L’icona russa, preghiera e misericordia – Palazzo Braschi (Roma)

Scritto da  Lunedì, 06 Novembre 2017 

Una mostra di grande raffinatezza che tocca l’epoca tarda delle icone dal ‘600 che ha respirato il soffio del Barocco europeo, nel cuore del centro di Roma. La mostra, come recita il sottotitolo, la preghiera e la misericordia, vuole esprimere l’essenza della cristianità e la valenza universale dell’arte russa attraverso i secoli, spaziando tra le maestranze di Mosca e San Pietroburgo e quelle delle regioni rurali più tradizionali, attraversando tematiche differenti.

 

Arriva nel cuore della Capitale, in una piazza simbolo del Barocco, piazza Navona una mostra di icone russe, curata da Lilija Evseeva, con 36 opere che coprono un arco temporale che va dal XVII secolo al XXI, dal 10 ottobre al 3 dicembre 2017, per simboleggiare il valore delle maestranze russe nel tempo e il respiro del soffio dell’arte europea, del Barocco in questo caso, come ha voluto sottolineare l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi presso la Santa Sede.
La mostra di grande ricercatezza sembra ispirarsi al tema della misericordia simbolo dell’anno liturgico 2016 secondo Papa Francesco ma intende altresì sottolineare il centro della cristianità dal punto di vista sociale come la preghiera ne identifica l’aspetto spirituale.
Oltre tutto la mostra è promossa dal Vaticano, dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, e dal Comune di Roma. L’Ordine cavalleresco è nato 950 anni fa proprio per l’assistenza ai pellegrini che si recavano a Gerusalemme e per la loro sicurezza lungo il percorso di viaggio.
L’esposizione mette in luce il valore dell’arte come ponte tra le diverse scuole e confessioni cristiane, in particolare la chiesa ortodossa d’Oriente e quella cattolica e in questo frangente storico sottolinea l’importanza dell’unione tra i cristiani.
Pur di dimensioni contenute la mostra percorre un lungo tratto temporale, toccando l’avanguardia; un ventaglio di temi, da quello mariano (come “la Madre di Dio Odigitria” di Suja e la “Madre di Dio Odigitria” di Tichvin del XVII secolo; al ciclo cristologico (come la “Trasfigurazione” del XVII secolo, “l’Entrata del Signore a Gerusalemme” e la “Resurrezione del Cristo”, entrambi del XVIII secolo); alla rappresentazione di santi russi (“Arcangelo Gabriele, San Nicola Taumaturo” di Zarajsk, il “Miracolo di San Giorgio e il drago”, i “Martiri Quirico e Giuditta, la Grande Martire Parasceve e San Makarij di Unza, San Nildi Stolbnyj, i Santi Evfimi e Chariton di Sjamzem).
Il percorso spazia inoltre dai centri di Mosca e San Pietroburgo dove è più forte la spinta all’innovazione fino alle regioni del Volga, di Kargopol’, del bacino del fiume Kama, più tradizionali.
Il progetto è stato patrocinato dall’Ambasciata della federazione Russa presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta, come accennato, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale e la collaborazione con due musei importanti moscoviti, il Museo Centrale di arte e cultura russa Andrey Rublev che custodisce la famosa opera dell’artista che dà il nome al museo nella cui chiesa è per altro sepolto e la fondazione benefica “Museo privato dell’Icona Russa”, fondata da Mikhail Abramov. A questo proposito mi sembra importante anche ricordare, a mio parere, la collaborazione pubblico e privato nell’organizzazione dell’esposizione che vede anche in Russia un processo avviato in tal senso.
Da menzionare l’opera moderna, del 1916, “Composizione con superfici trasparenti” di Vladimir Tatlin mai esposta prima e una scultura contemporanea, in stile cubista, “Madre di Dio Grande Panagia” di Dmitrij Gutov del 2012, entrambe facenti parte di collezioni private.

L’icona russa, preghiera e misericordia – Palazzo Braschi (Roma)
Piazza Navona 2; Piazza San Pantaleo 10
10 ottobre – 3 dicembre 2017
Orari: Martedì-domenica: 10.00-19.00; chiuso il lunedì
(la biglietteria chiude alle 18.00)
Organizzazione: MondoMostre
Servizi museali: Zètema Progetto Cultura
Biglietti: entrata libera per i visitatori del Museo di Roma a Palazzo Braschi muniti di biglietto.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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