“Il tempo resterà”, Pino Daniele al cinema. 20, 21 e 22 marzo 2017

Scritto da  Martedì, 21 Marzo 2017 

A due anni dalla scomparsa di un cantautore simbolo di Napoli e della sua lingua diventata cult, cantore delle atmosfere mediterranee e dei mali del sud ma sempre a testa alta. Due ore di testimonianze in una docu-fiction non celebrativa ma partecipata da tanti artisti, con molte immagini e video di grande vivacità per la regia di Giorgio Verdelli e con il contributo di Claudio Amendola. Appena una velatura malinconica nello spirito del cantautore e insieme tanta gioia di vivere.

 

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani Pino DanieleIl Tempo Resterà, un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo con una straordinaria serie di immagini – molte delle quali mai mostrate finora – testimonianze e performance musicali per offrire l’opportunità di ritrovarne sul grande schermo la musica e il percorso artistico dagli anni ’70 agli ultimi concerti di questo grande artista che ha rivoluzionato e profondamente segnato tanta parte della musica italiana e che pur legato a doppio filo alla tradizione e alla lingua partenopea è diventato di forte impronta internazionale. La cura musicale come sottolinea Stefano Bollani, suo amico e interprete che non osa arrangiarne le melodie semplicemente perché sono impeccabili, l’innovazione del blues in chiave napoletana e cantare Napoli come metafora del sud, crogiuolo di lingue e culture ha fatto di Pino Daniele un personaggio amato oltre i propri confini. Proprio a Tunisi nella Medina con un gruppo di cantautori nord africani aveva iniziato un progetto di contaminazione delle sonorità mediterranee. Il docufilm di Giorgio Verdelli con il contributo di Claudio Amendola, narratore e personaggio all’interno come molti altri artisti che raccontano aneddoti, momenti trascorsi insieme, filiazioni e separazioni musicali – dal rapper Clementino, a Tony Esposito, a Enzo Gragnaniello raccoglie molto materiale assolutamente inedito ed è stato selezionato appositamente dal regista attraverso una lunga e paziente ricerca che ha permesso che la voce narrante del film fosse quella dello stesso Pino Daniele. Verdelli, che ha conosciuto bene Pino Daniele, realizza un ritratto inedito del musicista, raccontandone il rapporto intimo e profondo con la città di Napoli della quale non si è stancato di denunciare i mali ma non per piangersi addosso, sempre a testa alta. Emergono così la vita e gli incontri di un uomo unico, tra “appocundria”, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello, un uomo in blues capace di parlare un linguaggio aperto a tutti grazie a una relazione empatica e straordinaria con la terra natale, come ha sottolineato la critica. Il suo “re” non è il re maggiore gioioso né quello disperato di Luigi Tenco, è quello della malinconia, come sottolinea il musicista Giuliano Sangiorgi: quella dolcezza di essere tristi. Il film non è solo il racconto e la storia di una carriera, con un andamento non cronologico attraverso i tanti concerti e album, è lo scenario dell’Italia musicale dagli anni Ottanta ad oggi nel mondo cantautorale ed è anche la storia di un uomo e una storia di Napoli, di piccoli ragazzi che crescono con la passione e che per vie talvolta tortuose trovano la strada della vita. E’ una ricostruzione delicata, che non cerca l’esaltazione del personaggio, non lo mitizza ma restituisce uno spessore anche a tanti personaggi che lo hanno incontrato, più o meno noti che lasciano intravedere come l’incontro con “P 8”, come ad un certo punto cominciò a firmarsi, ovvero “Pinotto”, non era mai solo un incontro professionale. La proiezione finisce con l’espressione che sembra paradossale “c'è ancora tempo”... non per chi non c’è più ma c’è sicuramente un altro tempo, quella della memoria che è a mio parere l’immortalità laica. Resta di ognuno di noi quanto abbiamo saputo lasciare.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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