Il satiro danzante incontra la tecnologia – Mazara del Vallo

Scritto da  Domenica, 13 Marzo 2016 

In anteprima per Saltinaria la visita del nuovo allestimento del Satiro danzante a Mazara del Vallo. L’emozione dell’antico che risalendo le profondità del mare si veste con una video installazione, un dialogo tra cristianità e paganesimo, classicità e sperimentazione che rende l’arte viva e fruibile.

Abbiamo avuto l’occasione, a Mazara del Vallo – in provincia di Trapani – di vedere in anteprima il nuovo allestimento del Satiro danzante nell’ex Chiesa di Sant’Egidio, con una guida d’eccezione, l’architetto Luigi Biondo, progettista e direttore lavori che ha curato anche il restauro della nuova chiesa. Il Satiro è diventato un’avventura e un simbolo, oltre che un’opera d’arte di pregio. La splendida figura, che secondo alcuni era attribuibile a Prassitele, ritrovata nel marzo del 1998 nelle acque internazionali della Sicilia a sole 25 miglia da Cap Bon sulla costa tunisina da Francesco Adragna, comandante del peschereccio mazarese “Don Ciccio”, ne ha fatta di strada prima di trovare dimora sotto la cupola di questa chiesa. Tra l’altro Mazara è una città con una presenza di cultura cristiana e in particolare gesuitica ma, al contempo, ha una comunità ebraica e soprattutto maghrebino-musulmana significativa. Il Satiro con la sua ascendenza greco-pagana, legata al culto dionisiaco, completa il mosaico culturale di questa regione, epicentro mediterraneo. Già la semplice collocazione sotto la cupola, ci ha raccontato Luigi Biondo, non è stata faccenda pacifica sollevando qualche perplessità e critica da parte dei credenti cristiani e solo l’intervento del Vescovo ha calmato le acque. Il Museo è dedicato al canale di Sicilia anche se di fatto, come dice lo stesso nome, ruota intorno a questo ritrovamento archeologico. La volontà comunque di circondarlo di pochi oggetti scelti con attenzione ha il senso di restituire la frequentazione umana in questo braccio di mare e lungo le coste locali. La fruizione dell’opera è alquanto suggestiva grazie ad una video installazione multimediale tridimensionale di Massimiliano Siccardi - che abbraccia le pareti laterali e si distende lungo tutto il perimetro della cupola avvolgendo il Satiro con una serie di immagini del Satiro stesso, frammentate – la visualizzazione dei capelli ad esempio a guisa di alghe marine – e una cascata di acqua che poi gradualmente sale dal pavimento verso il soffitto. L’effetto di grande impatto e nello stesso tempo sobrio ed elegante – un rischio che certamente si poteva correre – è del fondo marino, con alghe e pesci dai quali il Satiro è emerso. Anche la colonna sonora è stata composta ad hoc. Ripercorrendo il viaggio della statua, di epoca tardo ellenistica, esso fu ritrovato in due momenti, prima la gamba e poi il resto e nella stessa area contestualmente una zampa di elefante. Fu notato come avesse gli occhi rivolti al cielo nel momento nel quale venne ripescato con una rete a strascico e sembrò aggrapparsi per essere salvato come un naufrago. L’impressione e l’immaginario collettivo che in questa zona, più che altrove, vede nel mare la vita come risorsa economica oltre che culturale, fece sì che si decidesse di istituire una Soprintendenza dell’archeologia marina per la regione Sicilia, oggi diretta dall’archeologo Sebastiano Tusa.

Il 3 ottobre del 1998 il Satiro arrivò a Roma dove all’Istituto Centrale del Restauro si cominciò lo studio con un tavolo di intervento alquanto complesso. Il fascino dei reperti marini è d’altronde immenso, basti pensare alla vicenda dei Bronzi di Riace. L’attribuzione di Satiro in estasi arrivò a seguito di decine di comparazioni con opere anche di piccole e piccolissime dimensioni come i cammei o i numerosi fregi ad esempio su sarcofagi: in particolare, studiandone la posizione e il movimento, si ricostruì che nella mano sinistra dovesse tenere un kantharos – vaso per bere il vino – e nella destra un tirso, canna con una pigna, oggetto molto importante per i satiri, girando attorno alla quale si raggiunge l’ipnosi con un movimento simile a quello dei Dervisci. La conclusione su che il Satiro, opera certamente di un grande artista, abbia un movimento rotatorio con una spinta verso l’alto. Innanzi tutto l’opera doveva essere ripulita da concrezioni e stratificazioni accumulate nei secoli e il lavoro fu svolto con una pazienza certosina utilizzando al minimo strumenti elettrici e trattamenti chimici dopo la diagnosi di grave ammaloramento eseguita con scanner laser in 3 dimensioni. Tra l’altro si procedette con la realizzazione di un lettino rotante che consentisse agli operatori di spostare agevolmente la statua e a quest’ultima di essere al riparo da rischi di ulteriori traumi. Per bilanciarne l’equilibrio nella gamba è stato fissato un perno unito ad un’asta verticale in acciaio inossidabile dalla quale si diparte una raggiera celata all’interno del corpo. Con gli ultimi lavori di restauro alla Chiesa, per evitare di aggravare un nuovo peggioramento nella salute del Satiro, è stato installato un sistema di microfiltrazione dell’aria e di umidificazione controllata. Stilisticamente se ne può ammirare l’aspetto quasi femmineo senza l’esibizione di una muscolatura atletica molto apprezzata in Grecia per i corpi maschili. Definito Periboetus, colui che grida nell’orgasmo, secondo quanto Platone cita nel dialogo Philebus, a proposito dell’estasi dionisiaca. La figura del satiro è relativamente diffusa e Prassitele ad esempio ne realizzò una in versione riposo appoggiato ad un tronco d’albero, probabilmente a Megara nel Tempio di Artemide. Già esposto con allestimenti diversi a Roma, rispettivamente alla Camera dei Deputati e poi ai Musei Capitolini, ora è tornato a casa e può riascoltare il profumo e il rumore del mare.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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