Pintoricchio, Pittore dei Borgia – 19/05 - 10/09/2017 Musei Capitolini (Roma)

Scritto da  Sabato, 24 Giugno 2017 

Pintoricchio, Pittore dei Borgia e il Mistero Svelato di Giulia Farnese ai Musei Capitolini dove è esposta per la prima volta la Madonna, ritenuta dal Vasari il ritratto di Giulia Farnese, amante di papa Alessandro VI Borgia, accanto al più noto Bambin Gesù delle mani. Una mostra che restituisce il posto che merita ad un pittore trascurato per il parere del celebre critico e grande innovatore: iniziatore di una reinterpretazione della classicità il cui gusto si diffuse nella pittura dal tardo Quattrocento.

 

Una mostra affascinante che raccoglie dipinti e racconta storie cortigiane della Roma tardo quattrocentesca, concepita strategicamente nel celebre museo dedicato all’antichità che il pittore perugino, Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio nato all’incirca nel 1454 e morto a Siena nel 1513), soprannome da lui stesso utilizzato, che riportò in auge e alla moda il gusto dell’antico, sebbene in un’interpretazione adatta al gusto del suo tempo. Protagonisti dell’esposizione sono un Papa, il controverso Alessandro VI al secolo Rodrigo Borgia (1431, Papa dal 1492 al 1503), con una personalità magnetica e affascinante e amante del bello come anche delle belle donne alcune della quali condivisero la sua vita anche dopo la salita al soglio pontificio; una dama raffinata e bellissima, Giulia Farnese (1475-1524), amante adolescente e concubina non troppo nascosta dello stesso Papa; e uno degli artisti più estrosi del nostro Rinascimento. L’allestimento con grandi riproduzione dell’appartamento papale intreccia idealmente nel percorso del visitatore i reperti archeologici e i dipinti. Della vita di Pintoricchio o Pinturicchio abbiamo notizia grazie alle celebri Vite di Giorgio Vasari che fu critico verso la pittura di questo artista. Socio giovane del grande Perugino, partecipò con lui e ad altri alla pittura delle otto Storie di San Bernardino nel 1473 per la nicchia destinata al gonfalone del Santo presso l’oratorio omonimo a Perugia, capolavoro collettivo. Ben presto ebbe inizio la sua attività di pittore su tavola, frescante – con l’elaborazione di una tecnica non solo “a fresco” come si faceva allora – plasticante e miniatore. A partire dalla fine degli anni Settanta del Quattrocento a Roma lavorò in particolare per i Della Rovere in Santa Maria del Popolo ma la sua celebrità è dovuta soprattutto alla realizzazione dell’appartamento di Papa Alessandro VI che dovette fare anche velocemente e che risente dell’apprezzamento per la Domus Aurea neroniana che era stata riscoperta. Un pontificato, quello di Alessandro VI, che assecondò intrecci dinastici, veleni di palazzo, calunnie e gelosie, ma nello stesso tempo incoraggiò le arti con la chiamata a Roma del Pintoricchio autore di uno dei cicli pittorici più famosi della storia dell’arte: quello del nuovo appartamento papale in Vaticano, di grande raffinatezza che è stato trascurato per molto tempo. E’ stata soprattutto la mostra monografica del 2008 a Perugia a risvegliarne l’interesse. L’appartamento Borgia, ricco di contenuti umanistici e teologici, opera fortemente innovativa per la sensibilità quasi rivoluzionaria con cui Bernardino di Betto interpretò col suo linguaggio “all’antica” il programma ideologico e politico di Alessandro VI. Il gusto per l’antico venne così alla ribalta e fu seguito da Raffaello in poi. L’opera del Pintoricchio, ammirata e osannata da quanti visitarono il nuovo appartamento papale, come già accennato, fu quasi totalmente ignorata da Giorgio Vasari che manifestò, invece, il suo interesse solo per la scena che ritraeva il Papa in ginocchio davanti alla Madonna col Bambino benedicente, ritenuta – secondo una diffusa voce di corte – il ritratto dell’amante del papa, la giovane e conturbante Giulia Farnese: “Sopra la porta d’una camera la Signora Giulia Farnese per il volto d’una Nostra Donna: et nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro”, si legge in un passo della sua critica. Il dipinto raffigura una Madonna col Bambino benedicente e, ai loro piedi, un Papa adorante. Ma l’opera, per la presunta presenza di Giulia Farnese nella figura della Madonna, causò infiniti scandali: fu prima coperta, poi strappata dalle pareti, infine dispersa in più frammenti. L’esatta composizione del dipinto, tuttavia, non andò perduta grazie a una copia realizzata nel 1612 dal pittore Pietro Fachetti.

