Tunisi, città invisibile

Scritto da  Domenica, 03 Maggio 2015 

Le immagini di Luigi Sorrentino, fotografo napoletano di Tunisi, i testi di Calvino, la scommessa di una rinascita tra due rive del Mediterraneo. Un progetto originale dell’Istituto italiano di Cultura a Tunisi che gioca tra la simbologia del sogno delle città fantastiche e per questo invisibili e i lati nascosti della città di Tunisi. Sette sezioni con dei raccordi, associazioni di idee e di messaggi. Tunisi come ogni capitale e in generale ogni città ha una densità e stratificazione difficile da cogliere: è partendo dal “sottosuolo” che si rintracciano le diverse anime, tante città in una, come i mondi concentrici e rinvii all’infinito di Luis Borges.

Alla Maison des Arts del Belvedere a Tunisi, parco del centro cittadino, si è aperta il 30 aprile scorso la mostra fotografica “Tunisi, città invisibile” il cui titolo rimanda al libro di Italo Calvino Le città invisibili. E’ promossa e organizzata dall’istituto Italiano di Cultura di Tunisi insieme al ministero della Cultura e della Salvaguardia del Patrimonio tunisino e resterà aperta fino al 7 maggio. Le immagini sono di Luigi Sorrentino, Gigi per tutti, fotografo napoletano nato in France, insegnante di lingue straniere e per lunghi anni all’estero dal Marocco al Galles, dall’Irlanda all’Argentina e ora a Tunisi. Viaggiatore infaticabile legge attraverso il suo obiettivo con mostre itineranti che cercano di incontrare il più vasto pubblico possibile; in Tunisia è stato invitato agli incontri annuali internazionali di fotografia di Ghar el-melh e tre delle sue opere sono state selezionate tra le migliori foto del concorso Wikimonuments Tunisia. Poeta della quotidianità, riesce a cogliere con grande suggestione la luce e ad un tempo gli sguardi, senza che le sue foto, pur in alcuni aspetti di grande bellezza, finiscano per essere patinate o troppo studiate come alcuni angoli non troppo riconoscibili della città che solo un fine conoscitore riesce a dare il nome. Nata da un’idea di Maurizio Guerra, Addetto culturale dell’Istituto Italiano di Cultura a Tunisi e dalla selezione dei testi operata da Rosy Candiani che considera Le città invisibili forse il miglior testo di Calvino e uno dei capolavori del Novecento, l’esposizione disegna un percorso nella città, come un invito a perdersi per trovare e ritrovarsi in dimensioni insospettabili.

“Tunis, ville invisible” è liberamente ispirata alle città del romanziere del quale ricorrono i trent’anni dalla morte e in effetti l'evento si inquadra in una serie di iniziative promosse dall'Istituto Italiano di Cultura di Tunisi per ricordare l'autore, scomparso nel settembre del 1985, uno degli scrittori più originali e rappresentativi delle inquietudini e della creatività della cultura italiana novecentesca.
La mostra fotografica non è un reportage né un percorso didascalico, ma un atto creativo, una nuova pagina di letteratura della luce a partire dal testo italiano e dalla mappa della città di Tunisi. I punti di partenza sono sette delle 55 città invisibili di Calvino, ciascuna a sua volta simbolo di una delle undici sezioni del libro pubblicato nel 1972 nel quale i racconti delle città sono presentati in una cornice: le relazioni di viaggio di Marco Polo a Kublai Kan. Imperatore dei Tartari.

Tra le città c’è Ipazia, la città dei morti, ricorda che quando l’animo non vuole nutrirsi che di musica, la deve cercare tra le tombe dove si nascondono i suonatori e allora le immagini sono quelle dei cimiteri. Ad Eudossia città dei segni è associata l’immagine di un tappeto, prodotto tradizionale tunisino, perché è una mappa di simboli ed è uno degli ornamenti più tipici della casa locale con l’immancabile teiera e i bicchieri adagiati sopra. Ma c’è anche la difficoltà di capire quali sono le città felici e quelle infelici. Forse è importante capire quelle che realizzano i sogni e quelle che li cancellano e allora un hotel all’interno di una casa tradizionale, su due livelli con un patio al centro, diventa come una palafitta e una stratificazione che dice accoglienza, dilatazione e non verticalità e isolamento come nelle città moderne. E ancora c’è la città che tesse raccordi e quindi si scoprono fili che uniscono palazzi e storie diverse, che siano quelli elettrici o dei panni stesi.
Per accentuare il legame con la città e con i molti giovani studenti di lingua italiana nel Paese, sono stati proprio alcuni studenti dell'Institut Supérieur des Langues de Tunis, vestiti con abiti tradizionali, a guidare i visitatori nel percorso attraverso il libro e le immagini, il giorno dell'inaugurazione.

Gigi Sorrentino ci regala il suo sguardo incantato che si posa su oggetti, particolari, porte, pezzi di monumenti ed edifici come sugli sguardi, con la naturalezza di chi cammina e vive in mezzo alla geografia animata: è insieme uno scatto iper-realista e surreale, che dilata il piccolo e riduce il grande, scomponendolo come indefinito è il concetto di invisibile nelle città di Calvino. Ognuno ridisegna la propria mappa: una città invisibile perché solo immaginata, o nascosta ai più, o visibile solo a chi sa guardare e ascoltarne la luce.

Articolo si Ilaria Guidantoni

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