Mudec, museo delle culture

Scritto da  Lunedì, 23 Novembre 2015 

A Milano le suggestioni del primitivismo di Gauguin

Uno spazio multifunzionale dedicato all’interculturalità dove le linee morbide dell’involucro riflettono il dialogo tra mondi lontani da attraversare. Collezioni “leggere” per valorizzare mostre, eventi e spazi da vivere.

Il progetto del Museo delle Culture ha origine negli anni 1990 quando il Comune di Milano acquista la zona ex industriale dell’Ansaldo per destinarla ad attività culturali. Le molte fabbriche dismesse, diventate testimonianze di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi. In tale contesto l’Amministrazione meneghina progetta un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche. Nasce così il Museo delle Culture, originariamente concepito in un contesto socio-economico molto diverso dall’attuale, che è stato poi ripensato nel nuovo assetto urbanistico. L’aspetto significativo da sottolineare è la vocazione all’interculturalità che oggi conferma Milano una capitale in tal senso, soprattutto alla luce dell’Expo. Lo spazio accoglie con un’architettura di grande morbidezza che avvolge lo spettatore in un percorso fluido dove protagonista indiscussa è la luce, insieme al vetro e al legno e si caratterizza per una linearità curvilinea che abbraccia anche metaforicamente. La grammatica architettonica sembra alludere alla possibilità attraverso l’arte di abbattere barriere e confini o, meglio, di concepirli come linee di attraversamento e ponti piuttosto che divisori. Il viaggiatore del Museo delle Culture – su una superficie di 17mila metri quadrati, all’interno dell’ex Fabbrica Ansaldo, in via Tortona - potrà visitare mostre internazionali declinate attraverso i diversi linguaggi artistici, conoscere il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7000 opere d’arte, oggetti d'uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da tutti i continenti; nonché partecipare a una programmazione di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio. L’area espositiva del Museo, al primo piano, si sviluppa intorno ad una grande piazza centrale coperta e ospita la sezione del percorso museale con le opere della collezione permanente e le sale dedicate alle grandi mostre temporanee.

Completa lo spazio l’auditorium, un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive. Il piano terra, destinato all'accoglienza e servizi, è dotato di bistrot, design store, sala Forum delle Culture, sala conferenze-spazio polifunzionale, spazio per la didattica, laboratorio di restauro e depositi allestiti per essere visitati da piccoli gruppi accompagnati. Il MUDEC Junior, infine, è uno spazio appositamente dedicato ai bambini, dove ci si propone di avvicinare anche i più piccoli alle diverse culture del mondo attraverso attività ludiche, postazioni multimediali e laboratori manuali.

Collezione permanente
Oggetti d’incontro
Per la prima volta dal Dopoguerra, nelle sale al primo piano del Museo delle Culture, si può ammirare una selezione di questo prezioso patrimonio, in un’esposizione organica e ragionata, che propone una collezione completamente restaurata e presenta il risultato di nuovi e approfonditi studi che hanno rivelato aspetti inediti di molti capolavori, alcuni in mostra per la prima volta.
I molti nuclei delle Raccolte che compongono la Collezione del MUDEC sono entrati a far parte del patrimonio del Comune di Milano in momenti storici diversi e a diverso titolo: il percorso espositivo racconta la costituzione del patrimonio civico non solo ricostruendo la cronologia della sua formazione, ma anche chiarendo il come e il perché
questo patrimonio – così vasto e apparentemente disomogeneo per contenuti e provenienza – sia giunto a Milano, al fine di rivelare i molti differenti approcci che hanno condizionato la ricerca e la curiosità dei collezionisti verso i mondi più lontani.
Il percorso espositivo rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio compiuto attraverso l’incontro/scontro con l’”altro da sé”, a partire dal XVII secolo fino ai giorni nostri, e mette in mostra nelle quattro sale al primo piano del MUDEC oltre 200 tra opere d’arte, oggetti e documenti selezionati non solo per lo straordinario valore culturale ed estetico, ma anche, appunto, come testimonianza del sempre diverso atteggiamento con il quale la nostra società ha guardato verso orizzonti culturali sconosciuti: stupore per l’esotico (sezione 1), volontà di
evangelizzazione e di scoperta scientifica (sezione 2), di conquista (sezione 3), o ancora pressanti ragioni commerciali (sezioni 4 e 5) hanno spinto le persone a viaggiare e a collezionare i manufatti più diversi, testimoniando lo spirito della propria epoca.
Da non perdere i reperti di arte giapponese soprattutto del XIX secolo dai tessuti stampati, ai bottoni scultura, fibbie gioiello e porcellane di grande raffinatezza.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che segna un periodo buio per la collezione che viene in gran parte distrutta (sezione 6), si fa strada a Milano un modo diverso di raccogliere etnografia, frutto di una più matura e complessa visione sulla produzione materiale e artistica dell’“altro”. Questo segna la rinascita delle collezioni civiche (sezione 7), che oggi trovano nel Museo delle Culture la loro nuova casa.

