Salone del Mobile – Itinerari FuoriSalone (Milano)

Scritto da  Domenica, 30 Aprile 2017 

Una città in festa, tra cortile e spazi reinventati, cercando di assaporare una Milano in rinascita: in mostra linee morbide, colore, accostamenti in soliti e molta voglia di giocare, oltre il lusso e l’effetto speciale.

 

Chi si aspetta un Bignami del Salone, o una sintesi del Fuori Salone, sarà deluso: nessun tentativo di sintesi o chiave di lettura. Sarebbe troppo ambizioso. Milano è gremita, un tripudio di genti e di colori in una primavera calda, con così tanti appuntamenti, spazi ed eventi che ogni tentativo di copertura fallisce, anche per i forzati degli happening. Non mi sono mossa da reporter, né da addetto ai lavori. Ho scelto di assaggiare e gustare un personale itinerario, cominciato da un evento da me promosso che guarda a Milano dal Mediterraneo, recensito su queste pagine (Due sponde un solo mare, mostra progetto personale di Roberta Conigliaro alla Galleria MA&EC, prima galleria cinese di arte contemporanea in Italia, fino al 22 aprile), inserito nel calendario Fuori Salone e così ho proseguito. Una passeggiata iniziata dal quartiere residenziale già nel Quattrocento, allora sede degli Horti detti poi di Leonardo, al Palazzo delle Stelline, edificio nobile che qui ospitava la famiglia Atellani. Della Casa omonima e del museo relativamente recente “La Vigna di Leonardo” parleremo un’altra volta. Per ora ci soffermiamo in quello che resta ancora un quartiere elegante e storico della città. All’interno del Palazzo l’Institut Français de Culture dov’è allestito un esempio del vivere francese e dell’eleganza d’Oltralpe, esempio che coniuga bene la grande capacità del marketing francese e di questa città dove la comunicazione inventa lo stesso prodotto. L’allestimento di Jean-Charles de Castelbajac ha realizzato la msotra di 40 Masterpieces, so Starck, so Bouroullec, so le French Design. Alle spalle lo Spazio di Rossana Orlandi, aperto nel 2002, con un bel cortile e un sali e scendi di ambienti che comunicano e che quest’anno raccontano la voglia crescente di intreccio tra gusto spinto metropolitano e natura: giardini e spazi verdi quasi antropomorfi, lavorati, plasmati a misura di moderno senso urbano. Presto è diventato un luogo di culto di un design che confonde vintage e contemporaneo, in quella via Matteo Bandello 14 oggi tappa obbligata per tutti gli appassionati del settore. Una fucina di nuovi talenti, una conferma per gli altri, coltivati dalla passione della fondatrice che ha trasformato una vecchia fabbrica di cravatte della capitale meneghina in un luogo di incontro del panorama creativo internazionale. Se Milano ha i parchi certamente, coltiva soprattutto il verde come decoro, piante e dehors come sculture, abiti e arredi. Qui come poi altrove una commistione forzata tra vecchio e nuovo, quasi spiazzante: interni pomposi, austeri, decorati che accolgono una modernità estrema o elementi decontestualizzati, come un progetto di video arte che diventa arredo interno, dove una finta finestra ad esempio si apre sulla vista di Venezia o una scala prosegue con una scala mobile riprodotta o ancora l’illuminazione è un quadro che riproduce un lampadario illuminato a candele. Soluzioni giocose con divisori presi in prestito da vecchi sportelli bancari o uffici postali con boiserie e vetri satinati.
Nel cortile uno spazio è riservato ad Athanatos, della stilista Lia Bosch, anche compositrice di musica, poetessa, artista a tutto tondo. Qui si apre, attraverso abiti che sono opere d’arte da indossare, tutti rigorosamente pezzi unici, una visione del Mediterraneo: la tradizione partenopea viene rivisitata nell’artigianalità con tessuti dipinti a mano che sembrano stampati e nella suggestione tematica di maglie che ricordano l’eruzione del Vesuvio o di abiti con ex voto originali della Chiaesa del Gesù Nuova di Napoli. L’evocazione rimanda ai miti e leggende, da Partenope, a Sirena, alla Mater Matuta, Janara, le Muse e l’Ouroboros. Come ha scritto Bachofen “il simbolo desta presagi che il linguaggio non può spiegare. Il simbolo spinge le sue radici fin nelle più segrete profondità dell’anima, il linguaggio sfiora la superficie della comprensione come un alito prezioso di vento. Soltanto il simbolo riesce a combinare gli elementi più diversi in un’impressione unitaria. I simboli… diventano suggestioni, sono segni inesauribili dell’ineffabile.”
