Jean Arp – Terme di Diocleziano (Roma)

Scritto da  Domenica, 09 Ottobre 2016 

Mostra dalle dimensioni contenute, con un allestimento giocoso e in sintonia con lo spirito dell’arte dell’artista e della moglie Sophie Täuber – sodalizio trentennale nella vita e nell’arte – con la quale condusse una battaglia per l’emancipazione delle “arti minori” dalla scultura. Armonico l’inserimento del biomorfismo e delle linee sinuose nei grandi spazi storici.

 

Ottanta pezzi tra sculture, disegni, guache, papier collé e perfino marionette, raccontano, a cinquant’anni dalla morte dell’artista, poeta e scultore alsaziano Jean Arp (nato a Strasburgo nel 1886 e morto nel 1966), il cammino di uno dei grandi protagonisti del Novecento dal 1915 alla morte, tra i fondatori del Dadaismo.
La mostra, allestita al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, è in scena dal 29 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017. Curata da Alberto Fiz, in collaborazione con Fondation Arp di Clamart e promossa da Soprintendenza archeologica di Roma, il catalogo è realizzato da Electa.
Fu proprio a una sua mostra a Zurigo, città del Caffè Voltaire, di culla del movimento di avanguardia del Novecento, che incontrò la moglie Sophie Täuber (nata a Davos nel 1889 e morta nel 1943) che poi sposò nel 1922 e che questa mostra contribuisce a far uscire dall’ombra. Lei in particolare si definiva un’artigiana-artista e condusse con il marito una battaglia per affrancare le cosiddette “arti minori” dalla scultura. In mostra infatti anche le sue marionette, disegni e altre opere non convenzionali.
L’allestimento con pannelli di legno chiaro, nastri colorati è giocoso e lega le opere di dimensioni contenute ad un ambiente sontuoso, dai grandi spazi e un poco austero, creando un legame tra l’essenzialità delle forme di Arp, bianche e in bronzo per lo più, e la pietra del museo. In linea anche con il gusto dei due artisti e la loro idea di arti artigianali.
Dominano le forme morbide che richiamano al biomorfismo, con linee sensuali, che per alcuni aspetti si possono associare al Henri Moore, presentato lo scorso anno negli stessi spazi, il rumeno naturalizzato francese Brancusi, dove per l’ispirazione è più la cosiddetta “arte primitiva” con i suoi totem e per certi aspetti Auguste Rodin là dove il tratto si fa più essenziale (in mostra anche un omaggio al grande artista francese). Non c’è però, è importante sottolineare perché è esplicitato da Arp, un desiderio platonico di imitazione della natura, di copia dal vero, quanto un assorbimento dell’energia vitale e dello spirito creativo della natura. In tal senso l’arte è a sua volta madre di vita.
Il curato Alberto Fiz sottolinea come, diversamente da Moore, in Arp rimane continuo il parallelismo, incontro tra uomo e natura e mai risolto, diventando a mio parere intrigante avvolgente per lo sguardo del visitatore anche se a volte distante ed enigmatico emotivamente..
Nelle forme e soprattutto nelle opere pittoriche si ritrovano anche la lezione del cubismo e del costruttivismo. Nella sua formazione anche la partecipazione al surrealismo e prima a Kandinskij al quale si avvicinò nel 1912 partecipando alla mostra del Blaue Reiter.
Molti i lavori firmati a quattro mani dalla coppia quasi indistinguibili nei singoli contributi proprio per il cammino dei due artisti così intrecciato. Arp, fatto straordinario per quell’epoca, offrì anche dopo la morte di lei un grande tributo alla sua donna artista che gli aveva indicato il cammino.
Arp perse la moglie giovane nel 1943 per una fuga di gas da una stufa difettosa e per i tre anni successivi non riuscì a lavorare distrutto dal dolore. La coppia si era rifugiata in svizzera a Zurigo per sfuggire all’occupazione tedesca in Francia ed era in attesa di un visto per gli Stati Uniti che non arrivò mai.
Un avvertimento: per chi provenendo dall’adiacente stazione Termini o andandovi volesse approfittare per una visita, sappia che non può recarvisi con la valigia perché è vietato l’accesso ai bagagli e la struttura non dispone di deposito.

Jean Arp
Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano, piazza della Repubblica
Dal 30 settebre al 15 gennaio 2017
Catalogo Electa
Mostra a cura di Alberto Fiz, in collaborazione con Fondation Arp di Clamart, promossa da Soprintendenza archeologica di Roma
Orari: 9-19.30, chiuso lunedì.
Ingresso intero: 10 euro
Tel. 06.39967700; www.coopculture.it.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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