 

Gauguin racconti dal Paradiso

Dal 28.10.2015 all’11.2.2016

Uno dei simboli dell’arte moderna letto attraverso il suo primitivismo con una scelta originale di zincografie e dipinti su legno.
Gauguin era un agente di cambio appassionato di pittura ed è diventato un simbolo del nuovo linguaggio pittorico moderno che ha contribuito a scardinare la grammatica dell’arte precedente, non solo per l’esotismo, per il quale è conosciuto, quanto e soprattutto per il suo timbro e la ricerca di un’essenzialità straordinaria. Nel tempo infatti lascerà spazio all’immaginazione riducendo la complessità della tela senza impoverirla ma concentrandosi sul cuore del messaggio: colore e linea espressiva.
In mostra 70 opere, capolavori pittorici e scultorei, comprensivi di artefatti polinesiani e immagini di documentazione dei diversi luoghi visitati dall'artista, che ripercorrono i suoi luoghi: dalla nativa Parigi (1848) a Hiva Oa dove muore nel 1903, attraverso la Bretagne – fatta di richiami arcaici e fiabeschi non privi di note inquietanti - la Danimarca, fino al suo “paradiso”, la Martinicca e la Polinesia francesi, tra Tahiti e le isole Marchesi dove finì per morire solo.
La sua storia è letta e interpretata dall’attore umbro Filippo Timi, in un video, che ne ricostruisce la vita e lo spirito a partire dalle memorie ritrovate. Insoddisfatto e insofferente nell’arte come nella vita privata, attraversò varie stagioni, dall’impressionismo, al simbolismo fino all’espressionismo, così come amò e abbandonò tante donne.

Al di là dei noti quadri dai colori sgargianti a campiture ben distinte, con soggetti esotici, tra i quali da sottolineare l’”Autoritratto con Cristo giallo”, inedito in Italia – proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi - e la “Monnalisa della Martinicca”, figura non perfetta ma “bella” ritratta secondo gli stilemi “occidentali” con un chiaro riferimento alla ritrattistica rinascimentale, in mostra altri generi.
Le 10 zincografie stampate su carta gialla della Volpini Suite – realizzate su commissione di Theo Van Gaogh fratello dell’omonimo pittore in occasione dell’Esposizione Universale del 1889 - mettono in luce la grande abilità di Gauguin disegnatore, attento all’espressione del volto e al dettaglio.
Infine mi preme evidenziare la presenza di bassorilievi su legno con i quali sperimenta un linguaggio primordiale forse non dimenticando la tradizione europea degli ebanisti e dei mobili intarsiati. In queste ultime opere infatti si cimenta in rappresentazioni maggiormente decorative, sebbene assorbano una cifra austera, essenziale ed espressiva che è il modo “primitivo” di esprimersi di questo artista singolare. Una mostra che certamente consente di completare la visione dell’artista troppo spesso confinato a ritrattista di paradisi lontani e incantati.

L’esposizione, che presenta circa 70 opere, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore in collaborazione con Ny Carlsberg Glyptotek epromossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura, è curata da Line Clausen Pedersen e Flemming Friborg, rispettivamente curatrice del Dipartimento di Arte Francese e Direttore della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e realizzata anche grazie al sostegno di M&G Investments, main sponsor.
La Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen ospita una delle collezioni più complete al mondo di opere di Paul Gauguin, e questa mostra include non meno di 35 lavori provenienti dal museo danese, insieme a opere significative di Cézanne, Pissarro e Van Gogh. È tra l’altro la prima volta che una sezione così ampia della raccolta dei lavori di Gauguin viene esposta al di fuori del museo. Tra i capolavori c’è “Vahine no te Tiare” (Donna con fiore), uno dei primi dipinti che l’artista inviò in Francia da Tahiti nel 1891, come opera ambasciatrice di una nuova arte radicale “made in Polinesia” e “Mahana no atua” (Giorno di Dio) dell’Art Institute of Chicago che fu dipinto a Parigi nell’intervallo tra i soggiorni di Gauguin a Tahiti, dimostra che l’influenza di immagini e ricordi di un mondo primordiale e più autentico così come la commistione di fonti iconografiche diverse fosse elemento imprescindibile della sua produzione.

Anche per chi conosce bene o crede di conoscere questo artista, troppo spesso accostato a Van Gogh, trova al Mudec un’occasione per approfondire una figura inaspettatamente complessa dove il primitivismo è, prima di una rappresentazione e di una suggestione emotiva, una rivoluzione interiore che – a mio parere - non annienta la tradizione pittorica e il patrimonio formativo dell’artista, quanto lo reinventa e crea le premesse per un’altra forma di classicità. Dove il “primitivismo” non è una forma di esotismo alla moda come per certuni, quanto la riproposizione nel tempo di un’esigenza primaria dell’uomo che nell’arte fortemente materica quanto sintetica e “primaria” trova la sua forza espressiva e la propria ragion d’essere.
Quanto all’allestimento, interessante la copertura delle pareti con stoffe a trama grossa grigia e color terra e tutte le didascalie su supporto di legno. Ne risulta un effetto di raffinata suggestione al contempo molto semplice. Forse l’illuminazione sposa maggiormente il gioco emozionale che la fruibilità dell’opera stessa costringendo il visitatore ad un percorso in penombra dalle quali l’opera emerge in modo sensazionale, non sempre con una chiara didascalia luminosa.

Mudec - Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano

Info e prenotazioni
0254917
Orari
lunedì
14.30-19.30
martedì / mercoledì
venerdì / domenica
09.30-19.30
giovedì e sabato
9.30-22.30
Biglietti
Visitatori individuali
12,00 € Intero
10,00 € Ridotto
8,00 € Ridotto speciale
Gruppi
10,00 € Gruppi adulti
6,00 € Gruppi scuole
3,00 € Scuola infanzia (3-6 anni)

Grazie a Michela Beretta - Ufficio stampa e comunicazione

Articolo di Ilaria Guidantoni

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