Museo Novecento - Firenze

Scritto da  Mercoledì, 18 Gennaio 2017 

Recente apertura verso il passato prossimo per una città culla dell’arte ma non troppo aperta al nuovo. In una bella sede, strategica urbanisticamente, un allestimento articolato ma fruibile, di grande ricchezza che allo stesso tempo è strettamente inserito nel contesto fiorentino e toscano dell’arte contemporanea con una scelta fortemente orientata al “locale” ma non localistica, volta a sottolineare come la città dei Medici sia stata anche nel Novecento un laboratorio effervescente.

 

C’era bisogno a Firenze di una custodia del secolo scorso con una finestra sull’attualità resa possibile dalle mostre: a giugno 2014 ha aperto il Museo Novecento, situato nell’antico Spedale delle Leopoldine di Piazza Santa Maria Novella, elegante struttura, semplice e ben utilizzata, raccoglie circa 300 opere distribuite su 15 spazi e su tre livelli.
Si sviluppa intorno al chiostro con una continuità tra interno ed esterno che gioca anche nel rimando tra presente e passato, imprescindibile per questa città.
A piano terra la mostra temporanea dedicata a Gaetano Pesce e negli altri ambienti un viaggio a ritroso nel Novecento nelle sale che mostrano a rotazione le collezioni del Comune di Firenze insieme alle numerose donazioni di artisti e collezionisti pervenute grazie all’appello di Carlo Ludovico Ragghianti all’indomani dell’alluvione del 1966 e che ha portato ad esempio artisti cubani a Firenze e in particolare la prestigiosa collezione Alberto Della Ragione. Inoltre il Museo propone video, postazioni multimediali, dispositivi sonori – anche lungo il percorso – con una buona funzionalità e una piacevole suggestione mentre il Dipartimento Educativo dell’Associazione Mus.e offre percorsi di visita specificatamente studiati per pubblici diversi per età ed interessi.
In concomitanza con il cinquantenario dell’alluvione a Firenze, alla vigilia della ricorrenza, il 3 novembre 2016 ha aperto la mostra (fino all’8 gennaio 2017) “Beyond borders”: dopo l’alluvione, l’impegno degli artisti che hanno sentito un’empatia naturale e immediata a livello internazionale proprio perché il capoluogo toscano è simbolo per eccellenza dell’artista classico e moderno, essendo la culla del Rinascimento. La mostra con un taglio storico rilegge il clima di cooperazione all’indomani della tragedia del ’66 in un mondo diviso in blocchi. Allora, come accennato, Carlo Ludovico Ragghianti lanciò un appello per la costituzione di un museo internazionale di are contemporanea, che non vide mai la luce, e la raccolta delle opere quale risposta degli artisti per la prima volta viene mostrata al pubblico. Tra i primi ad aderire, Alberto Magnelli (è dedicata a lui un’area espositiva), Emilio Pettoruti, Adja Yunkers, Edita Broglio, Frits Wotruba, Ho Kan. Alcuni paesi diedero vita ad iniziative spontanee per la raccolta di fondi per Firenze e nacquero così la Collezione degli Artisti Cubani e la Collezione del Kulturni Centar Beograd. All’impegno di Ragghianti si affiancò la Donazione di Alberto Della Ragione che nel 1970 contribuirono con opere ad esempio di Renato Paresce e Antonioetta Raphaël.

