"Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra" - Milano, Palazzo Reale

Scritto da  Domenica, 14 Febbraio 2016 

Dal 2 febbraio 2016 al 5 giugno 2016

La mostra "Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra" a Palazzo Reale di Milano è un grande omaggio ad una delle correnti più originali ed intriganti della storia dell'arte.
Una rassegna di valore, ricca anche per la varietà che tiene conto nel tempo e nell’ampiezza tematica della complessità di una categoria artistica non riducibile ad un solo movimento artistico. Un’occasione che merita.

È un’occasione di grande pregio la mostra sul Simbolismo appena aperta a Milano che rende conto sul filo conduttore de I fiori del male di Charles Baudelaire di una rivoluzione espressiva prima che artistica che si è stemperata e declinata nel tempo, attraversando il passaggio del secolo. Il Simbolismo è un movimento complesso decisamente moderno, se non post-moderno, che però non ha il carattere di avanguardia, modaiolo e passeggero come altri fenomeni dirompenti ma circoscritti nel tempo. Il Simbolismo recupera l’antico, anzi l’arcaico, il mito nella sua origine semantica – di racconto, narrazione orale, indefinita autentica e non semplicemente veritiera come la storia – ma si getta nella contemporaneità del travaglio esistenziale dell’uomo contemporaneo: il flusso sentimentale diventa erotico, il visibile si opacizza per lasciare spazio all’invisibile dell’inconscio che è sogno e delirio insieme.

Il 18 settembre del 1886 Gustave Moreau sul quotidiano parigino Le Figaro pubblica il Manifesto del Simbolismo additando in Baudelaire e nella sua opera del 1857, il precursore. Questo perché il poeta fa leva sulla potenza evocativa della parola e porta il sogno in primo piano, andando oltre la percezione comune, sensoriale. Il movimento che attraversa tutte le espressioni, letterarie, artistiche, musicali, resiste fino alla Prima Guerra Mondiale quando si infrange il sogno di quell’eterna primavera e capacità dell’anima di spaziare, di abbandonarsi. Resta però l’immaginario che fa appello alla dimensione ricca, fluttuante e inquietante allo stesso tempo, che confluirà nel Surrealismo. I francesi declinano i Preraffaelliti inglese in una direzione più sognata ed erotica sviluppando la magia della parole con autori quali Maurice Maeterlinck o Stéphane Mallarmé in poesia.

Andando ad indagare i misteri più intimi e segreti del creato, il Simbolismo penetra nell'essenza delle cose, cui solo l'artista dallo spirito eletto riesce ad attingere: suo scopo è dunque svelare e rendere visibile o ascoltabile quell'intima natura delle cose, più vera, più intensa, superando la mera oggettività del reale, affidandosi ad immagini sognanti e metaforiche, in un'esplosione di fantasia che trova in artisti come Segantini, James Ensor, Gustave Moreau, Odillon Redon e Böcklin i suoi interpreti più alti; senza dimenticare i raffinati Gaetano Previati e Pierre Puvis de Chavanne, Giovanni Segantini, il livornese Plinio Nomellini o Galileo Chini con il suo decorativismo raffinato.

La mostra "Simbolismo" a Milano propone al visitatore una selezione di opere significative che indagano l'essenza della natura nel più puro stile simbolista, dove il superamento dell'Impressionismo si manifesta in un distacco dal dato reale che privilegia, allegorie, atmosfere sognanti, incubi e visioni spaventose che attraversano una vastissima gamma di sensazioni che l'animo umano prova nel momento in cui si accinge ad indagare oltre il visibile con una grande articolazione di prospettive, di soggetti e un ventaglio di autori che spazia nei diversi paesi europei. Da segnalare l’allestimento che nel suo rigore accompagna la dimensione raffinata e seducente della mostra, giocando su toni scuri, talora cupi, con un divanetto centrale rotondo di velluto dello stesso colore delle pareti, dal blu profondo, al rosso scuro, senza caricare una eccessivamente una visione impegnativa. L’illuminazione è in tono, semplice, a sottolineare la penombra di un cammino che è tutto interiore e in una dimensione che ci porta tra il sonno e la veglia, senza barocchismi né eccessivo incedere didascalico. Così come le didascalie di accompagnamento.
Il percorso è fluido senza una rigida e artificiosa divisione delle sezioni, quasi suggerimenti a sottolineare ora un aspetto ora un altro.

La pittura è certamente protagonista ma le frasi di Baudelaire accompagnano le immagini e idealmente anche l’occhio di quello che è considerato uno dei primi fotografi della storia, Gaspar Félix Tournachon, detto Nadar.
Seguendo questo filo di Arianna entriamo nella dimensione del sogno che è anche follia, in un’epoca nella quale si diffonde l’uso degli oppiacei, e la realtà va oltre se stessa, indugiando sugli aspetti della voluttà come nel dipinto del torinese Attilio Mussino “Sonno e sogni”.
Splendide le tele bagnate di luce di Gaetano Previati, come Il giorno che vince la notte, incarnato da una fanciulla allegoria dell’aurora che lascia spengere le ultime stelle. Tra le tante opere in mostra quelle di Victor Prouvé, Ferdinand Hodler, autore nato a Berna nel 1853, e la prima versione de L’eletto del 1893.

Passando in rassegna le tematiche abbracciate dal Simbolismo, oltre al sogno, il dialogo tra luce e tenebre, vita e morte, o meglio Eros e Thanatos che Aristide Sartorio, amico stimato da Gabriele D’Annunzio, incarna in maniera struggente. Sarà il Conte Gegé Primoli, anch’egli amico del Vate, a commissionargli il dipinto che trae ispirazione dalla parabola delle Vergini savie e stolte. Sartorio in particolare illustra bene questa commistione tra sacro e profano del quale in mostra sono esposti quattro pannelli doppi dei dieci complessivi.
Dopo l’esplosione della dimensione evanescente e inquietante del sogno, il Simbolismo si rivolge al mito – come accennato – e recupera la letteratura classica nel doppio senso di fuga dal reale e di modello al quale ispirarsi. E ancora un posto particolare nell’ambito della natura lo avrà l’acqua perché simbolo e sorgente di vita, come l’amore, che poi nel surrealismo e sull’onda della Psicoanalisi diventerà foriera della simbologia ambigua dell’acqua che è vita (liquido amniotico) e morte (per annegamento).
E ancora, c’è una dialettica sofferente tra amore e morte, della femme fatale, che è Sfinge e vampiro. Questa sezione è ben illustrata dall’immagine locandina della mostra, Carezze di Fernand Khnopff (1896) con una donna tenera ma animalier, in versione felina di leopardo.

Palazzo Reale
Orari:
Lunedì: 14.30–19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30
Giovedì e sabato: 9.30-22.30
Visita guidata:
Durata della visita guidata: 90 minuti circa
Ritrovo: 15 minuti prima dell'orario di visita
Dove: nel cortile interno di Palazzo Reale, in prossimità dello scalone che conduce alla mostra
Visita guidata: € 7,00, saltafila, visita alla mostra sul Simbolismo condotta da uno storico dell'arte con patentino abilitativo alla professione, sistema di microfonaggio,tessera e bollino Milanoguida che consentono l'accumulo di bonus per ottenere una visita guidata gratuita.
Biglietto con diritto di prenotazione € 12,00
Totale: € 19,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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