Paul Klee. Alle origini dell’arte – Mudec (Milano)

Scritto da  Sabato, 17 Novembre 2018 

Il Mudec conferma la vocazione all’originalità nell’allestimento delle mostre, rendendo insoliti e sorprendenti anche gli artisti più noti: in questo caso Klee non è solo il pittore del cavaliere azzurro, ma un personaggio poliedrico e affascinato dal primitivismo, oltre che dalla satira, dalla beffa e dal gioco.

 

La mostra Paul Klee. Alle origini dell’arte, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un’ampia selezione di opere di Klee sul tema del “primitivismo”, con un’originale revisione di questo argomento che in Klee include sia epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), sia epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, come l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo; sia infine l’arte africana, oceanica e amerindiana. La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, raccoglie un centinaio di opere dell’autore, provenienti da importanti musei e collezioni private europee, e conta su una consistente collaborazione del Zentrum Paul Klee di Berna. L’esposizione, inaugurata il 31 ottobre scorso, rimarrà aperta al pubblico fino al 3 marzo 2019.
Al centro dell’esposizione il primitivismo, con un concept originale tipico del Mudec che lega l’artista a un contesto più ampio di riferimenti culturali, dando anche ai nomi più noti e molto frequentati nell’arte, prospettive originali ed insolite. In questo caso l’attenzione è sulla complessità di un artista dietro il volto spesso apparentemente semplice. E’ questo il caso dell’uso delle macchie di colore che non sono casuali ma rispondono alla teoria sul colore di Delaunay.
Tra l’altro Paul Klee era persona di spessore culturale non indifferente e fu frequentatore come il collega Kandinsky sia della musica sia della arti figurative, riconoscendosi alla fine come pittore quando nel suo viaggio in Tunisia, intrapreso con gli amici – anch’essi pittori – Louis Moillet e August Macke – durante la Pasqua del 1914, arrivato a Kairouan, scoprì la sua passione assoluta per il colore. Lì tra l’altro compra alcuni acquarelli esposti in mostra e l’impatto con il colore e le forme di questo mondo, in parte ispirate ai tappeti locali, resteranno impresse nelle sue tele. Figlio d’arte – il padre era maestro di musica e la mamma cantante – nasce vicino a Berna dove poi la famiglia si trasferisce e per un periodo ondeggiò tra la vocazione pittorica, quella musicale e quella poetica. La sua passione musicale però probabilmente lo portò, dopo gli studi classici, a sposare una pianista e a continuare a frequentare quell’ambiente di respiro intellettuale. Il concetto di “primitivismo” in Klee assume connotazioni diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate a proposito delle avanguardie storiche. L’interesse per tutto quanto, in arte, è “selvaggio” e “primitivo” si desta nell’artista svizzero in coincidenza con il suo primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902, viaggio che lo affascina ma in qualche modo lo disorienta. In seguito al viaggio in Italia Klee si considererà un “epigono”: vale a dire ultimo nato, erede tardivo di un’illustre civiltà giunta al tramonto. E questa conclusione non lo abbandonerà mai in seguito, spingendolo a trasformare, come lui stesso racconta nei Diari, la delusione in “stile”. Ha origine qui, da un’esperienza in parte dolorosa, la propensione di Klee alla beffa e al pastiche. L’artista cerca in opere d’arte “primitive” e in repertori desueti quell’arte della deformazione, o “satira in Grande Stile”, che gli permette di infrangere il gusto monumentale e anticheggiante entro cui si era formato a Monaco.
Klee è un profondo conoscitore della storia dell’arte occidentale in tutta la sua ampiezza e varietà, ne è anche sovvertitore e innovatore.
L’incontro con Kandinskij – del quale diventerà amico - e soprattutto con Franz Marc e poi l’esperienza condivisa del Blaue Reiter lo affaccerà all’arte cosiddetta astratta e anche al rinnovamento dell’arte sacra, legata più al simbolo che all’iconografia, al vissuto interiore soggettivo invece che alla riproduzione dell’elemento classico della rappresentazione. Klee è convinto che alle origini dell’arte ci sia una religione, un “popolo” o una comunità storica e linguistica provvista di simboli comuni e riti condivisi. Ed è convinto che occorra oltrepassare le iconografie tradizionali. A partire dal 1912-1913 Klee dissemina le proprie immagini di ideogrammi, rune o elementi “alfabetici” di invenzione. Si sforza di rinviare l’osservatore al processo che sta dietro l’immagine; di sollecitare in lui domande attorno al senso di ciò che vede; di indurlo a leggere e decifrare con attenzione. Guarda all’arte bizantina, all’arte celtica, ovviamente all’illustrazione primo-rinascimentale tedesca per trovare precedenti di un’arte (per lo più sacra) intimamente congiunta alla parola e alla “rivelazione”.

