Palazzo delle Esposizioni di Roma, ricchezza di mostre e di capolavori

Scritto da  Sabato, 12 Dicembre 2015 

In questa fine del 2015 Palazzo delle Esposizioni è il protagonista indiscusso della stagione espositiva romana, ospitando tre mostre ricche di capolavori, che indagano aspetti differenti dell’arte non cadendo nella banalità e senza utilizzare nomi altisonanti che attirano le masse. Dai capolavori dell’americana collezione Phillips, passando per il realismo sovietico fino ad arrivare al design italiano del XX secolo, le sale del complesso espositivo si animano grazie alla vivacità dei colori e alla forza espressiva del segno delle avanguardie artistiche, alle linee sinuose dei mobili Liberty, alle figure imponenti e realistiche dell’arte russa.

 

La mostra che attirerà maggiormente la curiosità del pubblico è “Impressionisti e moderni. Capolavori della Phillips Collection di Washington”, che sarà possibile visitare fino al 14 Febbraio 2016, nelle sale del piano terra di Palazzo delle Esposizioni.
Quando nel 1921 Duncan Phillips aprì la sua collezione d’arte moderna, pensava di creare un museo “intimo e raccolto”, il primo museo americano di arte moderna, per accogliere opere degli ultimi cento anni, che avevano radicalmente cambiato il panorama artistico mondiale. Oggi la collezione Phillips è una della maggiori al mondo e si avvicina al suo centesimo anniversario.
L’esposizione romana rende omaggio alla collezione e al suo fondatore, ospitando alcune delle maggiori opere; curata da Susan Behrends Frank, la mostra segue un andamento cronologico, ogni sala è dedicata infatti ad un periodo o ad una corrente artistica, partendo dal classicismo fino ad arrivare all’Espressionismo astratto, creando un percorso coerente e ordinato che permette al visitatore di compiere un viaggio temporale nella storia dell’arte e di comprendere al meglio come il linguaggio e le tematiche artistiche si siano evolute nel tempo e siano frutto di una storia e di un percorso.
La prima sala è dedicata alle tendenze artistiche della prima metà dell’Ottocento: Classicismo, Romanticismo e Realismo. Incontriamo la purezza delle forme della “Piccola bagnante” di Ingres, le vedute italiane di Corot con l’inizio della sperimentazione en plein air, la pittura realista di Courbet e di Daumier, che con il dipinto “La rivolta”, utilizzando un linguaggio privo di enfasi, diede voce a coloro che nel 1848 presero parte alla cosiddetta Terza Rivoluzione Francese. L’arte sta cambiando, l’Ottocento raccoglie le necessità dei nuovi artisti, che cercano libertà espressiva e vogliono affrancarsi dalla visione accademica dell’arte; queste prime esigenze porteranno alla grande rivoluzione artistica della seconda metà del secolo, l’Impressionismo. Al gruppo di artisti che ne faranno parte e a coloro che verranno subito dopo di loro, i cosiddetti Postimpressionisti, è dedicata la seconda sala della mostra, che accoglie personalità quali Monet, Cézanne e Van Gogh, che nei dipinti di paesaggio lasciano il loro testamento artistico. “La strada per Vetheuil” di Monet illustra perfettamente l’interesse luministico del pittore e la sua pennellata veloce e materica. “La montagna di Saint Victore” tema caro a Cézanne, mostra invece la tendenza dell’artista a risolvere le immagini in forme geometriche, ricercandone l’essenza nella volumetria. Infine di Van Gogh è presente uno degli ultimi dipinti “Case d’Auvers”, realizzato in un periodo particolarmente buio per l’artista olandese; la pastosità del colore e le pennellate contorte e sofferte, sono immagine delle inquietudini interiori di Vincent che lo porteranno al gesto estremo del suicidio.
Quello che per l’Ottocento fu l’Impressionismo, sarà il Cubismo per il Novecento, una rivoluzione artistica totale, che cambierà per sempre il modo di concepire e di fare l’arte; personalità di spicco sono Braque e Picasso, con la loro scomposizione dei piani e il moltiplicarsi dei punti di vista. In mostra, accanto al Picasso cubista anche opere del suo periodo giovanile come “Camera blu” realizzata nel 1904, appena trasferitosi a Parigi; l’artista ha qui rappresentato forse il suo atelier, al quale le tinte bluastre donano un aurea malinconica e di solitudine, probabilmente in accordo al sentimento che il pittore doveva provare nel primo periodo parigino.
Col Cubismo la stagione delle Avanguardie è ufficialmente aperta, gli artisti sperimentano, l’arte diventa espressione di interiorità, mezzo di provocazione e acquisisce soggettività; il cammino intrapreso porterà all’arte astratta di Kandinskij (in mostra “Autunno II”) e nel secondo dopoguerra all’Espressionismo astratto americano, con la gestualità rabbiosa e potente di Pollock, artista legato anche al linguaggio primitivo ed istintivo dei nativi d’America, come è ben visibile in “Composizione” esposto nell’ultima sala della mostra. Accanto, e quasi in opposizione a questo, è la contemporanea opera di Rothko, caratterizzata da ampie campiture di colore vibrante, che sembrano suggerire la sacralità e il lirismo che l’artista associava alla cromia stessa.

