Memling. Rinascimento fiammingo. Roma, dall’11 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015

Scritto da  Lunedì, 20 Ottobre 2014 

La scuola spesso ci insegna che il grande Rinascimento fu un movimento culturale italiano e che la nostra penisola diede i natali alle sue più grandi personalità, dimenticando così che fu in realtà un sentire culturale che investì tutta l’Europa e che ogni Stato arricchì il linguaggio rinascimentale con elementi derivanti della propria tradizione artistica, che dialogarono e si confrontarono con quelli propri dell’arte italiana.

Quest’anno le Scuderie del Quirinale vogliono mostrare proprio la complessità di tale movimento e osservarlo da un punto di vista differente: ci si sposta nelle Fiandre, terra che durante il XV secolo fu famosa per i suoi mercanti e i suoi banchieri, e si fa la conoscenza di Hans Memling, artista che nella seconda metà del Quattrocento divenne il più richiesto dai ricchi committenti di Bruges. Dall’11 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015 sarà possibile ammirare i suoi trittici, le sue Madonne, i suoi ritratti vibranti di anima, in un’esposizione che vuole mostrare quanto quest’artista fu di ispirazione per i pittori del suo tempo ed in particolare per i più importanti artisti italiani.

La mostra monografica ospitata dalle Scuderie del Quirinale, esamina in modo attento, e soprattutto completo, il percorso artistico di colui che venne definito da Romboudt de Deppero, nel 1494, il “pittore più abile ed eccellente del mondo cristiano”.

Ad accoglierci è il ritratto di una donna con copricapo tipico fiammingo, caratterizzato da un velo magistralmente dipinto che le incornicia il volto; lo sguardo si perde in lontananza, algido nel colore chiaro dell’iride e vagamente velato da un pudore religioso. Lo sfondo scuro fa risaltare l’incarnato chiaro del volto, che grazie ad un sapiente uso di luci ed ombre sembra uscire dal dipinto ed interloquire con l’osservatore, palpitante di vita. Realizzato da Memling tra il 1480 e il 1485, doveva rientrare in quella categoria di ritratti realizzati per commemorare un defunto. È solo uno dei numerosi ritratti che l’esposizione ospita, caratterizzati da una raffinata esecuzione, dalla posa di tre quarti, dalla tecnica ad olio, tipica della pittura fiamminga, da un’attenzione ai particolari e alla resa materica, che dona a queste opere un naturalismo accattivante.
Trasferitosi a Bruges nel 1465 e fondata la sua bottega, le personalità più facoltose della città vollero farsi ritrarre dal suo pennello, fra loro vi erano numerosi italiani, presenti in città per affari; un esempio è il ritratto, presente in mostra, di Benedetto Portinari, rampollo di un’importante famiglia fiorentina, posto di tre quarti e colto nel momento della preghiera e della riflessione religiosa, all’interno di un elegante loggiato di gusto rinascimentale che si affaccia su un paesaggio raffinato, tipico del linguaggio fiammingo e che molto influenzò anche la ritrattistica italiana.

