Giovanni Segantini in mostra al Palazzo Reale di Milano dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015

Scritto da  Domenica, 26 Ottobre 2014 

Giovanni Segantini (1858-1899), uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento, è la metafora di una situazione esistenziale di confine tra le eredità e le tradizioni della grande pianura e quelle più segrete e meno conosciute della macro-regione alpina, in una mostra che raccoglie per la prima volta a Milano oltre 120 opere da importanti musei e collezioni europee e statunitensi.

Erede della Scapigliatura che volgeva al declino e di certo Simbolismo che con Segantini esploderà unendo le suggestioni del Divisionismo che sperimenterà come variante italiana del Pointillisme. La grande retrospettiva riscopre il percorso dell’artista a partire dagli esordi milanesi svelando il profondo legame con la città, vera e propria, patria dello spirito e fulcro della sua parabola artistica anche dopo l'avventuroso pellegrinaggio dai colli della Brianza alle montagne dell'Engadina, indiscusse protagoniste dell'opera pittorica di Segantini. Le sezioni seguono il percorso formativo ed evolutivo, la cronologia e insieme le aree tematiche, dal ritratto alla natura morta, fino agli animali, ai grandi paesaggi, quindi alle visioni spirituali, trasfigurazioni di soggetti tradizionali in una nuova chiave altamente simbolica così come i soggetti tratti dalla musica e dalla letteratura. In effetti l’esposizione è l’occasione per restituire anche la complessità dell’opera di Segantini troppo spesso conosciuta limitatamente ai grandi paesaggi e alla pittura di natura. Sublime in Segantini la pennellata, dinamica e inconfondibile che non riesce ad assoggettarsi ad alcuna etichetta e l’uso sublime e struggente della luce.

Personalmente ritengo che nel ritratto e nelle grandi visioni Segantini esprima la propria e più forte originalità e mostri l’elaborazione personale del passaggio dal “verismo” al simbolismo fino ad accenti di preludio surrealista, così come avviene nelle visioni dove il soggetto reale e l’elemento onirico tendono a fondersi e confondersi. La sezione degli esordi con gli autoritratti mette in risalto la formazione del pittore e la grande abilità nel disegno. Nel ritratto passa la trasformazione della società oltre che di uno stile, dalla figura posata, con orpelli mondani, alla schiettezza del volto e dell’espressione che già la Scapigliatura aveva promosso, accentuando nel tempo l’effetto fotografico. Una parte dell’impegno di Segantini è dedicato alla natura morta trascurata quasi completamente dalla Scapigliatura, sotto l’influenza di Filippo Carcano per il quale l’Accademia di Brera mise appunto un corso e una cattedra specifica. Altro soggetto è quello degli animali con i quali l’arte del pittore dell’Engadina comincia a esercitarsi con la maestria della luce che poi troverà la massima espressione nei grandi paesaggi e nelle raffigurazioni simboliche. Soprattutto nella pittura di paesaggio emerge l’approccio originale con il divisionismo e quella pennellata che rende il quadro una magia, regalando una forte emozione anche in una pittura di natura e di immagini se vogliamo consuete. Con le grandi raffigurazioni l’aspetto del simbolo emerge in tutta la sua potenza, a cominciare da quell’identificazione da maternità e natura così cara ai simbolisti che in Segantini prende a tratti una connotazione religiosa (che soprattutto in Gaetano Previati ha la massima espressione) e panteistica. La mostra è curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo (edito da Skira) e maggior esperta del maestro Segantini al quale ha dedicato quasi mezzo secolo di studi e otto mostre in tutto il mondo e da Diana Segantini, pronipote dell’artista, già curatrice della mostra tenutasi alla fondazione Beyeler nel 2011.


Il percorso comincia tra il Trentino e Milano
Il 15 gennaio 1858, ad Arco in Trentino, “terra irredenta”, nasce Giovanni Battista Emanuele Maria Segatini (la n se la aggiungerà più tardi), da Agostino e Margherita de’ Girardi, di ventisei anni più giovane. La famiglia ha gravi difficoltà e si sposta di comune in comune per usufruire di sussidi. Agostino è spesso assente, alla ricerca di miglioramenti economici che non trova, e il piccolo Giovanni resta solo con la madre ammalata. Rare le occasioni che li vedono riuniti. Sino a che il 3 marzo 1865, a trentasette anni, Margherita muore. In aprile il padre porta Giovanni a Milano e lo affida alla sorellastra Irene, sua figlia di primo letto, operaia modista dall’esistenza travagliata, che non ha tempo di curarsene. Il 20 febbraio 1866 Agostino muore all’ospedale di Rovereto. A soli otto anni Giovanni è così orfano di entrambi i genitori. L’8 ottobre 1867, la Luogotenenza di Innsbruck accorda “a Irene Segatini e al minor di lei fratello Giovanni il permesso per l’immigrazione nel Regno d’Italia”. Il documento non farà però testo quando l’artista sarà dichiarato renitente alle leva austriaca. Segantini morirà nella convinzione che l’Austria non l’avesse mai svincolato. Perciò non poté ottenere la cittadinanza italiana, malgrado i tentativi, e rimase a vita senza passaporto. Il 10 agosto 1870 Giovanni è arrestato a Milano per ozio e vagabondaggio e passa due anni al riformatorio Marchiondi, avviato all’arte calzaturiera. Lo fa uscire, il 31 gennaio 1873, l’altro fratellastro, Napoleone, che lo ospita a Borgo Valsugana, dove ha una posteria-bottega fotografica, e lo instrada al lavoro di fotografo, formazione di cui Segantini farà tesoro. Sarà l’ultimo soggiorno in Trentino. Per l’equivoco della leva, non potrà più tornarvi senza incorrere nella pena di morte.

