Utopie radicali – La Strozzina (Firenze)

Scritto da  Giovedì, 11 Gennaio 2018 

Una mostra originale che racconta la spinta all’innovazione creativa, giocosa, smaniosa di progresso, di trasgressione e di utopia del decennio 1966-1976 a Firenze: la città del Rinascimento, vive una stagione florida per ripensare l’architettura in chiave completamente nuova, contaminandosi con la scienza e la tecnologia e mettendo al centro il corpo umano. Curiosa.

 

Dal 20 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 gli spazi della Strozzina ospitano Utopie Radicali Oltre l’architettura, una mostra – prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazione CR Firenze e Osservatorio per le Arti Contemporanee, la Regione Toscana con la collaborazione del Canadian Centre for Architecture (CCA). L’esposizione, a cura di Pino Brugellis, Gianni Pettena e Alberto Salvadori, celebra la straordinaria stagione creativa fiorentina del movimento radicale tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
Il percorso riunisce per la prima volta in un’unica mostra le opere visionarie di gruppi e personalità come Archizoom, Remo Buti, 9999, Gianni Pettena, Superstudio, UFO e Zziggurat, in un caleidoscopico dialogo tra oggetti di design, video, installazioni, performance e narrazioni capaci di raccontare un altro mondo possibile, un’utopia critica che ha avuto il merito di rompere con lo status quo di quegli anni, rendendo Firenze il centro di una rivoluzione di pensiero che ha segnato lo sviluppo delle arti a livello internazionale. Difficile se non si è più che addetti ai lavori commentare questa mostra che si presta però certamente ad una facile lettura di superficie, giocosa, che può guidare lo spettatore curioso: l’attrazione per il progresso, segnato simbolicamente dal primo uomo sulla luna e l’apertura di un nuovo mondo, quello dello spazio siderale, che consente libertà assoluta alla fantasia. Siamo infatti nel regno del possibile e dell’infinito dal quale può venire però la minaccia degli Ufo, come dalle città si avvertono minacce crescenti quali l’inquinamento.
Utopie Radicali presenta per la prima volta insieme tutti gli architetti radicali di Firenze, a mezzo secolo di distanza dalla loro nascita e diffusione tra 1966 e 1976: una generazione di artisti, inizialmente studenti legati principalmente alla facoltà di Architettura di Firenze, la prima in Italia a portare avanti una profonda revisione e una nuova visione della disciplina architettonica, alla ricerca di un inedito connubio tra l’utopia architettonica e la ricerca basata sulle tecnologie più avanzate, già in atto a livello internazionale con gruppi e autori come Hollein e Pichler a Vienna, gli Archigram a Londra, i Metabolisti in Giappone, Yona Friedman in Francia, Buckminster Fuller negli Stati Uniti, Frei Otto in Germania, il movimento situazionista di Costant e Debord in Francia e Olanda. Definito inizialmente come “superarchitettura”, “controdesign”, “architettura concettuale” o “utopia”, il movimento architettonico radicale a Firenze si contraddistingue per l’originale e proficuo scambio tra la ricerca architettonica e le arti visive, andando appunto oltre l’architettura. Caratteristica del ruolo “radicale” dei ricercatori fiorentini è quella di innovare profondamente strategie progettuali e piattaforme concettuali, manifestandosi anche attraverso performance urbane e cortocircuiti operativi, con teorizzazioni globali e contributi concettuali che si trascrivono sia nelle architetture per gli interni che negli spazi urbani, con grande anticipo sui tempi delle cosiddette performance. La mostra si pone l'obiettivo di far conoscere allo spettatore gli anni in cui il movimento si è formato e ha operato, ed esplicita sia il contesto internazionale, sull’onda del quale le ricerche radicali sono fiorite, sia la grande eredità che queste hanno lasciato alle generazioni successive, come ai celebri architetti Bernard Tschumi, Zaha Hadid, Rem Koolhaas. Non è un caso che la maggior parte delle opere e dei materiali dei protagonisti radicali siano raccolti ed esposti in musei come il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Canadian Center for Architecture di Montreal, il FRAC Centre di Orleans, il MAXXI di Roma. La mostra esplicita il ruolo centrale che la città di Firenze tutt’oggi vanta a partire da un