Nel dipinto il papa Alessandro VI è ben riconoscibile; il Bambino benedicente non ha bisogno di interpretazioni. Ma la Madonna, bellissima ed eterea, chi è? E dove sono finiti i frammenti dell’affresco? D’altronde in mostra non è la sola nobildonna con incerta attribuzione. A tutte queste domande trova risposta, finalmente dopo secoli di ricerche e di indagini scientifiche, la mostra Pintoricchio pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese, ai Musei Capitolini dal 19 maggio al 10 settembre 2017. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il patrocinio della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, a cura di Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati, con l’organizzazione dell’Associazione Culturale MetaMorfosi con Zètema Progetto Cultura, introdurre il visitatore in quello stupefacente periodo della cultura romana di fine Quattrocento e nel grande fermento umanistico che lo caratterizzò, tutto rivolto alla riscoperta della memoria della antica Roma sulla quale la Chiesa fonderà il proprio “rinascimento” politico e religioso e non solo a conoscere un grande pittore che non è così noto al grande pubblico.

Per l’esposizione sono state selezionate 33 opere del nostro Rinascimento: ritratti della famiglia Borgia e raffinati dipinti di Bernardino di Betto, dalla Crocifissione della Galleria Borghese, alle Madonne della Pace di San Severino Marche e delle Febbri di Valencia fanno da giusta cornice alla ritrovata Madonna e al Bambin Gesù delle mani. Saranno, inoltre, presentate 7 antiche sculture di età romana, provenienti dalle raccolte capitoline, poste in stretto dialogo con i dipinti dell’Appartamento Borgia (riproposti in mostra con fedeli gigantografie) con la finalità di documentare quanto il Pintoricchio abbia attinto all’antico per promuovere la “rinascita” artistica e culturale di Roma.

La maliziosa leggenda della presenza di un ritratto di Giulia Farnese nelle sembianze della Madonna nell’Appartamento Borgia nacque e si diffuse a causa della riprovevole fama di papa Alessandro VI, i cui comportamenti scandalosi suscitarono a Roma una potente corrente di sdegno che si autoalimentò e crebbe soprattutto dopo la sua morte. Contro il potere assoluto e violento acquisito dai Borgia, l’unica arma di opposizione rivelatasi vincente fu quel “venticello della calunnia” che qualcuno alitò in maniera impalpabile ma efficace sulla decorazione delle stanze dell’appartamento Borgia.


Il ciclo pittorico ritenuto eccessivamente compromettente fu censurato e distaccato sotto il pontificato di Alessandro VII (Fabio Chigi, 1655-1667). Le due immagini della Madonna e del Bambino, ormai due dipinti a sé stanti, entrarono a far parte della collezione privata dei Chigi, mentre il ritratto di Alessandro VI scomparve definitivamente.

Oggi, a oltre cinquecento anni da quei fatti e grazie alla disponibilità dei proprietari delle opere, è possibile presentare per la prima volta vicini i due frammenti: quello del volto della Madonna, mai esposto fino a ora, insieme a quello ben noto del Bambino Gesù delle mani. Un’ideale ricomposizione, frutto di lunghi studi, di ricerche, di confronti e di approfondimenti, che permette di rivivere la perduta armonia e la suggestione di una sintesi pittorica straordinaria.

Ma la mostra offre anche l’occasione di rivedere la “leggenda” della presenza del ritratto di Giulia Farnese nell’appartamento Borgia, destituendo di ogni fondamento una delle convinzioni più durevoli della storia dell’arte moderna che riconosceva nel bel volto femminile l’amante del Papa, Giulia Farnese.
Le sembianze della Vergine risultano infatti vicinissime al più classico tipo dei volti di Madonna del Pintoricchio: un viso dolcemente allungato, senza nessuna ricerca ritrattistica, pieno di amorevole concentrazione e assorto compiacimento nei confronti della scena alla quale sta assistendo. Il volto ritrovato della Madonna del Pintoricchio, riaccostato al Bambino delle mani, ci permette di ricomporre parzialmente un’opera di forte valenza iconografica ed evidente significato teologico. Una rarissima iconografia papale che, rappresentando l’Investitura divina del neoeletto Pontefice, spazza definitivamente il campo dalle interpretazioni decisamente più “terrene” che ne provocarono la distruzione, persistendo tuttavia nella memoria.

Pintoricchio, Pittore dei Borgia
19/05/2017 - 10/09/2017 Musei Capitolini (Roma)

Grazie a Ufficio Stampa MetaMorfosi e a Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura

Articolo di Ilaria Guidantoni

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