Una domenica al Museo: la mostra fotografica di Mario Dondero alle Terme di Diocleziano

Scritto da  Silvana Calò Domenica, 08 Febbraio 2015 

La prima domenica di ogni mese c’è l’ingresso gratuito a tutti i Musei statali e, per i residenti a Roma, anche a quelli comunali. E’ un’occasione da non perdere per apprezzare il ricco patrimonio di cui possiamo godere… Così in quelle domeniche “particolari” si può varcare la soglia di tanti musei e riscoprire l’immensa ricchezza di cui possiamo essere fruitori privilegiati, ma si può anche fare una semplice passeggiata, entrando qua e là nelle numerose chiese romane e “rischiare” così di imbattersi in opere di Caravaggio, Michelangelo, Bernini, Pinturicchio

C’è un luogo particolare, e non è il solo, che merita di essere visitato: è il complesso delle terme di Diocleziano vicino alla stazione Termini che, insieme a Palazzo Massimo, proprio di fronte nella stessa piazza, al Palazzo Altemps, alla Crypta Balbi e al Museo Palatino, ospita dagli anni novanta le opere del Museo Nazionale Romano. L’imponente impianto termale di Diocleziano con gli immensi spazi delle palestre, biblioteche, piscine, con i suoi 3500 metri quadrati, ci riporta all’antica Roma e ospita numerose statue, rilievi, altari, sarcofagi, prezioso patrimonio proveniente dal territorio romano. Nelle Grandi Aule delle Terme è possibile ammirare sino al 22 marzo 2015 la mostra fotografica di Mario Dondero, uno dei più grandi fotoreporter italiani di fama internazionale. Con le sue fotografie Dondero ci offre uno spaccato, un affresco del Novecento, dagli anni cinquanta sino ai nostri giorni: è la storia raccontata per immagini, con un linguaggio poetico, sospeso nel tempo, con il suo bianco/nero che l’autore definisce “il colore della verità”. Accanto a queste spiccano anche le foto a colori che insieme delineano il suo racconto fotografico, dove è possibile rintracciare momenti storici, luoghi, personaggi, noti e meno noti, che hanno attraversato e caratterizzato un’epoca.

Alla mostra sono associati un video e alcuni pannelli esplicativi in cui l’autore si racconta e ci racconta la sua esperienza umana, dove la sua professione di fotogiornalista l’ha condotto in giro per il mondo.
Nato a Milano nel 1928 lavora per diverse testate giornalistiche come “L’Unità”, “L’Avanti”, “Le Ore”. Il suo lavoro è caratterizzato da un intimo impegno sociale, accompagnato anche da alcuni documentari per la televisione e il cinema. Suoi punti di riferimento sono Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, che lo influenzano e lo guidano nel suo percorso. Nel 1954 si trasferisce a Parigi dove continua a collaborare sia con la stampa italiana sia con quella francese. Attualmente risiede nelle Marche, a Fermo, ma viaggia ancora per realizzare i suoi servizi, collaborando in particolare con “La Repubblica”e “Il Manifesto”.
Ha incontrato artisti e intellettuali, tra i quali Francis Bacon, Alberto Giacometti, Giorgio De Chirico, Carla Fracci, Giuseppe Ungaretti, Maria Callas, Yves Montand, Pasolini, Vittorio Gassman, Roman Polanski, Dario Fo, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Pablo Neruda, Gabriel Garcia Marquez, Eugene Ionesco e tanti altri ancora, che come testimoni silenziosi di quegli incontri affollano una parte della mostra.

Accanto a queste foto però, ce ne sono altre che raccontano l’Italia degli anni sessanta con le sue campagne, il mondo della scuola e i suoi maestri. In quegli anni, ricorda Dondero, i bambini delle scuole elementari facevano i professori dei loro genitori analfabeti. Volge inoltre il suo sguardo all’ “Emilia rossa” e ci conduce attraverso le sue immagini poetiche in quel mondo rurale.
Il suo percorso continua nel 1963 con il conflitto algero-marocchino e da lì altre guerre, altre miserie, documentando gli aspetti nascosti di una guerra, le atrocità nelle retrovie, la guerra che non appare, ma non per questo è meno violenta. Altre foto sono dedicate al ’68 a Parigi, con il suo clima infervorato della Rivolta, con la Sorbona occupata. Ancora un’immagine di una manifestazione parigina del 2011 riecheggia quello slogan: Liberté, Egalité, Fraternité. Da Parigi a Praga, a Berlino, durante il crollo del muro, a Cuba, alla Bulgaria. Nel 2007 un lungo viaggio lo porta nell’ex Unione Sovietica; e ancora un altro viaggio importante lo vede protagonista in Afghanistan, insieme a Valentino Parlato, negli ospedali di Emergency: da una parte la dignità del popolo afghano, dall’altra il coraggio, la passione e il grande lavoro del personale di Emergency, Dondero sempre testimone per noi della Storia dei nostri giorni, non per fotografare solo i grandi eventi, ma per comprendere la vita quotidiana, il lavoro nelle fabbriche e a Parigi si innamora della strada, il grande palcoscenico della vita, per cogliere l’attimo fuggente.

E come dice Giorgio Gaber: “c’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza, c’è sola la voglia di uscire, di esporsi nella strada, nella piazza…perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo”…
Questo ed altro si può scoprire ed ammirare alla mostra di Mario Dondero.

Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano
Indirizzo: Viale Enrico De Nicola, 78 - 00185 ROMA (RM)

Giorni di apertura
martedì-domenica dalle ore 9.00 alle 19.45. La biglietteria chiude alle 18.45.

Giorni di chiusura
il lunedì

Articolo di Silvana Calò

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