Le altre sale del piano terra del Palazzo sono occupate dalla mostra “Russia on the road. 1920-1990”, curata da Nadezhda Stepanova e Matteo Lanfranconi, visitabile fino al 15 Dicembre 2015. Una panoramica sull’arte russa di regime, organizzata per grandi tematiche, come “Treni, aerei, automobili”, “Corsa allo spazio”, Russia selvaggia”, che hanno come filo conduttore l’idea dello spazio e del movimento. I sessanta dipinti esposti, quasi tutti di notevole formato, mostrano come il realismo sovietico diede voce agli usi, ai costumi e alla vita di un popolo lungo quasi un intero secolo.

Il piano superiore è interamente dedicato alla mostra “Una dolce vita? Dal Liberty al design italiano. 1900-1940”, presente fino 17 Gennaio 2016.
Un interrogativo apre l’esposizione curata da Guy Cogeval e Beatrice Avanzi: può esserci una dolce vita, un periodo di splendore culturale, in anni storicamente bui come quelli della prima metà del Novecento italiano? Gli oggetti esposti in mostra sembrano suggerire una risposta affermativa, lo “stile italiano”, ancora oggi amato e ricercato all’estero, affonda infatti le sue radici in questo periodo storico, inizialmente con lo stile Liberty o floreale e poi mutando col mutare del gusto e della sperimentazione artistica.
La mostra, concepita in maniera cronologica, propone un viaggio nel design italiano che non risulta noioso o ripetitivo, grazie all’alternanza di oggetti di indubbia qualità estetica, di sculture di piccole dimensioni e di dipinti esemplificativi del periodo artistico protagonista delle singole sale.
I primi due ambienti dell’esposizione sono senza dubbio i più accattivanti, sono qui presenti oggetti di gusto Liberty: lo scrittoio e la sedia di Quarti sono l’emblema della decorazione floreale molto in voga ad inizio Novecento e della raffinatezza e qualità di quei manufatti, così come la “Sedia” di Bugatti, la cui forma ricorda una chiocciola e la cui decorazione risente di un gusto esotico di gran moda in quegli anni. Ai raffinati mobili si affianca anche la produzione di vasi in vetro, leggeri e sinuosi, nati dalla collaborazione tra Bellotto e gli artisti vetrai Barovier di Murano. Contemporaneamente in Italia si afferma la corrente artistica del divisionismo con Pellizza da Volpedo e le sue pennellate filamentose, che rendono perfettamente la luce nel “Tramonto”, continuando le ricerche luministiche che tanto avevano monopolizzato la pittura francese.
L’attenzione del visitatore sarà poi catturata dal dipinto “Le mille e una notte” realizzato da Vittorio Zecchin per l’Hotel Terminus di Venezia; la cromia accesa e vivace, le pastiglie dorate e l’atmosfera fiabesca sono sicuramente debitrici della pittura di Klimt e denotano un gusto per il decorativismo e la cromia che Zecchin ha forse ereditato dagli ori bizantini presenti nella città lagunare.
A questo periodo risalgono anche le opere del palermitano Ernesto Basile, di Duilio Cambellotti e i vasi e le maioliche di Galileo Chini, che combina il gusto moderno con la tradizione ceramica fiorentina dei Della Robbia.
Alla leggerezza e sofisticatezza del gusto Liberty si opporrà l’estetica dell’Avanguardia Futurista, che cerca di farsi largo in ogni aspetto della vita, quindi anche nel design, esaltando la velocità, la macchina, l’energia e il movimento e discostandosi da tutto ciò che deriva dalla tradizione. La “Sala da pranzo verde” che Giacomo Balla concepì per la sua casa romana, ha in sé un potere dissacratore ed ironico, le forme dinamiche e i colori sembrano giocare e scostarsi nettamente dalla tradizione dell’arredamento casalingo, creando un ambiente completamente nuovo. La ricerca della novità è evidente anche nei set di ceramica ideati da Tullio D’Albisola, le sue brocche e le sue tazze hanno forme particolari e sono dominate dalla vivacità dei colori.
Seguono gli anni del cosiddetto “ritorno all’ordine”, con la Metafisica di De Chirico (in mostra “Mobili nella valle” e “Autoritratto con Euripide”) e il Gruppo Novecento; si va incontro quindi ad una semplificazione, alla ricerca dei valori tradizionali e a forme più lineari.
Negli anni ‘20, in accordo col gusto europeo, cambia anche quello italiano, nasce il Gruppo 7, movimento razionalista che cerca forme pure, essenzialità e utilizza materiali nuovi, come il tubolare metallico, impiegato da Terragni per la poltrona progettata per l’asilo di Sant’Elia. Il “Mobile radio” di Franco Albini è frutto di questa ricerca dell’essenziale, infatti viene eliminata la struttura e si rende visibile il meccanismo, racchiuso tra lastre di cristallo Securit. La purezza della forma e l’utilizzo di forme geometriche semplici è evidente anche nella Lampada Bilia, progettata da Gio Ponti, un cono ed una sfera che nella loro semplicità faranno la storia del design italiano.

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194, Roma
Orari: domenica, martedì, mercoledì, giovedì 10.00-20.00
venerdì e sabato 10.00-23.00
lunedì chiuso
Biglietti: intero 12,50 €, ridotto 10 €, ridotto 7/18 anni 6 €, gratuito fino a 6 anni; il biglietto permette di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni
Informazioni: 0639967500 - www.palazzoesposizioni.it

Grazie a Dario Santarsiero

Articolo di Roberta Di Pietro

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