Museo Horne - Firenze

Scritto da  Lunedì, 09 Gennaio 2017 

Piccolo gioiello nel cuore della città, alla spalle di Palazzo Vecchio, dimora fiorentina patrizia espressione del collezionismo inglese e dell’amore di quella terra per Firenze, raccoglie mobili e opere pittoriche e scultoree fiorentine e toscane in una collezione da vivere secondo l’idea di Herbert Horne.

 

Un piccolo museo quello di Palazzo Corsi, in via de’ Benci, alle spalle di Palazzo della Signoria, che fu acquistato nel 1911 dall’architetto e storico dell’arte inglese Herbert Percy Horne, con il preciso intento di posizionarvi la propria collezione per farla vivere in un luogo naturale in termini di contesto storico-artistico. L’idea è ricostruire una dimora rinascimentale da donare allo Stato italiano, fatto che avvenne alla sua morte nel 1916, destinata per sua espressa volontà “a beneficio degli studi”. Il museo si presenta ancor oggi come lo ha voluto il collezionista, uno scrigno di capolavori di pittura e scultura di primo piano, arredato con pezzi pregiati dal Duecento al Seicento che ricrea l’ambiente del Rinascimento, arricchito poi da un ricco archivio e una biblioteca molto fornita corredata di sale – recuperate di recente – di studio e laboratori. Sviluppato in altezza su due piani ha un cortiletto interno con le balconate che corrono all’interno, tipico dello stile dell’epoca, rigoroso e sobrio. Un aspetto particolarmente interessante è a mio avviso il fatto che Horne appartenesse ad un gruppo di intellettuali anglosassoni che segnarono profondamente la vita culturale fiorentina verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Era nato a Londra nel 1862, architetto versatile dai molteplici interessi artistici, dalla letteratura alla musica. Fissò la sua dimora a Firenze verso la fine del XIX secolo per dedicarsi all’attività di collezionista e studioso.

L’allestimento del museo – diretto da Elisabetta Nardinocchi- avvenne dopo il 1916 e gli arredi furono portati dal conte Carlo Gamba e da Giovanni Poggi secondo i criteri dettati dallo stesso Horne. La collezione raccoglie pitture, sculture, ceramiche, oggetti di oreficeria e di vari usi, oltre a mobili, stoffe e suppellettili domestiche, tutti oggetti databili per lo più tra il XIV e il XVI secolo. E’ da rilevare che è una collezione molto armonica e ad esempio il dipinto “Sacra Famiglia con san Giovannino e donatore” (1528 circa) di Domenico Beccafumi, artista che ha lavorato molto a Siena è posto sopra un Bancone da Sagrestia del XV secolo di manifattura senese. Apprezzabile la ricchezza pittorica disposta con grande naturalezza come in una casa signorile di cultura: vi troviamo tra gli altri Filippino Lippi con più opere, in particolare “La regina Vati lascia il palazzo reale”, una tempera su tavola del 1475 di grande modernità con l’eleganza che contraddistingue questo pittore; Pietro Lorenzetti con un “San Leonardo, Santa Caterina d’Alessandria, Santa Margherita di Antiochia” (ante 1320); Giambologna con una splendida terracotta datata circa 1560, “Venere inginocchiata”; Bernardo Daddi con una tempera su tavola “Madonna con Bambino e Santi; Crocifissione”; Benozzo Gozzoli, “Deposizione dalla Croce”; Dosso Dossi, “Allegoria della musica”; perfino Giotto con “Santo Stefano”; Lorenzo Ghiberti con una “Croce astile” della prima metà del XV secolo in rame dorato sbalzato, inciso e fuso che per chi ne conosce l’arte ha i tratti raffinati di una decorazione ricca senza eccessi. Una passeggiata nel tempo nel bel “palagetto” quattrocentesco nel quartiere di Santa Croce. Fin dal Trecento le case poste su questa cantonata, già proprietà dei Fagni, facevano parte del patrimonio della potente famiglia Alberti, che qui eresse l’edificio intorno alla metà del XIV secolo. Le sue modeste dimensioni sono compensare dalla qualità estremamente elevata dei prospetti, dalle proporzioni studiate dei volumi interni, dall'attenta distribuzione delle funzioni, dalla eccezionale ricchezza degli ornamenti in pietra. Il progetto, già ricondotto da Herbert Horne all'attività di Giuliano da Sangallo, è stato più recentemente attribuito a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca (presumibilmente coadiuvato da Baccio d'Agnolo), mentre per la ricca decorazione scultorea sono stati fatti i nomi di Andrea Sansovino e di Benedetto da Rovezzano. Proprietà dei Corsi per più di tre secoli, il palazzo passò nel 1812 ai Nencini, quindi ai Fossi e, nel 1896, alla famiglia Burgisser che lo vendette a Herbert P. Horne nel 1911. La Fondazione risale al 1917.

Museo Horne
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Via de’ Benci, 6 – Firenze
Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-14.00; chiuso mercoledì
Tel. 055.244661

Articolo di Ilaria Guidantoni

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