Come un aquilone sulla mostra “LA SPINA. Dall’agro Vaticano a via della Conciliazione”

Scritto da  Silvana Calò Sabato, 30 Luglio 2016 

C’è tempo fino al 20 novembre 2016 per andare ai Musei Capitolini che ospitano la mostra “LA SPINA. Dall’agro Vaticano a via della Conciliazione”, non a caso collegata con il Giubileo.
Una rassegna multidisciplinare, come sempre più spesso sono le mostre, per attrarre e coinvolgere lo spettatore.

 

Se vi affacciate dalla finestra del Museo potete provare la sensazione di volare come un aquilone sulla città…e potete continuare a immaginare di sorvolare anche all’interno sulle sale espositive.
L’esposizione, curata da Laura Petacco e Claudio Parisi Presicce, non è esclusivamente una mostra per storici, archeologi, storici dell’arte e per addetti ai lavori, ma è stata curata con l’intento anche di restituire al più grande pubblico la rievocazione di parti della città che non esistono più.
Viene quindi proposto un viaggio a ritroso nel tempo nei luoghi che conducono alla Basilica di San Pietro, raccontandone le profonde trasformazioni subite dall’antichità fino al Giubileo del 1950, anno in cui ne venne definitivamente completato l'arredo urbano.
Il Genius loci è il testimone e custode di una memoria collettiva di avvenimenti storici che hanno portato alla conformazione attuale di Roma, come la viviamo oggi, capitale dello Stato e fulcro simbolico della cristianità.
Come si evince dal titolo, protagonista della mostra è La Spina nella doppia accezione da una parte di toponimo derivante dalla forma allungata dell’isolato rinascimentale, oggi scomparso, e dall’altra di “corpo estraneo” che, con le demolizioni, di fatto è stato estratto e sottratto dalla struttura della città.
La mostra è suddivisa in tre diverse sezioni:
Prima della Spina; La Spina dei Borghi; Cavare la “spina” a San Pietro.

Prima di iniziare la visita c’è un pannello introduttivo in cui fra le altre cose si può leggere un ricordo di un Alberto Sordi bambino, che ci restituisce quest’area così come non la vedremo più:
“Ero in compagnia di mio padre…arrivammo percorrendo i vicoli, che poi furono distrutti, di Borgo: un ammasso di casupole, piazzette, stradine. Poi, dietro l’ultimo muro di una casa che si aprì come un sipario, vidi questa immensa piazza. Il colonnato di Bernini, la cupola. Un colpo di scena da rimanere a bocca aperta. Ecco quello che ricordo di più di quel Giubileo fu questa sorpresa (Giubileo 1925)”

PRIMA DELLA SPINA

In questa prima sala si risale all’origine della zona vaticana un tempo esclusa dal perimetro delle mura a causa dei frequenti straripamenti del Tevere che la rendevano povera e malsana.
Fu solo a partire dalla prima età imperiale che furono realizzate le prime ville suburbane grazie agli interventi di bonifica dell’area.
L’origine del termine Vaticano ebbe dapprima una valenza puramente pagana, in quanto questo luogo, chiamato appunto Vaticanum, era dedicato al culto della dea Cibele, frequentato fino alla fine del IV sec. d.C., in compresenza e forse in contrapposizione al cristianesimo.
Durante l’alto medioevo, intorno alla Basilica si sviluppò invece una vera e propria area sacra con monasteri, diaconie, chiese.
Burgs era il termine con cui i pellegrini germanici definivano l’agglomerato da cui il toponimo “Borgo”.
A partire dal pontificato di Leone IV, alla metà del IX secolo, l’area venne cinta di mura divenendo una vera e propria cittadella fortificata.

LA SPINA DEI BORGHI

L’esposizione continua puntando l’attenzione sull’isolato stretto e allungato - da cui il nome “Spina” - compreso tra lo spiazzo antistante Castel Sant’Angelo e quello di fronte alla Basilica di San Pietro, che vive e si trasforma a seguito di demolizioni: le prime per aprire via Alessandrina (poi Borgo Nuovo) nel 1499, le ultime per realizzare via della Conciliazione (1936-1937).
Il Borgo, nato quindi a difesa della Basilica, durante il rinascimento si tramuta in un complesso di palazzi per alti prelati e addetti alla Curia, divenendo sede del potere pontificio.
Con la realizzazione, nel 1657, del colonnato di Gian Lorenzo Bernini il raccordo tra il complesso basilicale e la Spina si pone in termini nuovi senza, di fatto ulteriori trasformazioni.
L’ultimo intervento urbanistico che modifica la fisionomia di Borgo risale al 1852 con la sistemazione di Piazza Pia ad opera dell’arch. Luigi Poletti.

CAVARE LA “SPINA” A SAN PIETRO

Nell’ultima sezione infine è possibile leggere sul muro la frase: “Perché hai voluto levare la “spina” a San Pietro? Il Principe degli Apostoli era un pescatore, e di spine se ne intendeva: se per tanti secoli non se l’era cavata, vuol dire che non gli dava fastidio”
Antiono Munoz intervista Marcello Piacentini, “L’Urbe”, maggio 1937.

Questa citazione introduce la questione secolare dell’accesso a S. Pietro a partire dal progetto del Bernini del terzo braccio del colonnato e i successivi altri progetti, ma nessuno mai realizzato.
Il dibattito viene ripreso quando Roma diventa Capitale d’Italia e da allora si susseguono una serie di piani regolatori spesso divergenti.
Si giunge quindi all’approvazione del progetto, da parte di Mussolini e di papa Pio XI, che prevede l’avvio alle demolizioni: dal 29 ottobre 1936 all’8 ottobre 1937 si distrugge l’isolato compreso tra Borgo Vecchio e Borgo Nuovo.
Gli abitanti vengono ricollocati nelle nuove borgate appositamente costruite:
S. Basilio, Tiburtino III, Quarticciolo…
Basta solo un anno per cancellare quello che Leonardo Benevolo definisce il carattere di Roma Moderna, cioè “il contrasto permanente tra tono aulico e tono popolare” e la “coesistenza della scala monumentale con la scala quotidiana”.

Nelle sale espositive le trasformazioni dell’area vaticana sono documentate e restituite da una variegata serie di opere: dalle cartografie storiche ai reperti archeologici, dai materiali architettonici ai frammenti di affreschi staccati, dagli acquarelli alle vedute a stampa, ai dipinti, alle fotografie.
Una parte interessante è costituita dai plastici, alcuni dei quali mai esposti prima, testimoni silenziosi e per lungo tempo” invisibili” agli occhi del grande pubblico.
Una mostra da non perdere quindi per la ricchezza e la particolarità dei materiali esposti, che ci riportano un passato che non c’è più.

LA SPINA.
DALL’AGRO VATICANO A VIA DELLA CONCILIAZIONE

Dove: Musei Capitolini - Piazza del Campidoglio, Roma

Date: 22 luglio – 20 novembre 2016

Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30.
La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti:
€ 15.00 biglietto integrato Mostra + Museo intero, comprensivo della tasse del turismo di € 1.00 per i non residenti a Roma;
€ 13.00 biglietto integrato Mostra + Museo ridotto, comprensivo della tasse del turismo di € 1.00 per i non residenti a Roma;
€ 2,00 sul biglietto gratuito, ad esclusione dei biglietti per scuole elementari e medie inferiori, bambini da 0 a 6 anni e portatori di handicap

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 21.00)
www.museicapitolini.org; www.museiincomune.it

Grazie a Chiara Sanginiti, Ufficio stampa Zetema Progetto Cultura

Articolo di Silvana Calò

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