Man Ray, l’uomo infinito – Castello aragonese (Conversano, Bari)

Scritto da  Sabato, 16 Settembre 2017 

Man Ray, l’uomo infinito, per la prima volta una personale dell’artista a 360 gradi nel sud d’Italia, dal 15 luglio al 19 novembre 2017. Una mostra completa, anche di oggetti, ben articolata, nelle sue otto sezioni, che racconta l’uomo e non solo questo artista versatile tra fotografia, pittura, scultura, cinematografica, grafica con un percorso singolare che ha saputo unire New York a Parigi. Molto piacevole l’allestimento con illuminazione diretta sulle opere, un risultato pulito e fruibile.

 

Cento opere del grande maestro, simbolo degli orizzonti nuovi della modernità, in un contesto fortemente connotato storicamente quanto recettivo per una mostra fotografica: siamo nel Castello aragonese del paese di Conversano a una trentina di chilometri nell’entroterra di Bari, da dove però si vede il mare come su una terrazza, in particolare quella del nuovo allestimento dell’edificio, dove è stato creato un caffè libreria di grande gusto. La foggia medioevale, con i rimaneggiamenti successivi, nella sua essenzialità architettonica, disegna ambienti ampi, luminosi dove la pietra chiara si sposa perfettamente con l’arte fotografica in bianco e nero, lontano dallo stereotipo del castello cupo.
La mostra è una prima assoluta perché non c’era mai stata una personale di Man Ray nel sud Italia e anche a Roma non la si ricorda da decenni. L’esposizione è organizzata dall’Associazione Culturale Artes - che da diversi anni promuove iniziative di notevole valenza culturale sul territorio della provincia di Bari, tra cui il Festival Libro Possibile - attraverso la sezione dedicata alle proprie attività denominata l’Arte Possibile, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Conversano, la Fondazione Marconi ’65 di Milano – proprietaria della collezione, frutto di un’antica amicizia con l’artista - ed il Man Ray Trust, una mostra del celebre artista Man Ray, composta da fotografie, disegni, acquerelli, serigrafie, litografie, oggetti e una scultura. Consulenza curatoriale di Vincenzo de Bellis con Eugenia Spadaro.
Artista a tutto tondo, ha saputo sperimentare linguaggi diversi: è stato pittore, scultore, disegnatore, grafico, cineasta e scultore. L’esposizione si articola in otto sezioni tematiche che seguono il filo cronologico dell’opera e della vita di Emmanuel Rudzitsky, questo il suo nome all’anagrafe, che nasce a Philadelphia il 27 agosto del 1890.
Cresce a New York, dove completa i suoi studi e comincia a lavorare come disegnatore e grafico, firmando le sue opere con lo pseudonimo Man Ray, uomo raggio e il titolo dell’esposizione rende bene la sua inclinazione: il titolo è tratto dall’opera omonima, l’Homme Infini, del 1970, e contiene in sé tutto il senso della complessità e profondità della ricerca artistica. Nel 1915 conosce Marcel Duchamp che diventa suo grande amico, un’amicizia che durerà tutta la vita e che ispira la sua arte. Insieme fonderanno il ramo americano del movimento Dada, destinato però a non avere successo nella Grande Mela, tanto che poi Man Ray rientrerà a Parigi proprio per seguire Duchamp. Importante anche l’incontro con Picabia. Alle prime opere di ispirazione cubista, corrente dalla quale viene fortemente attratto, segue la sperimentazione di varie tecniche (collage, sculture e assemblaggi, pittura ad aerografo, fotografia). Nel 1921 si trasferisce a Parigi assieme a Duchamp, come accennato, dove comincia a dedicarsi alle fotografie dei ritratti di personaggi celebri, come James Joyce, Jean Cocteau, producendo i suoi primi “rayographs”: immagini fotografiche ottenute poggiando gli oggetti sulla carta sensibile. Nel 1924, Man Ray diventa il primo fotografo surrealista e da qui la sua arte fotografica diviene sempre più nota e sempre più ricercata. Nel 1941 si reca a Los Angeles dove rimane fino al 1951, per poi rientrare a Parigi, dove muore il 18 novembre del 1976, lasciando una lunga eredità artistica.
Il percorso inizia con la sezione New York 1912-1921 nella quale sono esposte le prime opere del periodo americano che includono la commistione tra fotografia e pittura. Da sottolineare che in America aveva seguito dei corsi di nudo aprendo un orizzonte relativamente nuovo, perché non erano così diffusi i corsi di nudo. Ancora resta qualcosa della visione tradizionale della donna come il celebre ritratto ispirato al violino di Ingres, dove il corpo della donna appare come uno strumento che può essere suonato per il piacere dell’uomo. Da non trascurare l’attenzione alla tecnica come la cosiddetta solarizzazione, la possibilità di illuminare con fasci di luce i soggetti.
La seconda sezione, il rapporto con Marcel Duchamp, presenta appunto il legame tra i due artisti che si influenzeranno reciprocamente in uno spirito di mutua apertura.
Seguono le sezioni, Gli amici artisti e autoritratti, soggetto quest’ultimo sul quale si è esercitato a lungo. Tanti i volti riconoscibili in primis quello di Pablo Picasso, ma anche i gruppi di artisti; e Muse e modelle, sezione legata alla sua collaborazione con giornali di moda, quali Vogue, attività che gli garantiva da vivere.
Segue la sezione Dadaismo ed avanguardie che evidenzia la sua adesione al Dadaismo la cui concezione ha sovvertito la stessa concezione dell’arte: è la parte che raccoglie alcuni oggetti frutto di assemblaggi giocosi e “illogici” come le stampelle montate in forma di attaccapanni per aggiunte successive o il metronomo con l’occhio. In Realtà e finzione, voyerismo e sadismo, sono esposte le opere realizzate tramite tecniche sperimentali tra cui i famosi rayographs: immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carte sensibile che viene poi impressionata senza l’uso della macchina fotografica, come la celebre The Tears/Les larmes del 1930.
La penultima sezione, Juliet con l’album The fifty faces of Juliet, è un chiaro omaggio alla moglie, ballerina americana che ritrae in 50 pose diverse rendendola quasi irriconoscibile in un gioco di sperimentazioni tecniche e di travestimenti che racconta anche l’idea della potenzialità e dell’infinità dell’universo femminile e del potenziale che vi è in ogni donna.
Conclude il percorso la sezione Ritorno in Francia, dedicata all’ultima fase della sua vita quando, nel 1951, deciderà di tornare alle origini per dedicarsi esclusivamente alla pittura, consapevole che mentre si perdona ad un pittore di lasciare la pittura per dedicarsi alla fotografia, difficilmente si accetterebbe il contrario, che un fotografo famoso torni a fare il pittore.

Informazioni
Castello aragonese
Corso Morea - Piazza della Conciliazione
70014 Conversano –Bari; tel. 393 999 05 05
Infopoint attivo dal lunedì alla domenica 9.30-13.30/17.00-21.00:
tel. +39 3939990505; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario di apertura
Dal lunedì alla domenica 9.30-13.30/17.00-2100
Possibile acquistare i biglietti per la mostra direttamente presso il Castello aragonese di Conversano.
La biglietteria chiude 30 minuti prima dell'orario di chiusura della mostra.
Ingresso intero € 10,00
Ingresso ridotto € 6,00
Per persone di età compresa tra 6 e 18 anni, studenti universitari che dimostrino di essere regolarmente iscritti attraverso il bollettino del pagamento delle tasse universitarie, over 65, accompagnatori di disabili e per gruppi di almeno 10 persone.
I gruppi per avere diritto alla riduzione devono preventivamente prenotare l’ingresso almeno il giorno prima o la mattina per il pomeriggio.
Ingresso gratuito
Per bambini fino a 6 anni, disabili, giornalisti con tesserino

Articolo di Ilaria Guidantoni

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