccolte private di pittura moderna dell’Europa nordorientale: la pittura estone ancora poco conosciuta al Museo del Novecento. Al centro della raccolta il paesaggio e il connubio quasi mistico con la luce, con una forte sperimentazione cromatica. Un’arte che vuole offrire soprattutto piacere nell’unione intima con la natura come nel caso del più grande pittore estone del Novecento, il primo modernista, Konrad Mägi al quale è dedicata una stanza.

 

La città accoglie i segreti della tradizione pittorica del Baltico con una selezione di artisti del primo Novecento ancora poco noti al pubblico italiano quando il paese – che si prepara al Semestre di presidenza dell’Unione europea – era ancora una provincia dell’Impero zarista. Il piccolo paese, sia per difficoltà di risorse, sia a causa dell’instabilità politica a partire dalla Seconda Guerra Mondiale è rimasto ai margini dell’Europa. Eppure a partire dagli Anni Venti del secolo scorso, l’Estonia tenta di uscire dalla tradizione del realismo per affacciarsi alla modernità. Molti degli artisti, tra i quali quelli in mostra, lavorano e vivono all’estero tra San Pietroburgo, Parigi e Monaco e assorbono l’atmosfera culturale internazionale.
Curata dallo storico dell’arte Eero Epner, la mostra presenta dipinti che ripercorrono le origini e gli sviluppi della modernità in Estonia, raccontando atmosfere, colori e paesaggi di artisti quali Ants Laikmaa, Elmnar Kits, Villem Ormisson, Endel Koks, Nikolai Triik e Herbert Lukk. L’iniziativa è promossa dal Comune di Firenze – che con l’associazione di Nicoletta Mantovani, ex assessore alle relazioni internazionali, ha tessuto le relazioni con le istituzioni estoni – organizzata dal MUS.E e all’Associazione Italia Estonia, con la direzione scientifica di Valentina Gensini; allestimento a cura di Tonis Epner e identità visiva di Tiit Jürna.
Caratterizzate da un’intensa sperimentazione cromatica, le opere testimoniano da un lato lo stretto legame di questi artisti con la natura, il paesaggio e le terre natie, dall’altro il desiderio di partecipare alla vita culturale delle capitali europee, rivelando l’influenza di correnti artistiche internazionali, fauve e post-impressioniste ma anche la lezione cubista e alcuni tratti tipici della pittura naïf. Mossi dalla volontà di superare la tradizione pittorica realista, molti artisti trascorsero lunghi periodi a contatto con l’arte europea, che reinterpretarono personalmente, gettando le basi per la nascita della pittura moderna nel paese.
Colpisce in particolare la centralità della natura e la forza della luce che deve aver avuto sulla pittura nordica un’incidenza particolare per l’alternanza tra i sei mesi di buio e i sei mesi di luce. Ne emergono paesaggi che sono un tripudio di colore. Il Museo del Novecento fiorentino ha scelto, in linea con la propria vocazione, di raccontare non solo il Novecento italiano ma di aprirsi al fascino esotico di un’Europa meno conosciuta.
Le opere provengono dalla collezione dell’imprenditore Enn Kunila, importante sostenitore della vita artistica del paese e comproprietario della Società NG Investeeringud, una delle maggiori holding a capitale privato in Estonia che opera nel settore del commercio, industria e nel settore immobiliare.
L’esposizione dedica un’attenzione particolare a Konrad Mägi (pron. Meghi, 1878-1925), in mostra con dieci opere, considerato il primo pittore della modernità estone. Più volte associato al neoimpressionismo, all’espressionismo e al fauvismo, nell’arco della sua carriera Mägi ha delineato uno stile e un vocabolario del tutto peculiari. Tra i soggetti dei suoi paesaggi si ritrovano anche vedute di città italiane che esercitarono una forte attrazione su molti autori del periodo. Come molti altri artisti è costretto ad emigrare a San Pietroburgo a causa delle scarse condizioni economiche e dell’assenza di scuole d’arte. Si iscrive ad una scuola di disegno che però abbandona molto presto per unirsi alla rivoluzione del 1905. Di lì a poco si trasferisce nell’arcipelago finlandese delle isole Åland, poi a Helsinki, a Parigi e infine in Norvegia. Nel 1912 dopo quasi dieci anni di assenza fa ritorno in Estonia per poi recarsi sull’isola di Saaremaa alla quale è dedicato un dipinto in mostra. A causa di problemi di salute dovrà fermarsi nell’attività di pittura per un periodo ma il viaggio in Italia tra il 1921 e il 1922 gli porterà molto giovamento. Il percorso della mostra offre un’antologia delle sfaccettature di colui che per il mondo estone ha rappresentato il passaggio alla modernità e all’attività pittorica in senso professionale. Colpisce il rapporto magico con la natura: Mägi non è infatti preoccupato tanto di cosa dipingere ma come ritrarlo, imprimendo una forza al colore che non può lasciare indifferenti, scegliendo i colori delle pietre dure. Interessante come la conoscenza italiana lo porterà ad avvicinarsi anche ai paesaggi antropizzati, costruiti e ricchi di rovine. A questo proposito il critico d’arte Colasanti, intervenendo alla presentazione, ha sottolineato come avvicinandosi al paesaggio architettonico italiano – Roma, Venezia, Capri, il pittore del nord non solo dipinge all’italiana ma “italiano”, perché i suoi paesaggi sono paesaggi vissuti, interiori.
Tra i pittori in mostra da sottolineare la presenza di Herbert Lukk, morto giovanissimo in guerra, che in poco tempo ha lasciato opere significative che ripropongono il binomio inscindibile nell’arte di questa terra tra luce e natura e che è avvicinabile al Neoplasticismo novecentesco del quale compie una sintesi importante.
Un programma di film, visite guidate e conferenze accompagnerà i tre mesi di esposizione: un’occasione unica per addentrarsi nella cultura novecentesca europea con uno sguardo rivolto vero il Nord. Il Museo infatti intende proporre alcuni percorsi di dialogo, tra la collezione permanente del museo fiorentino che nasce dalla raccolta di Alberto Della Ragione e la collezione estone, oltre che tra due modi di raccontare il paesaggio e l’incontro della pittura nordica con la luce della natura italiana.
I rappresentanti della delegazione estone hanno sottolineato in occasione dell’incontro con la stampa l’auspicio di un viaggio di ritorno che possa portare l’arte italiana in Estonia.

Area Comunicazione
Palazzo Canacci
Piazzetta di Parte Guelfa, 50123 Firenze
tel. +39.055.2769135
www.musefirenze.it
@musefirenze; @MuseoNovecento;

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP