"Pietro Paolo Rubens e la Nascita del Barocco", dal 26 Ottobre 2016 al 26 Febbraio 2017 - Palazzo Reale di Milano

Scritto da  Domenica, 30 Ottobre 2016 

Il 26 ottobre ha aperto al pubblico la mostra che lo stesso Direttore del Palazzo Reale di Milano, Domenico Piraina, ha definito centrale per il progetto espositivo della stagione in corso: Pietro Paolo Rubens e la Nascita del Barocco.
Come sottolineato dallo stesso Piraina durante la conferenza stampa, l’esposizione è il risultato di un intenso lavoro di ricerca durato tre anni, a opera di un comitato scientifico prestigioso e direttamente coinvolto nell’installazione della mostra, che ha avuto il suo battesimo del fuoco con l’esposizione dell’Adorazione dei Pastori a Palazzo Marino lo scorso dicembre.
Se la fruizione di un solo dipinto di Rubens ha affascinato e folgorato i milanesi, la mostra appena inaugurata promette di fare altrettanto e inoltre di portare a conoscenza del grande pubblico le opere e la figura di questo pittore fiammingo, sì, ma con uno stretto rapporto con l’Italia.

Pietro Paolo Rubens (1577 – 1640) nasce a Siegen, nell’odierna Germania, e riceve un’educazione di stampo umanistico, che decide di completare con un viaggio in Italia, dove si reca a ventitré anni, rimanendoci fino al 1608. In questo periodo Rubens si lascia influenzare dalla scultura classica e dalle opere dei grandi maestri che l’hanno preceduto (Michelangelo, Tintoretto, Veronese, i Carracci) e sviluppa una vena creativa che fonde il disegno fiorentino, l’uso veneziano del colore e l’arte classica e le trasforma alchemicamente in un’invenzione ardita, complessa e largamente innovativa, che influenza a sua volta i giovani artisti dell’epoca, come Bernini o Pietro da Cortona. È veramente questo legame covalente tra Rubens e l’arte italiana del Seicento il fulcro dell’esposizione che per la prima volta in assoluto annovera l’artista non già tra i pittori fiamminghi, ma tra quelli italiani – non a caso il suo nome è italianizzato: non Pieter Paul, ma Pietro Paolo Rubens.

Risulta evidente che il lavoro portato a termine dal comitato scientifico capeggiato dalla curatrice Anna Lo Bianco, che già si era occupata dell’esposizione dell’Adorazione dei Pastori a Palazzo Marino, è fortemente innovativo, quasi a voler ricalcare lo spirito di Rubens. Il tono rivoluzionario della mostra si estende finanche al metodo espositivo delle oltre settanta opere, provenienti da quarantadue istituzioni europee, tra cui l’Hermitage di San Pietroburgo, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo del Prado e la Collezione Liechtenstein, che ospitano rispettivamente la più grande raccolta pubblica e privata di opere rubensiane.
I pezzi esposti in Pietro Paolo Rubens e la Nascita del Barocco accolgono il visitatore inseriti in un meraviglioso allestimento a cura di Corrado Anselmo, che ricalca gli interni di un’abitazione, forse quella del pittore stesso ad Anversa. Le pareti sono dipinte in un gioco di accostamento di due colori complementari – un turchese molto carico e un rosso quasi Tiziano -, con la presenza, rigorosamente in bianco, di elementi che rimandano alla classicità. Le opere di Rubens non dominano la scena a sé stanti, ma sono poste in relazione a lavori di altri artisti a lui precedenti e successivi, che evidenziano l’influenza dell’antico sulla pittura del fiammingo e di quest’ultima su quella degli artisti barocchi, che con lui condividono la passionalità della creazione, il vorticoso movimento delle linee e la portata rivoluzionaria della pose dei soggetti. Questo continuo gioco di compare and contrast* stimola l’attenzione del visitatore, lo spinge a soffermarsi sulle opere e, talvolta, a ripercorrere a ritroso le sale della mostra, colto dall’improvvisa rivelazione di un dettaglio che, nelle sale precedenti, era sfuggito al suo occhio.