Seguendo il percorso della mostra, sezione per sezione che corrono parallele al processo di formazione artistica, il nostro viaggio parte dalle caricature, un aspetto dell’arte di Klee poco noto che evidenzia come non rimanga estraneo alla società e alla vita politica, e dialogando con esse attraverso la sua arte. D’altronde l’autore era appassionato di letture e riviste satiriche e aveva frequentato l’ambiente che ruotava loro intorno negli anni della formazione a Monaco.
La seconda sezione è dedicata al pittore come illustratore cosmico, come egli stesso si definiva, con il gusto della miniatura, l’attenzione al particolare, parte di una visione o forse meglio di un’attenzione del mondo tedesco al cosmo che riunisce tutti gli intellettuali: visioni scarne, essenziali, per lo più campiture di colore con alcuni dettagli molto minuti. Durante gli ultimi anni della Grande Guerra Klee vive una sorta di “conversione”, che lo porta a privilegiare temi “cosmici” e a distaccarsi dalle attitudini parodistiche mostrate in precedenza. Klee, in questa fase, immagina di abitare presso “il cuore della Creazione”, vicino alla mente di Dio, e l’arte diventa archetipo, formula di tutte le cose esistenti. I suoi modelli, validi ancora negli anni Venti e Trenta, sono l’illustrazione tedesca tardo-medievale, le miniature celtiche o mozarabiche o l’arte del tempo della «migrazione dei popoli». Il quadro (o ancor più il disegno) si trasforma in una sorta di pagina di diario “metafisica”: l’opera non si osserva più o meno fuggevolmente, ma “si legge” a vari livelli, come una sorta di partitura musicale. L’artista concepisce l’arte in modo nuovo, “mistico” appunto, in un rapporto indissolubile tra pittura e musica, immagini e parole.
Si prosegue con alfabeti e geroglifiche d'invenzione, un gioco che proseguirà nel tempo anche con una grande attenzione alla calligrafia, non solo ma in particolare araba. Negli anni Venti e Trenta, il suo interesse per l’epigrafia si nutre di riferimenti agli antichi alfabeti cuneiformi medio-orientali e alla geroglifica egizia. Un gioco ma anche una visione del pensiero, un esercizio di apertura alla sperimentazione.
Il tema del primitivismo, già accennato, attraversa l’arte di Klee come un fil rouge, affascinandolo anche per una tendenza diffusa al tempo di tipo etnografico. Interessante l’accostamento del Mudec che dedica una saletta al tema con l’esposizione di pezzi della collezione del museo.
Altra dimensione che solletica Klee è l'arte dei bambini alla quale si rivolge con grande curiosità che è in fondo una forma di primitivismo soggettivo. In tal senso un posto di rilievo lo occupa il teatro delle marionette, attinto in Klee dalla tradizione nordica, nato per soddisfare una richiesta del figlio Felix, che diventerà poi un modo di esprimersi del pittore.
Infine la sezione la  sezione dedicata a policromie e astrazione dove l’astrattivo per Klee non è semplicemente superamento della forma, scomposizione, non riconoscibilità della figura, ma un’azione complessa che presuppone l’oggetto per poi trascenderlo e che, in una seconda fase, sarà centrale nell’uso del colore per sostituire il tratto del disegno. Si tratta di un insieme di opere, caratterizzate, oltreché dal rigoroso disegno geometrico per lo più associato a motivi architettonici, dalla trasparenza di differenti velature di colore.

Paul Klee
MUDEC - Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano
31 ototbre 2018 – 3 marzo 2019
Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30: giov. e sab. 9.30-22.30
Prezzo biglietto: 14 euro
Tel. 02 54917 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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