Il Cinquecento a Firenze – Palazzo Strozzi (Firenze)

Scritto da  Venerdì, 08 Dicembre 2017 

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018
Una mostra di grande impatto perché inaspettata. Questa la scommessa dei curatori: togliere il velo di polvere sul periodo della Controriforma giudicato spesso bigotto, tanto da essere trascurato. L’esposizione racconta un periodo di grande vivacità a Firenze sotto Francesco I, appassionato di scienze, l’estrema ricchezza del dialogo tra arte e cultura, così come la convivenza tra il rigore dei dettami della Controriforma e la Sensualità che permea l’arte con il trionfo di allegorie e miti tra classicità e attualità politica. La mostra è il trionfo del colore.

 

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”, una straordinaria mostra con oltre 70 opere tra dipinti e sculture e 41 artisti, dedicata all’arte del Cinquecento a Firenze che mette in dialogo oltre settanta opere di artisti come Michelangelo, Bronzino, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Pontormo, Santi di Tito, Giambologna, Bartolomeo Ammannati, a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali.
Ultimo atto d’una trilogia di mostre di Palazzo Strozzi iniziata con Bronzino nel 2010 e Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, la rassegna celebra un’eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, segnata dalla Controriforma del Concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa.
Sicuramente è un’esposizione da ricordare per il trionfo del colore, quella grande chiarezza di toni e di accostamenti che risultano di una straordinaria modernità e fattura, che conferiscono grande e inaspettata “leggerezza” all’arte sacra di questo periodo pur sottoposta ai rigorosi dettami della Controriforma.
Come accennato l’iniziativa è il completamento di una trilogia e di un percorso sul Rinascimento fiorentino che muove i suoi passi fin dall’aprile del 1940 quando si inaugura Palazzo Strozzi come spazio espositivo – con una mostra sul Cinquecento toscana. Nel 1980 è la volta di una rassegna che evidenzia il primato del disegno nella città di Leon Battista Alberti. Due esposizioni che raccontano la ricchezza fiorentina del XVI secolo. Nel 2010 è poi la volta del Bronzino e nel 2014 di Rosso Fiorentino e Pontormo, quindi con il Cinquecento fiorentino si intende riscoprire l’arte della controriforma, spesso trascurata perché ritenuta bigotta e poco espressiva. Se non altro dal punto di vista culturale, questo periodo segna il passaggio tra Cosimo dei Medici e Francesco I, uno dei maggiori mecenati dell’Europa, personaggio quanto mai vivace e appassionato di scienze come di arte che seppe restituire alla città il suo imprinting originario di città enciclopedica, espressione del sapere a 360 gradi.
La prima sala, I Maestri, ci introduce al percorso con il “Dio fluviale”, restaurato, di Michelangelo Buonarroti e il “Compianto del Cristo morto” di Andrea del Sarto, che firma l’opera con le “A” intrecciate, per il monastero camaldolese di San Pietro a Luco di Mugello e insiste con una riflessione sul mistero dell’incarnazione e della reale presenza del Cristo nell’ostia, che diventa fondamentale per la Chiesa dopo Lutero. I colori dell’opera hanno una luminosità particolare e questo artista sarà un modello importante per l’ambiente fiorentino. Siamo negli Anni Venti del Cinquecento anche con la terza opera dell’ingresso alla mostra, il “Mercurio”: l’autore è Baccio Bandinelli che si ispira in quest’opera giovanile, inviata nel 1530 a Francesco I di Francia, nello sguardo sognante della figura maschile a Leonardo e nella posa evidentemente al “David” di Donatello.
La seconda sala, Prima del 1550, racconta la prima metà del secolo con un trittico di opere sulla “deposizione del Cristo” di Rosso Fiorentino (un’opera folgorante e di forte modernità il cui impianto sarà ricordato dalla “Crocefissione” di Renato Guttuso), Pontormo e Bronzino di straordinaria fattura, illustrando il panorama dell’arte fiorentina fino alla metà del secolo, quando viene pubblicata la prima edizione delle Vite di Giorgio Vasari, attraverso opere di artisti come Benvenuto Cellini, Salviati e Vasari stesso.
La terza sala raccoglie gli Altari della Controriforma, con raffigurazioni secondo i canoni del concilio di Trento conclusosi a Firenze il 4 dicembre del 1563. In questa sala si mostra il nuovo assetto delle chiese che sottolinea la differenza dalla chiesa luterana. Tra gli artisti segnalo il Cristo del Giambologna e il “Cristo e l’adultera” di Alessandro Allori per il tema centrale della pietà. In questi anni si intensifica il decoro e il realismo espressivo.
Nella quarta sala sono esposti i Ritratti. Celebri quelli di Alessandro Allori che subentrò al Bronzino quale ritrattista alla Corte dei Medici e delle principali famiglie fiorentine, potenziando, rispetto al maestro, il naturalismo della raffigurazione. Nella sala il ritratto di Francesco I, tra gli altri, che mostra la grande varietà della seconda metà del Cinquecento nell’affrontare il tema. Curiosa la statua concepita per il Giardino di Boboli a guisa di fontana di Pietro, detto il nano “Barbino”.

La quinta sala descrive Gli stili dello Studiolo di Palazzo Vecchio concepito per allestire “cose rare et pretiose”, specchio in tal senso degli interessi di Francesco I, nel raccontare il rapporto tra natura e arte. Su progetto di Vasari, fu portato a termine tra il 1570 e il 1575 con la decorazione da parte di 31 artisti, la maggior parte dei quali provenienti dall’Accademia delle arti e del disegno, con una grande varietà di ispirazione, dal Giambologna, a Vincenzo Danti, a Girolamo Macchietti e al Poppi per citarne alcuni. Frutto della collaborazione con l’intellettuale Vincenzo Borghini, faceva parte dell’appartamento privato del duca e in origine vi si accedeva dalla sua camera.
Allegorie e miti sono protagonisti della sesta sala, spesso soggetti degli stessi artisti che sono in linea con la Controriforma senza rinunciare alla mitologia e all’esplosione della sensualità come anche al rapporto del mito con la politica e l’attualità, non nuovo a Firenze, che ora trova nuove possibilità. Questo capitolo segna il passo del cambiamento di reggenza da Cosimo de’ Medici a Francesco I con opere come la “Carità” di Poppi (che si firma con le tre “P” inanellate e la “o” e la “i” all’interno della prima e della terza lettera).
L’Avvio verso il Seicento ci attende nella settimana sala, dove la stessa visione impressa dalla Controriforma, si struttura nella composizione del dipinto con tagli asimmetrie e il Naturalismo prende piede soprattutto a Firenzedove le forme acquistano quasi una volumetria tridimensionale nel disegno: è il caso dei “Miracoli di San Fiacre” dipinto dall’Allori nel 1586.

Con l’ultima sala siamo all’Inizio del Seicento che a Firenze si mostra aperto all’attualità e ai cambiamenti di città come Bologna, Roma, ma anche Venezia. Il naturalismo diventa protagonista, spogliandosi della ricchezza decorativa e concentrandosi sull’espressività e sul volto più che sull’insieme della figura. Uno dei protagonisti di questa fase a Firenze è Ludovico Cigoli, definito “Correggio e Tiziano fiorentino”. L’osservazione scientifica che trionferà con Galileo Galilei e l’apertura europea segnano il nuovo secolo.
La mostra si pone inoltre come una straordinaria occasione per la creazione di collaborazioni con musei e istituzioni del territorio e a livello internazionale, con un’importante campagna di restauri condotta in occasione dell’esposizione. La mostra è prodotta e organizzata da
Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze, Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto-Ministero dell’Interno
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato; con il supporto del Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi, Regione Toscana; e con il contributo di
Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze; Main sponsor è il Gruppo Unipol.

Il Cinquecento a Firenze
Palazzo Strozzi
Piazza degli Strozzi
Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018
Orario mostra: Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00
Info: Tel +39 055 2645155
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Prenotazioni: Sigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
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Articolo di Ilaria Guidantoni

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