“Palerme… métaphore du monde” di Kamel Ben Ouanès

Scritto da  Domenica, 12 Febbraio 2017 

Un corto metraggio documentario su Palermo simbolo della Sicilia e del Mediterraneo come chiasmo di popoli, di incontri e rivalità. Girato senza enfasi come una narrazione poetica attraverso l’ascolto di varie voci, il film diventa un inno alla città e alla sua specularità tunisina nel segno delle corrispondenze mediterranee. Un messaggio di dialogo attraverso una rilettura delicata della storia incrociata tra i due paesi.

 

Il docufilm di Kamel Ben Ouanès, docente universitario e critico cinematofico tunisino che ho conosciuto di recente - girato in francese sottotitolato in inglese, con una versione in arabo che entra nella versione del tunisino parlato di tanto in tanto – è un grande inno d’amore nel segno delle corrispondenze mediterranee.
Il titolo riprende esplicitamente come mi ha raccontato il regista, autore anche del titolo e delle riprese, una frase di Sciascia e prende Palermo a simbolo della Sicilia, terra di incontri, di scambi di popoli e di rivalità. Se infatti ad un primo sguardo appare come una qualsiasi metropoli europea, basta poggiare lo sguardo sul palazzo di fronte, sui suoi balconi, su certe stradine strette e ascoltare il vocio dei mercati, le baruffe sotto i portici o nei cortili e le chiacchiere, la sua vita brulicante ci riporta molto vicino al mondo tunisino in un gioco di specchi impressionanti. La città è raccontata attraverso lo sguardo di un emigrato tunisino che al termine di diversi anni di soggiorno in questa città comincia a conoscerne e a percepirne le componenti storiche, culturali e sociali. Raouf, il protagonista, trasforma la sua immigrazione in un continuo vai-e-vieni tra Palermo la sua patria adottiva e Sousse, la sua città natale, preferendo la via del mare e sottolineando come il distacco dal paese natale è vissuto sempre con un senso di colpa e di sconfitta mentre il ritorno è accompagnato da euforia; anche se trapela il problema della crisi economica italiana che ha reso il ritorno al sud non una scelta. Interessante l’immagine di Palermo che ci è restituita con una lettura critica tesa a cogliere i segni di contaminazione che ne evidenziano la storia dalla conquista araba partita da Sousse nel IX secolo dell’era cristiana, quando arabi e tunisini puntarono a Gela per tentare la conquista di Siracusa che fallì. Allora si diressero a Palermo che cadde solo dopo quattro anni diventando la capitale della Sicilia araba. Palermo è una terra d’esilio e anche di accoglienza i cui segni mostrano il suo volto fenicio, quindi greco-romano e ancora ebraico, cristiano e arabo-musulmano, molto profondo, basti pensare che al momento dell’arrivo dei Normanni c’erano oltre trecento moschee.
Anche a livello linguistico il documentario rintraccia le contaminazioni tra il tunisino e il siciliano e d’altronde il flusso tra i due popoli è stato costante e non sempre nello stesso senso: nel IXI e all’inizio del XX secolo infatti molti siciliani emigrarono verso la Sicilia per stabilirsi soprattutto a Tunisi nella zona della Goulette dove c’è la chiesa di Sant’Agostino accanto alla moschea con la statua della Madonna di Trapani e a Sousse. Interessante l’occhio danzante tra le due sponde di un solo mare che resta protagonista del film come una colonna sonora diventando un messaggio di pace e di speranza senza l’invadenza di una tesi. Un viaggio delicato e poetico con gli occhi di un immigrato di modeste condizioni e di grande apertura mentale che ci racconta come la cultura si la disponibilità all’ascolto e la curiosità, la vivacità di uno sguardo prima dello studio accademico.

“Palerme… métaphore du monde”
Kamel Ben Ouanès
Kantaoui films
Tunisia
Corto metraggio: 26 minuti
2012, prima versione
2016
40 minuti

Articolo di Ilaria Guidantoni

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