I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema (Museo di Roma - Palazzo Braschi)

Scritto da  Lunedì, 19 Gennaio 2015 

Fino al 22 marzo a Palazzo Braschi a Roma la mostra che celebra cento anni di storia del cinema attraverso le figure dei più grandi costumisti italiani, ricostruendo attraverso l’esposizione di pezzi famosissimi l’evoluzione di una delle figure professionali che maggiormente hanno contribuito al successo del cinema italiano nel mondo.

Occasione davvero preziosa per ripercorrere le tappe più significative della storia del nostro cinema, ammirando dal vivo abiti che sono vere opere d’arte e che in molti casi sono diventati vere e proprie icone impresse nella memoria di generazioni di spettatori: dal tailleur nero di Anna Magnani in Bellissima di Visconti, al cappotto rosso della Gradisca di Amarcord di Fellini, all’uniforme di Vittorio De Sica in Pane, amore e fantasia di Comencini, al mantello di Alberto Sordi/Marchese del Grillo.

I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, realizzata dalla Cineteca di Bologna ed Equa di Camilla Morabito, e ospitata nelle magnifiche sale del Museo di Roma Palazzo Braschi. Location eccezionale che è stata uno dei set del film di Sorrentino vincitore dell’Oscar 2014 e accoglie il visitatore in un tripudio di bellezza, a partire dal magnifico scalone monumentale su cui aleggiano le note cariche di suggestioni e ricordi del valzer de Il Gattopardo.

Insieme alla musica, fondamentale nell’allestimento il lavoro di Luca Bigazzi, direttore della fotografia proprio de La Grande Bellezza, e di Mario Nanni, per esaltare con giochi di luci e ombre la bellezza e maestria di realizzazione dei meravigliosi abiti esposti. Sete, velluti, pizzi resi vivi nei drappeggi su cui si accendono bagliori, riflessi preziosi e chiaroscuri vibranti.
Il percorso è diviso in due sezioni. Nella prima viene ricostruita la storia dei più grandi costumisti italiani attraverso sale monografiche in cui, in successione cronologica, si delinea la “scuola” attraverso un rapporto di filiazione tra maestri e alunni dai primi del Novecento ad oggi. Nella seconda parte invece, si procede in modo più libero, creando un’interazione – tematica, estetica, compositiva – tra i costumi e le collezioni d’arte permanenti del palazzo, in un allestimento museale davvero suggestivo.
Di Caramba (1865-1936), vero e proprio pioniere nell’ambito del costume cinematografico, sarà assistente Vittorio Nino Novarese, che esordisce con Blasetti e vince l’Oscar nel 1963 per i costumi di Cleopatra.

Con Gino Carlo Sensani la figura del costumista rivendica autonomia e consapevolezza attraverso l’accuratezza nelle ricostruzioni grazie alla documentazione. Insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia, Sensani forma la brillante generazione di costumisti del dopoguerra. Sua allieva è Maria De Matteis che con la maison Gattinoni realizzerà i costumi per Guerra e Pace di K. Vidor (1956), tra cui alcuni meravigliosi abiti per Audrey Hepburn esposti in mostra.
Il più grande erede della scuola di Sensani e De Matteis è Piero Tosi (Oscar alla carriera nel 2013) che porta l’arte del costume cinematografico ai vertici della perfezione realistica, legando indissolubilmente il suo magistero ad alcuni dei più grandi film di Visconti. Da Il Gattopardo (1963) troviamo in mostra alcuni abiti di Angelica/Claudia Cardinale – tra cui il celeberrimo abito bianco della scena del ballo – ma anche l’uniforme di Tancredi/Delon e l’abito da sera del principe di Salina/Lancaster.

Piero Gherardi introduce invece uno scarto rispetto alla tradizione di documentazione e ricostruzione realistica per dare vita a un percorso dichiaratamente espressionista, che trova il suo compimento ideale e più proficuo nella visionarietà di Federico Fellini. Vincerà l’Oscar con La Dolce vita e Otto e mezzo, ma in mostra troviamo esposte alcune delle sue creazioni per Giulietta degli Spiriti (1965), film a cui appartiene anche l’immagine scelta per la locandina, un’altra icona del nostro immaginario cinematografico, la Sandra Milo in altalena in guêpière bianca di pizzo.
Si prosegue con Danilo Donati (premio Oscar nel 1969 per Romeo e Giulietta di Zeffirelli e nel 1977 per Casanova di Fellini), dotato di fantasia capace di dare forma sia all’immaginazione surreale di Fellini sia al composito universo di Pasolini, di cui sono esposti alcuni costumi realizzati per l’Edipo re (1967). Il lavoro di Donati è caratterizzato da una predominanza dell’attenzione sui materiali e su una composizione in fieri rispetto al bozzetto. Davvero una festa per gli occhi la sala in cui sono esposti alcuni costumi da lui realizzati per Roma di Fellini (1972): paramenti e tiare papali, utilizzati nella celebre scena della sfilata di moda ecclesiastica, che sono un trionfo di velluti, broccati, passamanerie e materiali decorativi molteplici, come incrostazioni di pietre, filigrane, piccoli specchi, sculture in metallo. Proficua fu la collaborazione del costumista con il sarto Farani, di cui è esposta in mostra la cosiddetta “Macchina infernale” che permise di plissettare chilometri di tessuto necessari per la realizzazione dei costumi per il Satyricon di Fellini.

Spartiacque tra le due sezioni della mostra è il grande salone dedicato alla celebrazione dei cinquant’anni della casa Tirelli, in cui possiamo ammirare meravigliosi abiti realizzati dalla celeberrima sartoria, tra cui quelli su disegni di Piero Tosi per Morte a Venezia, Ludwig e L’Innocente di Visconti o quelli che valsero l’Oscar a Gabriella Pescucci, allieva e assistente di Tosi, per L’età dell’innocenza di Scorsese (1993). Come assistente della Pescucci ha esordito Maurizio Millenotti, due volte nominato agli Oscar per Otello e Amleto di Zeffirelli, di cui sono esposti nel salone i costumi, realizzati sempre dalla sartoria Tirelli, per Anna Karenina con Sophie Marceau, N – Io e Napoleone di Virzì e La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore.
Nelle ultime sale si celebra la nuova generazione di costumisti italiani.
Milena Canonero ha curato personalmente l’allestimento della sala con alcuni costumi realizzati per Marie Antoinette di Sofia Coppola, per cui ha vinto il suo terzo Oscar. Come in un atelier del Settecento, troviamo disposti abiti, corsetti, accessori della regina di Francia che oggi definiremmo sicuramente un’icona fashion (le scarpe gioiello sono della maison Manolo Blanhik). Abiti preziosi di ricami, intagli e pizzi, pervasi da un tocco “rock” nella foggia e nei colori accesi.
Di Massimo Cantini Parrini, anche lui formatosi nella sartoria Tirelli con Gabriella Pescucci, sono esposti alcuni costumi realizzati per il nuovo film di Matteo Garrone, non ancora uscito in sala, Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta seicentesca di fiabe in lingua napoletana Lo cunto de li cunti.

E’ davvero un viaggio nei sogni questa mostra: un’opportunità per ammirare abiti che hanno dato forma alla fantasia di menti straordinarie e mani sapienti, che con passione e dedizione hanno contribuito al successo del nostro cinema nel mondo e all’affermazione della maestria sartoriale italiana anche nelle produzioni hollywoodiane, riconosciuta attraverso il primato nella vincita di premi Oscar, 12 in totale, in assoluto il numero più alto nella categoria rispetto ad ogni altro paese.

I vestiti dei sogni
La scuola dei costumisti italiani per il cinema

17 gennaio – 22 marzo 2015

Museo di Roma – Palazzo Braschi

Orario
Martedì-Domenica ore 10.00-19.00
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un'ora prima

Biglietto d'ingresso
Intero € 11,00
Ridotto € 9,00
Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza)
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00

Grazie a Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Articolo di Adele Maddonni

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