momento storico che in epoca contemporanea l’ha vista protagonista: gli anni della fondazione e della diffusione della Ricerca Radicale tra 1966 e 1976, dopo che la città riemerse dalle acque del 6 novembre 1966, nello stesso dicembre a Pistoia, con la mostra Superarchitettura apparvero Archizoom e Superstudio, mentre Pettena e UFO già operavano fuori e dentro l’università. Liberati dai residui e dalle infatuazioni architettoniche della cultura rappresentata dall'eredità del razionalismo, i Radicali iniziarono una demolizione della disciplina attraverso azioni di guerriglia, cortocircuiti e trasgressioni che miravano a sovvertire le basi di una società borghese incurante del dibattito culturale contemporaneo. Nei Radicali, a loro interno variegati e contraddittori, è presente un'ironia dissacrante, fredda e tagliente verso una società che tutto ciò ignorava. È la messa in scena della contrapposizione tra establishment e nuove generazioni che reclamano il proprio spazio.
La mostra si snoda attraverso un andamento corale, suddivisa per sezioni tematiche, facendo emergere le complessità alla base di quegli anni con gli intrecci fra arte, design e architettura, ma anche con la musica e il mondo dei grandi concerti, quello delle discoteche e dei club, dallo Space Electronic dei 9999 a Firenze al Bamba Issa degli UFO a Forte dei Marmi.
Tra le opere in mostra si trovano progetti d’interni e mobili, ormai iconici, come Superonda e Safari di Archizoom, Bazar di Superstudio e Rumble Sofa di Gianni Pettena, presentati accanto alle interpretazioni utopiche del mondo rese attraverso i disegni, i fotomontaggi e le immagini di opere come Monumento continuo e Architettura interplanetaria di Superstudio, No Stop City di Archizoom, La città n. 551 di Remo Buti, Linear City di Zziggurat e Giro d’Italia di UFO, affiancate anche da una speciale sezione della mostra dedicata all’oreficeria e all’abbigliamento. Sezione importante dell’esposizione è inoltre quella dedicata all’editoria e alla pubblicista radicale, che hanno rivestito un ruolo fondamentale nella diffusione e nella conoscenza reciproca tra i diversi protagonisti del movimento a livello non solo italiano, ma anche internazionale. Grazie alla collaborazione con il Mercato Centrale Firenze sono proposte due installazioni della serie Urboeffimeri del gruppo UFO, strutture tubolari gonfiabili ricoperte da giochi di parole e slogan provocatori che se nel 1968 erano state inserite in contesti iconici della città di Firenze come Piazza del Duomo o Piazza della Signoria, in occasione della mostra saranno poste in dialogo con l’architettura rinascimentale del cortile di Palazzo Strozzi e con quella di fine Ottocento del Mercato creando un cortocircuito tra happening e architettura, arte e politica.
Negli anni Sessanta in tutta Europa si diffonde un’attitudine alla sperimentazione nell’architettura, svincolata dalle precedenti esperienze modernista, e aperta a discipline diverse come la stessa pittura industriale, per fare un esempio. Su questa scia Firenze mostra di saper reinventare il suo spirito rinascimentale.
Andiamo di sezione in sezione cominciando con RADICAL POP Alla Biennale di Venezia del 1964 la Pop Art presentata nel Padiglione Americano è protagonista della rassegna con le opere di Dine, Oldenburg e il Leone d’Oro assegnato a Rauschenberg. Per alcuni radicali fiorentini il fenomeno Pop, pur metabolizzato autonomamente, anche sostituendo ai “residui” del Lower East Side i materiali tipici della produzione industriale, rimane suggestione rintracciabile. La predilezione animalier di Oldenburg ritorna, ad esempio, nella seduta tribale Safari (’67, Archizoom). Alcuni oggetti e performance qui presentati testimoniano oltre a questa influenza anche la dichiarata appartenenza alla cultura giovanile del tempo. Oggetti di design, lampade e sedute, pur non trascurando del tutto la funzione, privilegiano di fatto ‘l’evasione’: è l’antifunzionalismo che fa il proprio ingresso.
THE DISCO CLUB Nel ’59 il Manifesto della pittura industriale di Gallizio introduce il concetto di “tempo libero” che torna centrale nella Triennale di Milano del ’64 curata da Gregotti ed Eco. E’ così che nel ’61 Price progetta a Londra il Fun Palace, struttura aperta che ha nel dispiegarsi dell’azione umana la sua cifra distintiva. Ora i progettisti radicali metabolizzano questi legittimando il concetto di divertimento giovanile come fondante la società. Una ludica commistione di linguaggi è messa in atto, ad esempio, da UFO anche per il ristorante Sherwood (Firenze, ’69).