L’andirivieni tra Milano e la Brianza
A fine 1874 Giovanni torna a Milano per studiare pittura all’Accademia di Brera, ottenendo riconoscimenti e facendo amicizia, fra gli altri, con Previati, Longoni, Morbelli, Bistolfi. Per mantenersi, lavora come garzone di bottega presso l’ex garibaldino Luigi Tettamanzi, pittore di bandiere, insegne e paramenti d’ogni tipo. Nell’estate 1879, ormai modificato il cognome da Segatini in Segantini, espone alla mostra dell’Accademia Il coro di Sant’Antonio, che attira l’attenzione della critica e gli procura i primi collezionisti nella borghesia milanese più colta, che sarà il suo ambiente anche dopo il trasferimento in Svizzera.
Vittore Grubicy, giovane mercante dal sicuro intuito e già ben collegato con Londra e Amsterdam, lo prende sotto tutela, educandolo e finanziandolo in cambio del controllo esclusivo sull’opera. Sarà questo un legame importante. Nell’ottobre 1881, proprio sotto l’egida di Grubicy, Segantini lascia Milano per la Brianza (Pusiano, Carella, Caglio), dove, a contatto con la natura, trova la propria fonte iconografica in quei paesaggi miti, spesso velati di nebbia e animati da una semplice e rituale quotidianità contadina. Ha accanto Bice Bugatti (sorella di Carlo, il futuro ebanista liberty di fama internazionale), che gli sarà compagna per la vita “in unione libera”, dandogli quattro figli: Gottardo, Alberto, Mario e Bianca. Nel 1883, all’Esposizione Universale di Amsterdam, ottiene la medaglia d’oro per la prima versione di Ave Maria a trasbordo. È l’avvio di un ininterrotto iter espositivo da protagonista alle più prestigiose manifestazioni europee e internazionali, sino a San Pietroburgo e Pittsburgh. Dall’agosto 1885 al febbraio 1886 realizza, a Caglio, la prima opera monumentale, Alla stanga, che chiude la stagione della Brianza. All’esposizione nazionale di Bologna del 1888, il Governo italiano acquisterà il dipinto per la Galleria Nazionale di Roma, dove tuttora si trova, di recente sottoposto a un accurato restauro. Appena ultimato il grande quadro, Segantini rientra a Milano per alcuni mesi, dedicandosi a committenze di nature morte e ritratti.

Il borgo di Savognino
A fine estate 1886, di nuovo insofferente della città e alla ricerca di un luogo da trasformare in pittura, Segantini sceglie il borgo grigionese di Savognino, a 1213 metri di altezza, in una larga valle soleggiata sul crinale ovest dello Julierpass. Si installa con la famiglia all’albergo Pianta, prima di affittare la grande casa ai confini del paese. Bice assume come aiuto Barbara Huffer, la Baba che sarà modella di tanti dipinti. Il tenore di vita, alto anche per le laute entrate che gli viene garantendo la fama, innesca il perenne barcamenarsi fra debiti e morosità nelle tasse cantonali, che mettono a rischio i “permessi di tolleranza” svizzeri. A Savognino Segantini rimane otto anni. È il soggiorno più lungo nello stesso posto e il più decisivo, in cui sviluppa il passaggio dalla pittura tonale alla nuova tecnica divisionista e rielabora le imperanti tesi simboliste in un personale naturalismo di ispirazione panteista, sino alla visionarietà delle Cattive madri. È significativo, se non anomalo, che a lui guardino, invitandolo ripetutamente alle proprie esposizioni, sia l’arte ufficiale europea che le avanguardie dissidenti come il Groupe des XX di Bruxelles o le nascenti Secessioni di Monaco, Dresda, Vienna. In Italia è una svolta decisiva, sia tecnica che tematica, la Triennale di Brera del 1891, che segna il rivoluzionario debutto pubblico del divisionismo e, per Segantini, l’affermazione con Le due madri. In effetti, Segantini continua a frequentare Milano e a coltivare i rapporti con letterati e musicisti lombardi. Alberto Grubicy, che nel frattempo ha estromesso il fratello Vittore dalla galleria, gli mantiene uno studio pied-à-terre in città. Con Alberto il rapporto è meno vincolante che con Vittore, tanto che, dopo i successi in area tedesca, si avviano contatti con altri mercanti: Arnold a Dresda, Schultze, i Cassirer e Felix Koenigs a Berlino. Nel frattempo, continuano i guai finanziari e, a fine maggio 1894, le autorità svizzere lo obbligano a lasciare Savognino.