Cominciando la nostra visita dal cortile troviamo la mostra di Gaetano Pesce, “Maestà tradita” ( dal 21 ottobre 2016 fino all’8 febbraio 2017)dedicata al femminile e al dramma che le donne hanno vissuto nel tempo e continuano a vivere nelle situazioni di difficoltà. Tre sale di cui una grande con un’installazione concepita per lo spazio pubblico fiorentino, una monumentale figura di donna, avvolta in un lungo mantello, una sorta di Mater matuta reinventando l’immagine di Venere stessa; e una serie di poltrone alle quali sono attaccate delle “palle al piede” con catene sproporzionate per grandezza. Queste simboleggiano ironicamente e non senza sarcasmo, l’uomo che se ne sta in poltrona e sente la donna come una palla al piede anche se nulla fa per sostenerla. Nella stanza dei sensi, all’estremo opposto da una rivisitazione sacra contemporanea in un ambiente che originariamente doveva essere una cappella, la stanza dei sensi. Si tratta di un ambiente-opera d’arte che con il suo odore di sudore emana la fatica di chi quotidianamente è impegnato nella faccende domestiche, da piatti che danno l’idea di avanzi: pane secco e piatti con un liquido amaro, fiele e bile, a simbolo dei bocconi amari che ogni giorno le donne devono ingoiare.
L’artista ha inaugurato le nuove sale espositive del Museo Novecento e avrebbe dovuto esporre in Piazza Santa Maria Novella una scultura monumentale site-specific dedicata alla condizione della donna oggi, ma non avendo potuto presidiare l’inaugurazione per motivi di salute, il museo ha scelto di inserirla all’interno fino a che le condizioni del maestro non gli permetteranno di essere presente in loco. L’esposizione, promossa dal Comune di Firenze e organizzata da Mus.e a cura di Sergio Risaliti e Vittorio Sgarbi, mostra un assaggio del lavoro dell’artista, designer, architetto, creatore di icone della nostra epoca come la celebre Up che, fin dalla fine degli anni Sessanta, ha messo al centro della propria ricerca interdisciplinare proprio la donna. In questa ricerca ha abbattuto i confini tra architettura, arte e industria, costruendo un universo immaginifico di progetti e di oggetti diventati vere e proprie icone della creatività in forma di opere “multidisciplinari”.

La visita del museo inizia al primo piano andando a ritroso dalle opere fine secolo fino agli anni Sessanta del Novecento. Nell’ultimo ventennio del Novecento si raccontano nel percorso museale tre esperienze ritenute fondamentaliche segnano la scena con importanti presenze internazionali. Dal 1972 la galleria Schema, fondata da Alberto Moretti, Raul Dominguez e Roberto Cesaroni Venanzi e in attività fino al 1994 che rappresenta il punto di riferimento per l’arte concettuale, l’archittura radicale, l’happening, la body art e la performance. Tra il 1973 e il 1976 Maria Gloria Bicocchi crea e sostiene art/tapes/22, centro di produzione video all’avanguardia in Europa intorno al quale ruotano artisti dell’Arte povera, musicisti, performers come Agnetti, Boetti, Chia, Chiari, De Dominicis, Kounellis affiancati dall’operatore Bill Viola e altrir come Acconci, Jonas, Palestin, Davis. Nel 1974 da un’idea di Maurizio Nannucci, Paolo Masi e Mario Mariotti, nasce Zona non profit art space. Quindi al secondo piano ci sono accenni alla moda, una sala di ascolto sul primo ventennio del Maggio fiorentino, quindi la collezione di Alberto Della Ragione, con ampio spazio dedicato all’arte della prima metà del Novecento con una sottolineatura dell’importanza della città per il contributo offerto al secondo Futurismo quando l’avanguardia si spostò da Milano. Significativo a mio avviso la forte presenza di artisti toscani come Marino Marini per la scultura e Ottone Rosai per la pittura del quale il museo dispone di un’ampia antologia di “Omini” ritratti di molti intellettuali e artisti, diversi dei quali in mostra negli stessi ambienti e di artisti che hanno comunque lavorato e sostato a Firenze. In questo percorso si è accompagnati dalle riviste e dalla letteratura. Una sezione molto ricca di notizie e tra le curiosità il fatto che la città dei Medici dov’è nato il Melodramma sia stata la prima città italiana ad ospitare una cattedra di musica elettronica presso il Conservatorio, un punto di arrivo di quel fermento che tra gli anni Sessanta e Settanta del ‘900 portò le arti a contaminarsi valicando i limiti di genere come il movimento Fluxus e l’Architettura Radicale. Infine un lungometraggio sull’idea di Firenze nel XX secolo attraverso spezzoni di film importanti girati a Firenze, da “Amici miei” a “Camera con vista”, per citare alcuni.

Museo Novecento
Piazza Santa Maria Novella, 10
Tel. 055.2768224-558 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Aperto tutti i giorni: venerdì-mercoledì dalle 9.00 alle 18.00; giovedì: 9.00-14.00

Articolo di Ilari Guidantoni

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