Morbelli 1853-1919 - GAM (Milano)

Scritto da  Domenica, 24 Marzo 2019 

Milano rende omaggio al pittore piemontese, lombardo di adozione, nel centenario della nascita con una selezione di opere molto accurata che coprono tutti i temi e gli aspetti della pittura di Morbelli: i "vecchioni", la città che cambia nella modernità e nel disagio sociale, le "vendute", la natura della terra natale; il realismo fino all'incontro fotografico e il divisionismo.

 

La città di Milano - Comune di Milano e GAM – Galleria d’Arte Moderna - in occasione del centenario della morte rende omaggio a questo pittore di Alessandria – la sua famiglia, originaria di Casale Monferrato, si era poi trasferita - dal 15 marzo al 16 maggio con una mostra (realizzata grazie al contributo di Rotary Club Milano Sud e con il supporto di Erco) curata da Paola Zatti con la collaborazione di Alessandro Oldani, Giovanna Ginex e Aurora Scotti. Milanese d'adozione, vi arriva nel 1867, dove si è formato all'Accademia di Brera, punto di riferimento della pittura ottocentesca non solo milanese, Angelo Morbelli risente infatti della scuola della pittura storica come nel caso del quadro dedicato alla morte di un personaggio celebre, Goethe - Goethe morente, 1880, Olio su tela, Alessandria, Museo Civico e Pinacoteca di Alessandria che, assistito dalla nuora Ottilia, chiede luce. L’artista, che donò il dipinto alla Pinacoteca di Alessandria nel 1893, risente dell’insegnamento di Bertini e di tutta la tradizione ottocentesca della pittura storica: il tema della morte di un personaggio era infatti un topos diffusissimo ai tempi, e rimonta ad esempi quali la celebrata scultura di Vincenzo Vela Gli ultimi giorni di Napoleone o a dipinti che il visitatore può vedere anche nelle sale della Galleria d’Arte Moderna (ad esempio La Morte della figlia di Tintoretto di Eleuterio Pagliano).
A Milano Morbelli visse la maggior parte della sua vita e coltivò rapporti significativi anche al di fuori dell’ambito strettamente accademico con personalità di spicco come Vittore Grubicy e artisti divisionisti quali Giovanni Segantini e Gaetano Previati.
Conosciuto come il pittore dei "Vecchioni", deve questo appellativo al fatto che per gran parte della sua vita si dedicò a dipingere la condizione malinconica e di solitaria meditazione degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio, celebre organizzazione assistenziale milanese. In Giorni… ultimi! e Il Viatico, realizzate tra 1882 e 1884, Morbelli, non ancora approdato al Divisionismo, presenta gli ambienti del Trivulzio e gli anziani ospiti proponendo inediti tagli fotografici.
Giorno di festa al luogo Pio Trivulzio, poco apprezzato in Italia ma acclamato all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, segna gli anni della svolta divisionista. Tra le medesime file di banchi la presenza umana si fa rarefatta, lasciando il posto ad una sensazione di abbandono che si acuisce maggiormente proprio in corrispondenza dei giorni di festa.
Il Natale dei rimasti e Mi ricordo quand’ero fanciulla, assieme a I due inverni esposto nella sala V, costituiscono tre episodi del ciclo pittorico Il poema della vecchiaia, presentato alla Biennale di Venezia del 1903 raggiungendo un risultato di rara raffinatezza. La tecnica divisionista è ormai applicata con maestria e piena consapevolezza, l’atmosfera si fa ora pulviscolare e vengono messi a punto giochi di luce ed ombra.
Chiude la serie, dal punto di vista cronologico, Un Natale! Al Pio Albergo Trivulzio dove il vuoto dominante del grande salone sembra relegare in un angolo la presenza umana.
Lo sguardo è concentrato tutto sui volti sul senso di desolazione eppure di pace con un uso sapiente della luce, diffusa. Il focus è sempre sulla condizione umana anche quando c'è un evento particolare come il pranzo di Natale. Tutto è immerso in un'atmosfera soffusa, scura, dove la luce non sembra rischiare gli animi.
Morbelli è anche il pittore che coglie i cambiamenti della città, la via alla modernità nell'ambito della quale il treno è uno dei simboli, della nuova dinamicità. Come già fatto per La Galleria Vittorio Emanuele, tra il 1887 e il 1889 l’artista, attratto dall’inarrestabile crescita urbana, rivolge la propria attenzione alla Stazione Centrale, vero emblema di progresso. Realizzando due versioni dal taglio compositivo molto simile, Morbelli riprende l’ingresso della locomotiva sbuffante sotto il grande arco di ferro e vetro della nuova stazione di Milano, inaugurata nel 1864 su progetto del francese Louis-Jules Bouchot.
Più tradizionale è il soggetto de Le guglie del Duomo, anch’esso replicato due volte dall’artista. Morbelli vi combina la fine applicazione della tecnica divisa con un taglio compositivo in linea con la tradizione vedutistica su cui si era formato a Brera.
Il profondo attaccamento di Morbelli a Milano si coglie inoltre nella scelta di lavorare a più riprese sull’interno di Santa Maria dei Miracoli, una delle chiese più amate dai milanesi dove le giovani coppie sposate tradizionalmente lasciavano fiori d’arancio sull’altare dedicato all’Assunta.
Incensum Domino! è giudicato dal pittore stesso come opera nodale nel suo approdare alla tecnica divisa: l’atmosfera misteriosa della composizione è giocata sul contrasto tra la calda luce che penetra dalle finestre e le sagome dei fedeli, avvolte nella penombra. Morbelli vi conduce un’indagine impeccabile sulla luminosità, i raggi di sole si posano sulle pareti e sul pavimento di cui è svelata la preziosa trama decorativa.
Accanto ai luoghi resta sempre viva l'attenzione del pittore per le persone, siano ritratti di uomini celebri o approfondimenti sociali, in particolare sulla figura femminile che è moglie, madre o prostitute. In tal senso la serie delle “Vendute” è particolarmente significativa, cruda rappresentazione di cui l’artista realizzò tre versioni.
La Venduta presentata alla GAM, realizzata tra il 1887 e il 1888, costituisce il secondo esemplare della serie. L’opera fu presentata nel 1888 all’Italian Exhibition di Londra con il titolo A Pall-Mall Gazette subject, in riferimento a un’inchiesta sulla prostituzione femminile condotta all’epoca dalla stampa londinese. Ancora lontana dalla tecnica divisa che caratterizzerà invece la terza versione del 1897, l’opera presenta un netto taglio fotografico: una giovane donna, pallida e probabilmente malata, guarda diretta verso l’osservatore con aria mesta, quasi ad interrogarlo e a coinvolgerlo nel suo dramma personale.
Celebre anche è la serie delle mondine, ritratte al lavoro nei campi.
Una parte importante della sua pittura è legata alla natura, in particolare quella della terra natìa. Nel casalese i Morbelli mantennero sempre una residenza di campagna presso Colma, frazione di Rosignano Monferrato. Al centro del borgo si trova ancora oggi Villa Maria, così chiamata in onore della moglie di Morbelli, per il pittore insostituibile locus animae lungo il corso di tutta la sua vita, divenendo punto di partenza e di arrivo di una complessa rete epistolare e di uno straordinario sodalizio composto di illustri ospiti casalesi, tra cui Leonardo Bistolfi e Francesco Negri (che ha fissato nella memoria fotografica l'atelier di Morbelli), e di famosi artisti e letterati.
Nella Colma Morbelli trovò non solo un rifugio di vita agreste ma vi installò anche il suo atelier facendone un punto nevralgico di incontro per i numerosi pittori che gli erano amici quali Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni e Leonardo Bistolfi.
La prima lettera, presentata in questa sede, costituisce un’opera dal carattere intimo e famigliare. La protagonista è infatti Maria, giovane moglie dell’artista qui ritratta en plein air, incorniciata da un pergolato in affaccio sui colli circostanti. Se a livello iconografico aderisce alla tradizione pittorica ottocentesca, costellata di figure femminili immerse nella lettura, l’opera si mostra più audace a livello pittorico. Realizzata tra il 1890 e il 1891 la tela anticipa infatti l’imminente svolta divisionista dell’artista ed è soprattutto nella resa della figura femminile che si coglie l’attento lavoro sulla divisione del tono.
La Colma si afferma come soggetto prediletto dell’artista nella sua maturità, quando andava concludendosi il ciclo di opere dedicate al Pio Albergo Trivulzio.
A partire dalla metà degli anni Novanta, Morbelli affianca a opere di stampo realista alcune proposte pittoriche di natura delicatamente simbolista, legate a una maggiore introspezione psicologica e aventi una grande potenza emotiva.
Emblematico di una declinazione del soggetto dei “vecchioni” in chiave simbolista è il trittico Sogno e realtà in cui la dimensione della vecchiaia si fonde con quella di una perduta e mai dimenticata giovinezza che porta i due anziani a trovare un intimo punto di contatto nella dimensione del ricordo condiviso, decisamente suggestivo anche per il taglio dell’opera e l’articolazione in una sorta di trittico.
Anche il paesaggio si riaffaccia, ma in chiave simbolista, come nel formato inusuale quanto efficace che caratterizza Il ghiacciaio dei forni, eseguito durante uno dei soggiorni a Santa Caterina di Valfurva. Nel dipinto Morbelli abbandona i tradizionali schemi compositivi portando l’imponente parte innevata in primo piano con un azzardato taglio diagonale. In secondo piano, la massa della montagna si sviluppa in profondità presentando declivi aperti su canaloni dai forti riflessi bluastri ed arrivando così ad escludere le cime e il cielo dalla composizione. In nessun’altra opera Morbelli ha ripetuto un taglio così azzardato e moderno capace di reimpostare l’immagine tradizionalmente diffusa della montagna, mostrando come ancora in tarda età l’artista sapesse mantenere vivo uno spirito dinamico, di instancabile sperimentatore.
L’esposizione fa parte di Milano Art Week (1-7 aprile), palinsesto del Comune di Milano dedicato all’Arte Moderna e Contemporanea, proponendo un ciclo di incontri e visite guidate dedicate. Aperta al pubblico dal 15 marzo al 16 giugno, è allestita nelle sale del piano terra di Villa Reale, recentemente sottoposte a un intervento di restauro che valorizza le decorazioni e i pavimenti originali anche grazie a un rinnovato impianto illuminotecnico.
La mostra vanta prestigiosi prestiti, nazionali e internazionali, provenienti dal Musée d’Orsay di Parigi e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e, con l’intento di documentare alcuni degli aspetti salienti della produzione di Morbelli, quali la sperimentazione tecnica e l’elaborazione di alcune tematiche a cui sono dedicate le sei sezioni del percorso, propone nuovamente l’artista sulla scena milanese dopo moltissimi anni di assenza: l’ultima esposizione monografica a lui dedicata risale infatti al 1949.
Si tratta di un’occasione di approfondimento della conoscenza dell’artista a partire da alcuni capolavori conservati nelle collezioni del museo: il museo prosegue infatti con questa esposizione la sua programmazione temporanea (inaugurata nel 2014 con la monografica dedicata ad Alberto Giacometti e proseguita con le mostre su Medardo Rosso (recensita su Saltinaria), Adolfo Wildt, la Scultura dell’Ottocento, Giovanni Boldini e Francesco Hayez) volta a valorizzare gli artisti e con essi i movimenti che si sono rivelati snodi essenziali nell’evoluzione figurativa italiana otto e novecentesca.
Il percorso è completato da alcune opere di confronto che documentano le affinità tematiche, tecniche e compositive tra l’artista e alcuni suoi contemporanei, come Ernesto Bazzaro, Giuseppe Pellizza da Volpedo (con cui condivise anni di amicizia e lunghi scambi epistolari), Medardo Rosso, Vittore Grubicy de Dragon.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con saggi di Paola Zatti, Giovanna Ginex, Aurora Scotti, Alessandro Oldani, Niccolò D’Agati, Gianluca Poldi e le schede delle opere a cura di Costanza Ballardini.
La realizzazione dell’esposizione ha potuto contare sul sostegno de “Amis d’la Curma”, associazione culturale che ha tra i suoi obiettivi la valorizzazione della figura di Angelo Morbelli e del territorio monferrino. Negli ultimi quindici anni, l’associazione ha ridato vita a Villa Maria, residenza di Morbelli, con un’opera di recupero e di ricerca degli oggetti a lui appartenuti in una ricostruzione suggestiva del suo studio.
Percorrendo più da vicino la mostra importante è soffermarsi sulla formazione a Brera, fondata nel 1776 per volere dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, era il luogo che gli artisti milanesi e quelli che approdavano a Milano dalle altre città e regioni frequentavano per ottenere le patenti necessarie per esercitare i loro diversi mestieri: sarà così per tutto l’Ottocento e in parte ancora nel secolo successivo. Angelo Morbelli arriva a Brera nel 1867 e si iscrive il 22 dicembre alla Scuola di Elementi di Figura, tenuta da Raffaele Casnedi. Si muoverà poi tra le varie scuole, come era uso tra gli allievi dell’istituzione milanese: nel 1869 alla scuola di Prospettiva con Luigi Bisi, nel 1872 alla Scuola di Nudo e l’anno seguente alla scuola di Pittura, che era allora tenuta da Giuseppe Bertini (solo pochi allievi attendevano al magistero dell’ormai anziano Francesco Hayez).
Nel 1879 è invece iscritto alla Scuola del Paesaggio con Luigi Riccardi. Le opere esposte in questa sala danno conto di alcune delle componenti della formazione di Morbelli. Di altre esperienze fatte a Brera risente un dipinto presente, La Galleria Vittorio Emanuele in Milano del 1872: qui l’artista si rifà alla tradizione della pittura prospettica, che è ricordata in mostra con un esempio celebre del suo maestro Luigi Bisi (L’interno del Duomo di Milano), ma con un significativo scarto per quanto riguarda il soggetto: non più le celebri antiche chiese milanesi, che pure Morbelli tornerà a rappresentare negli anni della maturità, ma un edificio modernissimo in ferro e vetro, da pochi anni costruito dall’architetto Mengoni, nel quale interno ed esterno si confondono e la luce penetra nell’architettura, luogo dove la borghesia cittadina dell’epoca celebra i propri riti sociali nel segno della modernità.

MORBELLI 1853 - 1919
GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano
15 marzo – 16 giugno 2019
GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano
Via Palestro 16 – 20121 Milano
www.gam-milano.com
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
+39 02 884 45943
a cura di Paola Zatti
realizzata da GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano
Catalogo
Silvana Editoriale
Biglietti
Incluso nel biglietto di ingresso al museo. intero 5 euro ridotto 3 euro
Ingresso gratuito il primo e il terzo martedì del mese dalle ore 14.00 e ogni prima domenica del mese
Il biglietto cumulativo offre l’ingresso libero a tutti i Musei Civici per tre giorni (un ingresso in ogni museo). In vendita online (senza costi di prevendita) e nelle biglietterie a 12.00 euro.
Abbonamenti
L'Abbonamento Musei Lombardia Milano è il modo più conveniente per vivere appieno tutta l'offerta culturale della Lombardia. L'Abbonamento Musei Lombardia Milano è acquistabile online oppure nei punti vendita di Milano e della Lombardia.
Abbonamento Musei intero: € 45
Orari
Martedì – Domenica 9.00 – 17.30 Lunedì chiuso (ultimo accesso un’ora prima dell’orario di chiusura)
Attività didattica
Percorso didattico-museale rivolto alle Scuole Secondarie di Secondo Grado e agli adulti curato dalla Sezione didattica del Museo
Durata: 1 h circa
Martedì e giovedì ore 14.00
Dal 23 Marzo al 13 Giugno 2019
Attività gratuita
Prenotazione obbligatoria
Info e contatti: Sezione Didattica GAM tel. 02884.62764 (lun - ven dalle 11.00 alle 16.30)

Grazie all’ufficio stampa My Com Factory

Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP