Chagall: cromatismo onirico a Palazzo Reale. Milano 17 settembre 2014-1 febbraio 2015

Scritto da  Lunedì, 20 Ottobre 2014 

Tutto il nostro mondo interiore è realtà e forse più reale del mondo visibile.

Se si definisce fantasia o favola tutto ciò che appare illogico, si dimostra solo di non aver capito la natura, scrive Chagall nella sua biografia. È con questa chiave di lettura forse, che bisogna accostarsi alla sua pittura, per lui “necessaria come il pane; una finestra da cui fuggire, evadere in un altro mondo”. E questo mondo è fantastico, ricco di fiori, colori, animali, pervaso da meraviglia e speranza. Anche quando le sue tele denunceranno l’olocausto, e si tingeranno di colori scuri e grovigli di corpi che tanto ricordano quelli dei campi di sterminio, il tocco di speranza, di fiducia, rischiara sempre un angolo della tela; perché, in questo fanciullo cosmico, la speranza è più forte del male. Quello che davvero colpisce di questo pittore è la sua coerenza pittorica, che resta inalterata nonostante le vicissitudini della sua esistenza. Mai Chagall perde la gioia, la meraviglia, lo stupore nell’osservare il mondo, come se la bellezza sia nei suoi occhi e non nelle cose da lui guardate. Forse perché, come lui scrive “nelle nostre vite, come sulla tavolozza del pittore, c’è un solo colore che dona senso all’arte e alla vita stessa: il colore dell’amore”.

L’intero percorso artistico di Marc Chagall, si lascia permeare dalle tre culture cui appartiene: quella ebraica, ricca di manoscritti ornati; quella russa, ricca di immagini popolari dei luboki e religiose delle icone; e quella occidentale, sia la classica che contemporanea, attraversata dalle avanguardie che conosce nel periodo parigino. Un’idea esaustiva di questo percorso è la mostra di Chagall, visibile sino al 1° febbraio 2015, al Palazzo Reale di Milano. Si tratta della più grande retrospettiva degli ultimi 50 anni mai dedicata in Italia a Marc Chagall, con opere che si trovano ancora nelle collezioni degli eredi, talvolta inedite, e capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private. E’ promossa dal Comune di Milano-Cultura e organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, il principale gruppo editoriale multimediale attivo in Italia nel settore dell’informazione economica, finanziaria, professionale e culturale, Arthemisia Group, GAmm Giunti. L’esposizione è curata da Claudia Zevi con la collaborazione di Meret Meyer.

La mostra segue, in ordine cronologico, le tappe anche geografiche della sua vita di uomo e di artista: i primi dipinti, già ricchi di colore, di Vitebsk, in Bielorussia, dove nasce nel 1887 in una famiglia di religione ebraica. Il periodo di Parigi, dove arriva poco più che ventenne mentre pulsano le avanguardie del fauvisme e del cubismo. Il rientro, a causa della prima guerra mondiale, a Vitebsk per sposare l’amata Bella. I dipinti di questo periodo, che va dal ‘14 al ‘22, sono permeati da una grande gioia, dall’amore per Bella (Il Compleanno, La passeggiata), raccontato anche in modo onirico. Nel 1917 la Russia si infiamma e Chagall si impegna politicamente e socialmente venendo eletto commissario del popolo. Ma i dipinti del suo paese natale, sembrano non piegarsi alla logica della guerra e restano sempre sospesi in un’atmosfera quasi surreale. Anche in quelli successivi, Vitebsk apparirà, come dalla finestra della memoria, un luogo solo suo, conservato nella sua anima, un paese “dove si entra senza passaporto, capace di dare comunque pace, di addormentare con i profumi un po’ aspri dei ricordi”. Poi è di nuovo in cammino, come l’ebreo errante raffigurato spesso nelle sue tele: Berlino prima, Parigi poi, dove rientra nel 1923, piena di luce e fiori. Di questo periodo sono le illustrazioni coloratissime delle favole di La Fontaine, caratterizzate dal linguaggio simbolico russo-ebraico. “Provo un senso di rigenerazione, qualcosa che dopo l’infanzia avevo dimenticato”, scriverà Chagall.

Intanto in Europa, la minaccia nazista serpeggia, si gonfia, scoppia. Non nasce l’uomo nuovo, dirà Chagall, piuttosto muore miseramente; ed è una vergogna per l’intera Germania, perché lo sterminio ebreo è quello dell’intera umanità. Chagall è costretto ad abbandonare Parigi per gli Stati Uniti, con l’amata Bella. Le tele di questo periodo, per la prima volta, si incupiscono, ma lasciano sempre posto ad una piccola “fiammella” di speranza. Davvero singolare “La caduta dell’angelo”, una grande tela apocalittica che raffigura un angelo cadente, atterrito lui stesso dall’impossibilità di fermarsi, quasi che ormai, la caduta scomposta, non gli consenta neanche di scegliere la direzione. Il suo unico occhio è pieno di terrore e il suo corpo si incendia di morte, mentre le ali portano via, confusamente, tutto il mondo ebraico.

Dopo la seconda guerra mondiale, Chagall lascia gli Usa, dove ha perso l’amata Bella e ritorna in Francia, in Costa Azzurra, trovando sempre nell’arte, la risorsa estrema che salva dalla disperazione. Nell’ultimo periodo, pieno di commissioni importanti, Chagall esplora con grande libertà nuove dimensioni pittoriche (studi per il soffitto dell’Opera di Parigi).

Dopo Milano, dal 27 febbraio al 28 giugno 2015, in virtù di un consolidato rapporto di cooperazione culturale tra Palazzo Reale di Milano e il Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique iniziato nel 2009, la mostra si trasferirà in quest’ultima prestigiosa struttura a Bruxelles. Hanno sostenuto la mostra anche Trenitalia, Trenord, Ricola e Canale Arte come sponsor tecnici, Air France vettore ufficiale, Publitalia ‘80, Radio Montecarlo, Coop Lombardia e La Rinascente. Il catalogo sarà pubblicato in coedizione da GAmm Giunti e 24 ORE CULTURA.

Palazzo Reale, Milano
Informazioni e prenotazioni: www.mostrachagall.it
Telefono: 02 54911 - http://www.ticket.it/chagall

Articolo di Raffaella Roversi

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