La mostra non segue una linea cronologica, ma si articola in quattro fasi distinte. La prima, Nel Mondo di Rubens, offre una preziosa fotografia dell’uomo dietro l’artista, eseguita con una cura tale, che le speranze di Anna Lo Bianco volte a favorire l’innamoramento del pubblico nei confronti di Rubens non saranno certo disattese. Quello che ci è presentato è un uomo estremamente colto, magnanimo, aperto e attaccato alla famiglia e agli affetti. Un pittore pervaso da una quiete spirituale che contrasta piacevolmente con la sua passionalità creativa. È esaltante essere testimoni, nella seconda sezione, Santi Come Eroi, della grandiosità delle opere di soggetto sacro, dipinte dall’uomo che abbiamo appena conosciuto durante il suo periodo in Italia, a cui egli conferisce aspetti e caratteristiche propri del mondo classico. In pieno spirito con il Concilio di Trento*, i Santi diventano eroi, la sofferenza del martirio è palpabile e percepibile e muove l’animo di chi osserva. I lampi di luce del Tintoretto – presente nella mostra è il suo Cristo e l’adultera – si mescolano alla monumentalità dei corpi di Michelangelo in un movimento impetuoso che fa sussultare i cuori.
Il titolo della terza sezione espositiva, La Furia del Pennello, riprende una citazione di Bellori, biografo di Rubens, che così descriveva il suo stile pittorico. I dipinti presenti in questo settore mettono in luce l’universalità della visione di Rubens, in cui talvolta il dettaglio dell’opera viene sacrificato all’effetto d’insieme, per una maggiore rapidità di lettura del messaggio. L’ultima sezione, La Forza del Mito, è anche la più densa di opere, il cui tema è prevalentemente mitologico. Il mito si adatta bene all’istinto creativo di Rubens, perché gli fornisce una vasta gamma di personaggi, ora animati da un fosco istinto primitivo, ora dotati di sublime bellezza o di una grandiosità eroica. Sono dipinti impressionanti per la loro estrema passionalità, di cui vediamo la netta contrapposizione nella serena calma che anima i busti e le sculture classiche, come l’Ercole Farnese, con cui condividono la sala. Grande è lo stupore del visitatore che si accorge che le stesse fattezze dell’eroe ritratto nella testa conservata al Museo Archeologico di Napoli compaiono pressoché identiche nelle diverse rivisitazioni rubensiane del mito greco!

Il percorso della mostra si conclude con L’Allegoria della Pace, di Luca Giordano, che sicuramente avverte la grande influenza di Rubens e ne cerca la comunanza trattando gli stessi temi a distanza di quattro decadi dalla morte dell’artista. Una testimonianza lampante del fascino esercitato da Pietro Paolo Rubens sulla generazione di artisti del Seicento, che ne hanno ripreso e divulgato lo stile, rendendolo il padre del Barocco italiano.

 

Pietro Paolo Rubens e la Nascita del Barocco

A cura di Anna Lo Bianco

Comitato Scientifico: Eloisa Dodero, David Jaffé, Johann Kraeftner, Anna Lo Bianco, Cecilia PaoliniAlejandro Vergara

Una Mostra: Comune di Milano – Cultura
                Palazzo Reale
                Civita Mostre
                Patrocinio MIBACT

Allestimento: Corrado Anselmi

Orari: lunedì h 14:30 – 19:30
        mar, mer, ven, dom: h 9:30 – 19:30
        gio, sab: h 9:30 – 22:30

Biglietto: 12 €; “open” 14 €; ridotto 10 €

*Note:
Compare and contrast: confronto e contrapposizione
Concilio di Trento: Consiglio ecumenico (1545 – 1563) da cui ebbe via la Controriforma cattolica. Tra i temi trattati, anche l’arte con soggetto religioso fu esaminata. In particolare, il Concilio stabiliva che i martiri e il Cristo dovessero essere mostrati sofferenti così da destare compassione.

Grazie a Barbara Izzo

Articolo di Valentina Basso

Commenti   

 
#1 Pietro Paolo Rubens e la Nascita del BaroccoGuest 2016-10-31 21:07
Ancora una volta Valentina Basso si esprime benissimo. Stile brioso e ricco dal punto di vista lessicale. Anche chi non sa nulla di Rubens e della mostra viene condotto per mano attraverso la mostra con dettagli illuminanti sulla personalità del pittore. Ci trasmette curiosità intellettuale, pur senza svelare tutto. Complimenti!
 

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