FROM THE LUNAR MODULE Nel ’69 la missione spaziale NASA Apollo 11 porta i primi due umani sulla Luna. L’immaginario veicolato da questo evento si traduce in alcuni progetti radicali, anche se i trionfalistici toni americani sono subordinati a un travaglio emotivo dal tratto europeo. Così nell’Architettura interplanetaria di Poli (Superstudio, ’70), la fascinazione del tema spaziale è una risoluzione grafica funzionale a esprimere un sentire che immagina l’architettura emarginarsi progressivamente fino ad astrarsi dalla Terra agli “spazi freddi e vuoti della Luna”, fino all’assurdo.
GREEN ARCHITECTURE Negli anni Sessanta, non per ragioni legate alla sopravvivenza ma per strategia culturale, il dissenso si esercita sul rifiuto della pressione urbana e il recupero della dimensione della natura e del naturismo con il corpo al centro dell’attenzione. Vegetable Garden House (9999, ’71) introduce l’elemento naturale nell’ambiente domestico per poi replicarlo su vasta scala. In Nuova università di Firenze (9999, ’71) il bosco, sinergico luogo di apprendimento, si fa ateneo. Anche La città di foglie (Zziggurat, ’73) inscena la contrazione del centro storico fiorentino per lasciare spazio al bosco diffuso; in un rinnovato clima di relazioni sociali. I lavori di Pettena escludono addirittura la presenza umana.
UTOPIAN CITIES Nell’Italia degli anni Sessanta il modello di sviluppo è strettamente legato alla fabbrica e uno degli aspetti dell’utopismo radicale si rifà alla liberazione dalla logica del lavoro, oltre l’alienazione, che si esprime in una città senza architettura. E’ il paradosso ma l’idea è di superare la stessa architettura che è schema, luogo confinato, rispondenza alle funzioni.
La città utopica assume varie declinazioni nei progetti radicali, dove il tempo libero assume una sua centralità.
Le 12 città ideali (Superstudio, ’71), ispirate alle ambientazioni della collana editoriale Urania, sono metafore di meccanismi di coercizione realizzati da dispositivi urbani di cui disegni e fotomontaggi rappresentano il funzionamento.
TEACHING ARCHITECTURE Remo Buti viene da una famiglia di ceramisti e lui stesso si dedica da principio a questa attività, trascorrendo un periodo ad Albissola Marina dove collabora tra gli altri con Lucio Fontana. Quando si iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze vanta un ampio bagaglio di conoscenze pratico-artigiane che contraddistinguerà la sua produzione anche di architetto radicale. Architettura Free (’66-’67) è una riflessione sugli strumenti della progettazione architettonica e della comunicazione. The City (’71), serie di disegni realizzata con l’aerografo, intercetta il tema, caro al Radicale, della città utopica a grande scala. I piatti di architettura (realizzati nel ’75 ma in gestazione a livello di prototipi anni prima), nati per rendere omaggio a vari progetti d’architettura tra cui quelli del radicale fiorentino, accostano radicalità di pensiero a un gesto plastico risolutivo. Nel ’78 vengono esposti in occasione della Biennale di Venezia. Docente tra i più amati e didatticamente innovati dell’università di Firenze, negli anni ha prodotto decine di esperimenti didattici che a partire da idee basiche costruivano universi.
THE HUMAN SCALE Il corpo e anche gli accessori che lo vestono e lo adornano sono al centro della sperimentazione del design complice la rivoluzione sessuale e la nuova identità nel percepirsi in rapporto al mondo.
EARLY PRINTS AND FINAL ACTS Se da sempre è forte il legame dell’architettura con i libri e l’editoria, in questi anni tutti gli architetti radicali scrivono e teorizzano. Nel 2014 una mostra a Firenze ha raccontato qualcosa di questo momento.

Utopie radicali – La Strozzina (Firenze)
Palazzo Strozzi
• Orario mostre: Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì 10.00-23.00
• Info: Tel +39 055 2645155
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• Prenotazioni: Dal lunedì al venerdì 9.00-13.00/14.00-18.00
Tel +39 055 2469600
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Articolo di Ilaria Guidantoni

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