Poco si sa della formazione di Memling, probabilmente lavorò a Bruxelles nella bottega di Van der Weyden, importantissimo artista delle Fiandre e colui che nel 1450 portò in Italia l’innovativa arte fiamminga, influenzando in particolare tutta una serie di artisti, primo fra tutti Antonello da Messina, che gravitavano intorno alle corti del nord Italia. Una sezione della mostra è proprio dedicata ad un parallelo tra l’allievo e il maestro, troviamo il Trittico di Jan Crabbe, dipinto da Memling nel 1470, con le bellissime ante laterali raffiguranti un’Annunciazione, esposto di fronte al Compianto sul Cristo morto di Van der Weyden: in entrambe le opere sono presenti un paesaggio nitido, con agglomerato urbano posto sulla cima di rilievi rocciosi, un’attenzione minuziosa ad ogni particolare, colori lucenti e brillanti, accentuati ancor più dalla pittura ad olio, marchio di fabbrica dei fiamminghi, ed una coinvolgente emotività; ma ciò che soprattutto accomuna i due pittori è il trattamento delle vesti, che sembrano di un tessuto pesante che cade in pieghe dalle geometrie eleganti.
Sicuramente una delle commissioni più importanti fu il Trittico del Giudizio Universale per Angelo Tani, opera rubata da pirati durante il trasporto via mare che dalle Fiandre doveva portala a Firenze e ora conservata a Danzica, purtroppo grande assente della mostra, che però cerca di farla rivivere attraverso un pannello informativo e uno schermo, che ne evidenzia ogni particolare. Inoltre nel percorso espositivo si incontrano numerosi trittici, soluzione molto amata dall’arte quattrocentesca, tra i più interessanti ci sono il Trittico Moreel, opera religiosa coniugata con un curioso ritratto familiare, e il Trittico della Passione, proveniente dalla Galleria Sabauda di Torino e datato 1470, nel quale le stazioni della Passione di Cristo si sciolgono come fosse un fumetto da sinistra a destra, con andamento a zig zag e prospettiva a volo di uccello, ottenendo così una narratività e una minuzia di particolari che incantano l’occhio dello spettatore, perso a leggere le numerose scene che si svolgono dentro e fuori le mura di una cittadina architettonicamente curiosa, sotto lo sguardo dei due committenti inginocchiati agli angoli inferiori del dipinto.

Accanto a queste grandi opere c’è anche spazio per piccole tavole, in genere legate alla devozione privata, che esaltano le doti miniaturistiche di Memling e sono ricche di significati nascosti. È il caso del Trittico della Vanità Terrena e della salvezza divina, del 1485, dove una donna nuda, simbolo di lussuria, è affiancata alla figura della morte, alla raffigurazione dell’Inferno, luogo di dannazione, al Salvator Mundi, che invece ci ricorda la possibilità di una salvezza, e ad un teschio, ossia il memento mori; il tutto è dipinto a punta di pennello, con estrema raffinatezza.
L’esposizione segue con spazi dedicati a tutti quei pittori fiamminghi che furono profondamente influenzati dall’arte di Memling, molti dei quali sono personalità sconosciute come per esempio il Maestro di Sant’Orsola o il Maestro della Leggenda di Santa Lucia, la cui arte in mostra è esemplificata da una Santa Caterina d’Alessandria che sorprende per l’incantevole veste, lussuosa nella sua abbondanza di ori.
Sicuramente Memling lasciò molto alla pittura italiana, ne è un esempio la copia, presente in mostra, di un Cristo Benedicente dell’artista fiammingo, realizzata dal Ghirlandaio, che quindi dimostra l’estrema ammirazione che gli italiani dovevano avere per la sua arte; ma non bisogna sottovalutare anche l’impatto che l’arte italiana ebbe sulla pittura di Memling, come è ben visibile nel Trittico della Resurrezione, datato 1480-85, dove i festoni e i putti che incorniciano la scena ricordano delle soluzioni della scuola di Squarcione e quel legame con l’antico che fece del Rinascimento italiano uno dei momenti artistici di massima raffinatezza.

Il percorso della mostra è atto a dimostrare come i linguaggi artistici di un pittore o di un movimento artistico non sono dei fatti a sé stanti, ma sono frutto di scambi, di osservazione dell’altro, di studio e di arricchimento reciproco. In conclusione, nessun artista è un’isola.

Informazioni
Memling. Rinascimento fiammingo
Scuderie del Quirinale – Roma, via XXIV Maggio 16
Dall’11 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015
Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 (ingresso consentito fino ad un’ora prima dell’orario di chiusura)
Biglietti: intero 12 €, ridotto 9,50 €
Informazioni e prenotazioni 06 39967500

Grazie a Dario Santarsiero

Articolo di Roberta di Pietro

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