I bassifondi del barocco. La Roma del vizio e della miseria

Scritto da  Lunedì, 17 Novembre 2014 

Il fascino del vizio, del diverso, dell’ebbrezza e della gioia sfrenata è espresso nei dipinti esposti nella mostra “I bassifondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria”, ospitata nella cornice affascinante di Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, fino al 18 Gennaio 2015, e curata da Francesca Cappelletti e Annick Lemoine, frutto della collaborazione tra l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, dove verrà presentata dal 24 febbraio al 24 maggio 2015. Una Roma barocca lontana dalle fastose commissioni papali, dagli affreschi spettacolari o dalle opere ardite di Bernini: è l’altro lato della città, abitato dalla miseria, ma anche da artisti che cercano nei vicoli la perdizione, il vizio e il divertimento.

Roma è sempre stata una città dalle tante sfaccettature, complicata urbanisticamente così come socialmente, difficile da capire, ma impossibile da odiare, e soprattutto contraddittoria nei suoi mille volti. Alla Roma ufficiale, quella dei poteri, della Chiesa, della grande bellezza e della cultura di elite, fa da contraltare una città “sotterranea”, o meglio nascosta, abitata dagli emarginati o da chi vuole vivere il vizio e l’eccesso. È soprattutto nella prima metà del Seicento che queste due anime convivono, non troppo lontane l’una dall’altra; a pochi passi dal cupolone, i vicoli degradati ospitano taverne popolate da uomini e donne che si consacrano al Dio Bacco. La mostra dell’Accademia di Francia per la prima volta indaga questa “seconda” città, in cui i canoni di bellezza sono invertiti, e l’universo dei bassifondi la fa da padrone; circa 50 opere ci regalano un’immagine alternativa della città che nel XVII secolo era uno dei centri culturali più importanti d’Europa.

Nel 1630 circa a Roma un gruppo di artisti stranieri, i cosiddetti Bentvueghels, crea la libera associazione Bent, che fa propri i riti dionisiaci e i loro eccessi; frequentano le taverne, dove in occasione dell’ammissione di un nuovo membro, avvengono battesimi sacrificali, in nome della divinità, e festini orgiastici, a base di vino. Venerano Bacco, in quanto dio dell’abbondanza e dell’allegria, e a lui brindano in serate all’insegna dell’ebbrezza, che libera l’uomo dai suoi affanni e lo rende più leggero. Già Caravaggio, nel celebre Bacchino malato della Galleria Borghese, aveva reso omaggio al dio del vino, ed è quello che faranno molti artisti a lui contemporanei, fra cui Bartolomeo Manfredi, di cui in mostra è presente il “Bacco e bevitore”, palesemente caravaggesco nei chiaroscuri e nell’aspetto dei personaggi, nel quale la divinità offre il nettare d’uva ad uno dei suoi seguaci.

Il mondo frequentato da questi artisti appare improvvisamente davanti ai nostri occhi grazie al dipinto “Bentvueghels in un’osteria romana”. In un ambiente spazioso ed essenziale, un folto numero di personaggi sembra divertirsi e danzare fino a creare una piramide umana; c’è chi è arrampicato su una scala precaria, chi cerca di conquistare una donna, rubandole un bacio, altri sono in terra come se le gambe non gli reggessero più. Il dipinto trasmette allegria incontrollata, confusione e dissolutezza e sembra quasi di poter udire le grida e le risa che animano la serata. L’opera fu realizzata tra il 1626-28 da Roeland van Lear, fratello del più noto Pieter ossia il celebre bamboccio (bellissimo l’autoritratto in mostra), così chiamato per i suoi difetti fisici e dal quale prenderà vita la corrente artistica dei bamboccianti, artisti che dipingevano scene di genere, caratterizzate da soggetti ed eventi tratti dalla vita quotidiana, realizzati con uno stile che sembra debitore di Caravaggio. Ecco, quindi, bari e zingare, personaggi tipici dei bassifondi, che incarnano l’inganno e la furbizia, e che frequentano gli stessi ambienti dei Bentvueghels; largo spazio viene inoltre dato al mondo degli emarginati, che diventano, al pari di pontefici e nobili, protagonisti di ritratti vibranti di vita, naturalistici nei particolari psicologici e fisiognomici, così come nelle vesti, ma indagati con una luce enfatizzante, che sembra voler regalare ai protagonisti del degrado un’aurea sacra e solenne; esemplificativa in tal senso è l’immagine della “Zingara con bambino” che nella composizione e nella solennità ricorda una Madonna con Bambino. “Mendicante” di Jusepe de Ribera, “Suonatrice di chitarra” di Simone Vouet e “Anziana che fila”, sono solo alcuni dei dipinti in mostra che danno voce al mondo dell’altro; in queste opere sembra assente la volontà di denunciare la condizione sociale di queste figure, è invece probabile che gli artisti siano stati mossi dalla curiosità di indagare il diverso da sé e dargli una dignità.
I bamboccianti allora presenti a Roma sono inoltre interessati alle scene di vita violenta che osservano quotidianamente in città o nella campagna limitrofa. In “Festa e rissa nei pressi dell’Ambasciata di Spagna”, dipinto realizzato da Jan Both tra il 1637 e il 1638, una Roma raffigurata fedelmente, ma in parte idealizzata dalle rovine in primo piano a destra, fa da sfondo ad una festa realmente avvenuta, dove alcuni uomini sono coinvolti in una rissa, mentre il resto della folla continua a festeggiare nella confusione generale.

Una delle ultime sezioni della mostra è dedicata alla taverna melanconica, quando la serata volge al termine, la stanchezza si lascia sentire e in tutti i convitati inizia ad aleggiare la malinconia della fine. Gli sguardi sono persi nel vuoto, quasi assenti, forse storditi dal vino, il suono di uno strumento musicale accompagna il volgere della serata. In “Concerto con bassorilievo” di Valentine de Boulogne, sembra si possa sentire la musica suonata dalla fanciulla posta al centro del dipinto, quella musica che nel Seicento si ritiene capace di far passare la malinconia ma contemporaneamente pericolosa, perché può suscitare pensieri oscuri che ledono l’anima fragile. Forse il pittore vuole farci intuire che i protagonisti del dipinto, plastici nel loro chiaroscuro di ascendenza caravaggesca, si stanno abbandonando alla meditazione inquieta, in bilico tra vizio e virtù.
La quiete dopo la tempesta.

Informazioni
I bassifondi del barocco. La Roma del vizio e della miseria
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale Trinità dei Monti 1
Dal 7 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015
Da martedì a domenica 11.00-19.00 (ultimo ingresso alle 18.30)
Visite guidate alla mostra tutti i martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore 17.00 (in francese), 17.45 (in italiano).
Biglietti comprensivo di visita guidata ai giardini e a Villa Medici e ingresso alla mostra: 12 euro (intero) | 6 euro (ridotto). Ingresso libero tutti i giovedì dalle 17.00 alle 19.00.
Informazioni 06 67611
www.villamedici.it

Articolo di Roberta Di Pietro

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