In corso Magenta una sosta merita Palazzo Litta, al cui interno l’omonimo teatro, utilizzato come palcoscenico per un racconto attraverso “modellini” artistici della frontiera tra la vita e la morte con un gusto ironico e a tratti sarcastico su questo intreccio. Tutto il palazzo diventa un grande palcoscenico con un’offerta molto variegata che mostra come la città meneghina non rinuncia al lusso dell’esclusività anche se ormai lontano dallo sfarzo a vantaggio della raffinatezza, come il caso di diptyque, maître parfumier esposto in una serie di fragranze preziose dove l’artigianalità si unisce al lato sofisticato: la boutique di Brera ha l’esclusiva mondiale
Si prosegue in Via Meravigli, a due passi da Piazza Duomo e dal Castello Sforzesco per entrare a Palazzo Francesco Turati, costruito tra il 1873 e il 1876, su richiesta del Conte omonimo, uno dei maggiori rappresentanti dell’industria del cotone lombarda. L’edificio è stato realizzato dall’ingegnere e architetto Enrico Combi in stile Neo-Rinascimentale e recentemente restaurato, soprattutto nelle “Sale Nobili”, ospita per il Salone il Padiglione del design olandese. All’entrata nel cortile con i portici, tipico dei palazzi nobiliari milanese, che celano all’interno tesori e splendori, un giardino di tulipani creati ad hoc che richiamano il gusto che da sempre Milano ha per l’”esotico” come prova della sua visione internazionale.. Imperdibile una sosta a Corso Como 10 e la visita della Galleria Carla Sozzani che ospita Pierre Cardin con alcuni abiti e le sue “Scultures utilitaires”, ispirati ai suoi abiti che lo scultore di origine veneta – nato a San Biaggio di Callalta, Venezia - naturalizzato francese, definisce sculture viventi. Pierre Cardin è stato uno dei primi a sperimentare il dialogo tra design e moda, con mobili laccati che rimandano alla tradizione orientale, essenziali, intramontabili, la cui funzionalità è quasi nascosta ma non per nulla secondaria ed è questa a mio parere la sua grande modernità che ha saputo scavalcare l’effetto speciale e quello che Gillo Dorfles definisce brutto perché antifunzionale. I suoi mobili sono, racconta lo stilista – che nel 1970 ha creato il centro culturale Espace Cardin e dal 1992 è membro dell’Académie des Beaux Arts – per sempre e forse questa è la sua capacità propria dell’eleganza autentica, la classicità, senza rinunciare alla sperimentazione e tener d’occhio l’attualità. Quando l’uomo va sulla luna decide di realizzare una linea unisex Cosmo-corps ad esempio e oggi è finalmente il tempo del suo colore preferito, il verde, che gli ricorda la foresta dove andava da piccolo. Il bianco, ha raccontato proprio in occasione della presentazione della sua collezione per l’appuntamento milanese, fa sognare ed è sempre stato associato nelle sfilate all’abito da sposa che arrivava alla fine come coronamento del desiderio…per il più bel giorno; ma oggi, ha dichiarato, il piacere lo si consuma prima.
Ultima tappa alla nuova Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – recensita su Saltinaria all’apertura – che all’ultimo piano ospita la mostra Cassina turns 90. Nell’anno del 90° compleanno Cassina attua una riflessione sul futuro dell’abitare e sul rapporto dell’uomo con lo spazio in continua e sempre più rapida evoluzione. Con la designer spagnola Patricia Urquiola che allestisce la mostra nasce una visione giocosa che supera la rappresentazione statica dell’arredamento. D’altronde fiin dal 1976 l’azienda aveva sposato la visione inclusiva dei sistemi coordinati e non la somma dei singoli “pezzi” dell’architetto Mario Bellini, presentata nel Libro dell’Arredamento. Curiosa l’abitazione navicella avveniristica, “Refuge Tonneau”, auto costruibile progettata da Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret, essenziale, austera, perfettamente integrata con la natura.
Per chi davvero vuole respirare il gusto di questi giorni, è irrinunciabile perdersi tra vie e viuzze, curiosando nei cortili, entrando in un negozio perché attratti da qualcosa o incuriositi da una persona seguirne le orme. Tutto è in mostra qui anche ognuno di noi.

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP