Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter - Palazzo Cipolla, Roma

Scritto da  Domenica, 09 Marzo 2014 

Leggenda e realtà; molto spesso nella storia dell’arte queste due dimensioni si intrecciano e si confondono, l’artista lascia il posto al mito e si dissolve in un immaginario che perde il contatto con la verità storica. È quello che spesso accade ad artisti dalle vite curiose, disordinate, fuori dagli schemi, come Amedeo Modigliani, personaggio leggendario della pittura mondiale, a cui la letteratura, il cinema e la musica hanno dedicato grandi creazioni, esaltando la poesia della sua arte. Modì, come lo chiamavano i suoi amici, era però una figura frutto di un contesto culturale particolare, che è quello di Montparnasse dei primi del Novecento, dell’Ecole de Paris, dei cosiddetti artisti maledetti e dei grandi collezionisti/mecenati privati. La mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter”, allestita negli spazi di Palazzo Cipolla a Roma, espone dipinti e disegni appartenenti alla grande collezione di Jonas Netter (1867-1946), che ci aiuteranno a ricostruire il panorama artistico in cui lavorarono Modigliani e altri illustri pittori, suoi amici e collaboratori. L’esposizione, curata da Marc Restellini, arriva dai successi ottenuti alla Pinacothèque de Paris e al Palazzo Reale a Milano e rimarrà nella capitale fino al 6 Aprile 2014.

La scelta di aprire la mostra con un ritratto di Jonas Netter, realizzato da Moïse Kisling nel 1920, ci lascia intendere che il vero protagonista dell’esposizione è questo importante collezionista, noto per il suo gusto artistico e per la capacità di scoprire il genio di molti giovani promesse della pittura. Il ritratto ci parla di un uomo timido, schivo, a tratti malinconico e con un gusto raffinato, come suggerisce l’arredo ligneo decorato ad intarsi alle sue spalle. Anche i suoi figli, così come lui, sono caratterizzati da una riservatezza che per lungo tempo ha fatto sì che non acconsentissero ad una mostra sulla notevole collezione paterna, quindi l’esposizione che Restellini, oggi uno dei maggiori conoscitori di Modigliani, è riuscito a realizzare diventa un’occasione unica ed eccezionale.


Netter, benestante ebreo di origine alsaziana, vive nella Parigi di inizio Novecento, luogo di vivacità culturale, di eccessi, di follia e di forte sensibilità artistica; nel 1915 entra in contatto con un importante personaggio dell’epoca, Leopold Zborowski, mercante di libri, stampe, manoscritti e dipinti; ebreo polacco, che gli fa conoscere i giovani astri nascenti della scena artistica parigina, tra cui Modigliani, da cui rimarrà estremamente affascinato.
Amedeo, nato a Livorno da famiglia ebrea, arriva a Parigi nel 1906; dopo aver soggiornato a Montmartre si trasferisce nel 1909 a Montparnasse, nuovo quartiere artistico parigino, frequentato da numerosi pittori che passano le loro giornate tra tele, colori, ma anche tra eccessi fatti di alcool e droghe, incarnando l’ideale della vita da bohemien. La personalità eccentrica dell’italiano non tarda a farsi notare: scorribande, sbornie, un temperamento fuori dal comune e spesso fuori luogo diventano i suoi tratti caratteristici, ma forse anche i suoi peggior nemici che lo spingono alla ricerca della libertà e all’estrema povertà; i dipinti infatti non sono molto redditizi. Sarà proprio Zborowski ad aiutarlo in diverse occasioni, per esempio organizzando la sua prima mostra personale nel 1917 nella galleria d’arte Berthe Weil, le cui vetrine, ospitanti quei nudi di Modigliani sinuosi, sensuali, ma nel contempo malinconici, crearono tanto scalpore da richiamare l’intervento delle forze dell’ordine. In mostra è il ritratto che Amedeo realizzò del suo amico e agente e quello di Soutine, ma soprattutto ci sono i volti di giovani donne, prima fra tutte l’amata Jeanne Hébuterne, note ai più per i loro colli lunghi, realizzati con dense pennellate e con linee semplici ed essenziali.


Le pose trasmettono pacatezza, alle loro spalle sfondi piatti, spesso fatti di cromie fredde, in contrasto col rossore che sovente appare sulle gote delle donne di Amedeo. Ma dietro queste figure femminili, morbide, dolci e fragili c’è di più, c’è la ricerca del pittore volta a scoprire il loro inconscio e forse quegli occhi, che spesso appaiono senza pupille, quasi privi del loro naturale e umano brillio, indicano che qualcosa della loro reale personalità è sfuggita a Modigliani, qualcosa che solo loro possono conoscere e che il pittore con estrema umiltà ammette così di non poter riportare sulla tela, non avendola compresa fino in fondo.

 

Come detto l’esposizione non si occupa solo di Modigliani, ma di tutti i grandi artisti che lavorarono a Montparnasse nei primi del Novecento. Le sale si succedono con il susseguirsi dei nomi; apre le danze Derain e la sua pittura eclettica che coniuga il linguaggio di Picasso con quello dei Fauves, lo segue la “follia” di Utrillo, con i suoi paesaggi parigini, debitori e contemporaneamente lontani dagli angoli gioiosi e vivi della Parigi immortalata dagli impressionisti; le sue vedute, realizzate con colori pastosi e luminosi, sono strade solitarie, attorniate da alberi spesso spogli, dove la presenza umana è ridotta al minimo e latente è il senso di solitudine. E ancora il Nudo stante di Epstein, dove evidente è la lezione plastica di Cézanne, e quello di Fournier, datato 1920-1921, frutto di quel ritorno all’ordine di cui alcuni artisti sentono la necessità dopo le follie della prima guerra mondiale. Qui la cromia risulta attenuata grazie all’utilizzo di toni pastello, le carni della donna ricordano la morbidezza di Renoir e l’idea di coglierla nell’intimità del bagno è memore del celebre Bacile di Degas.

 

Un’ampia sala espositiva è dedicata all’unica donna presente in mostra, Suzanne Valadon. Madre di Utrillo, fu inizialmente modella e amante di molti artisti che per lei, sembra, persero completamente la testa, primo fra tutti Henry de Toulouse-Lautrec, ma anche Degas, che la incoraggiò molto nella sua attività di pittrice. I suoi lavori sono certamente debitori di Van Gogh e soprattutto di Cézanne, come si evince facilmente osservando Tre nudi in campagna, olio su cartone del 1909, dove la Valadon reinterpreta il tema della grandi bagnanti, utilizzando contorni netti e spessi, linee morbide e quegli alberi incurvati, chiara citazione dal dipinto di Cézanne di qualche anno precedente.

 

Tra gli artisti più notevoli esposti in mostra vi è senza dubbio Kisling , già citato quale autore del ritratto di Netter, che ci regala, in particolare in Donna con maglione rosso, una forte energia espressiva data da pennellate dense e da colori brillanti; ma nel contempo ha la capacità di lasciare un alone di mistero, di atmosfera sospesa, in quel volto appena accennato, i cui tratti sono irriconoscibili eppure così dolci e magnetici.
Uno spunto di riflessione interessante ce lo offre Helion, artista di cui sono esposte tele astratte, costituite da forme geometriche semplici, dipinte a larghe campiture di cromia tenue, a mostrare come nel contesto dell’Ecole de Paris uno dei principi fondamentali era la libertà espressiva e di linguaggio.

 

L’esposizione volge al termine con i dipinti di Soutine, caro amico di Modigliani dalla personalità particolare, sicuramente influenzata da esperienze di vita traumatiche. Nei suoi quadri il colore vibra grazie alla sua forte matericità, da alcuni fu addirittura definito un “colore demoniaco”, esprimendo forse il malessere e la confusione dell’artista. Le tematiche scelte sono ora semplici paesaggi, risolti sempre in uno stile vibrante, ora personaggi emarginati dalla società, come nel caso de La pazza dove una donna dallo sguardo sconvolto, è rappresentata con mani nodose e sofferenti e con la testa stretta fra le spalle, in tutta la sua fragilità; qui il senso del disagio è accentuato da colori forti, in particolare dal verde acido dello sfondo.

 


L’esposizione è l’occasione per conoscere l’universo dei cosiddetti artisti maledetti, che nei loro dipinti non vogliono denunciare i malesseri della società, ma vogliono semplicemente raffigurare quello che vedono o che più li ispira, filtrandolo attraverso la propria interiorità, arrivando così ognuno ad esiti differenti. Dai loro lavori traspare ora la gioia, ora la solitudine, la follia, l’inquietudine o l’amore per una donna; attraverso i loro dipinti conosciamo gli infiniti universi dell’essere umano.

 

INFO
Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter
Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla
Via del Corso 320, 00186, Roma
14 Novembre 2013 – 6 Aprile 2014
Orari: Lunedì dalle 14 alle 20; da martedì a domenica dalle 10 alle 20
Biglietti: intero 13 €, ridotto 11 € (audioguida inclusa nel biglietto)
Info e prevendita: +39 06 98373328


Articolo di Roberta Di Pietro

 

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