Il passo del Maloja
ll 18 settembre 1899 Segantini sale in una baita sul ghiacciaio dello Schafberg, con il figlio Mario e Baba, per lavorare alla parte centrale del Trittico. Alcuni giorni dopo è colpito da un violento attacco di peritonite. I soccorsi arrivano troppo tardi. Il 28 settembre muore, assistito da Bice, Mario e l’amico dottore Oskar Bernhard. Il 29 la salma è portata a valle, nella chiesetta di Maloja, dove Berry lo imbalsama e il pittore Giovanni Giacometti esegue l’acquerello che lo ritrae sul letto di morte (in mostra).
La parabola del grande artista finisce a quarantun’anni, all’apice della gloria, lasciando attonito il mondo. Erano passati cinque anni da quando Segantini si era stabilito a Maloja, nel tardo giugno 1894, dopo un trionfale soggiorno a Milano per presenziare alla sua mostra nelle stanze del Castello Sforzesco, e intanto eludere i creditori di Savognino. La scelta era caduta su Maloja per l’ammaliante paesaggio, terra mitica, ma sicuramente anche per la presenza del Kursaal Palace, meta esclusiva dell’intellighenzia e dell’alta società europee, avide d’arte, di gloria ed emozioni. Per loro, durante la lunga stagione turistica, Segantini era divenuto figura di riferimento. Aveva affittato lo chalet Kuoni, la più raffinata delle sue abitazioni. Poté abitarlo meno di quattro anni, se si escludono i tre inverni trascorsi nella più mite Soglio, dove si spostava con famiglia e servitori. Nel 1895, alla prima Biennale di Venezia, la giuria internazionale aveva assegnato il premio del Governo italiano al Ritorno al paese natio. All’inizio del 1898 era fallito, invece, per mancanza di fondi, il progetto del Panorama, destinato all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Opera corale, oltre i limiti della cornice, Segantini l’aveva ideata per svelare al mondo le bellezze dell’Engadina e finalmente imporsi, benemerito, alla comunità e al potere svizzeri. Deluso, si era totalmente concentrato sull’elaborazione del Trittico, cosicché l’ultima stagione è dominata dalle esplorazioni sotto la neve, spesso al calar del sole, in alta quota per rendere panoramicamente l’infinito e venerato paesaggio alpino. Vi avrebbe lasciato la vita. Lì la sua tomba e il mausoleo con il grande Trittico che resta, a mio modesto avviso, il suo testamento e la sintesi della sua arte.

Informazioni

Dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015
Palazzo Reale Piazza Duomo, 12 - 20121 Milano

Infoline e prevendita biglietti: +39.0292800375
(dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 18.30)

Prezzi dei biglietti (con audioguida in omaggio)

• Intero: € 12,00
• Ridotto: € 10,00
• Gruppi: € 10,00
• Scuole: € 6,00
• Famiglie: € 16,00
(1 adulto + 1 ragazzo di età inferiore a 14 anni)

PROMOZIONE “PRENOTA E VISITA NEL PRIMO MESE DI MOSTRA”

Per tutti i gruppi e le scuole che prenoteranno e visiteranno la mostra entro il 18 ottobre 2014 prezzi speciali riservati

• Gruppi: € 9,00
• Scuole: € 5,00


Orari
• Lunedì: 14.30-19.30
• Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 9.30-19.30
• Giovedì e Sabato: 9.30-22.30

La biglietteria chiude un’ora prima

Orari festività

• Sabato 1° novembre: 9.30 – 22.30
• Domenica 7 dicembre: 9.30-19.30
• Lunedì 8 dicembre: 9.30 – 19.30
• Mercoledì 24 dicembre: 9.30 – 14.30
• Giovedì 25 dicembre: 14.30 – 18.30
• Mercoledì 31 dicembre: 9.30 – 14.30
• Giovedì 1° gennaio: 14.30 – 22.30
• Martedì 6 gennaio: 9.30-19.30

Prenotazioni scuole
biglietti, visite guidate (diritto di prevendita € 1,00 a persona)
Ufficio scuole: 02.92800375
dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 18.30;
pagamento: carta di credito o bonifico

Prenotazioni Gruppi
biglietti, visite guidate (diritto di prevendita € 1,50 a persona)
Ufficio gruppi: 02.92800375
dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 18.30;
pagamento: carta di credito o bonifico

Visite guidate e pacchetti turistici

• Scuole: € 70,00
• Gruppi: € 100,00
• Scuole (in lingua straniera): € 90,00
• Gruppi (in lingua straniera): € 120,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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