Giorgio Vasari racconta il Salone dei Cinquecento sotto una nuova luce - Palazzo della Signoria (Firenze)

Scritto da  Sabato, 30 Dicembre 2017 

Anteprima per la stampa, lunedì 4 dicembre, a Firenze per la nuova illuminazione del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio: un gioco di luci teatrali di grande raffinatezza che riesce ad unire gli aspetti tecnico-funzionali della visione d’arte e della fruibilità a quelli della suggestione di un ambiente realizzato per celebrare Cosimo I e la grande famiglia dei Medici. Una mise en espace di grande suggestione attraverso la narrazione di una storia suggellata negli affreschi e nelle statue del salone.

 

L’occasione è la nuova illuminazione realizzata con quattro anni di lavoro da Silfi Illuminazione, Targetti-Confindustria e la collaborazione con l’Università, che ha comportato uno studio complesso per mettere insieme competenze tecniche e artistiche, lavorando esclusivamente di notte per non impattare con la vita di Palazzo vecchio alias Palazzo della Signoria e montando e rismontando i ponteggi in continuazione. L’attore che ci ha condotti per quasi 50 minuti nell’atmosfera del Cinquecento mediceo, nei panni di Giorgio Vasari, che qui ha lavorato racconta la Firenze al tempo di Cosimo I e l’opera del Salone assembleare simbolo del nuovo Augusto. Nel 1495 i Medici vengono cacciati da Firenze e si dà vita a quella che sarò la più grande fabbrica d’Italia e forse d’Europa. Segue un periodo difficile per Firenze con la discesa di Carlo VIII in Italia e la presenza di Savonarola che induce la città al governo della moltitudine con 3200 membri che divisi in tre gruppi, di tre mesi in tre mesi, gestivano il parlamento. Questa grande assemblea aveva bisogno di una sala adeguata accanto al Palazzo del Governo e il progetto viene realizzato dal cosiddetto Cronaca in soli sei mesi. Un fatto grandioso ma pieno di errori per la pochezza di luce e l’essere tutta “nana” come ebbe a dire il vasari, soprattutto per il palco troppo basso. Inoltre senza decoro risentendo dell’influsso moralizzatore del Savonarola. Il clima fiorentino cambia nel 1512 quando il futuro Papa Leone X, fratello di quel Pietro che era stato cacciato dalla città, stringe un accordo con l’Imperatore Massimiliano. I Medici rientrano a Firenze ma la tempesta non tarda a sopraggiungere. Nel 1527 si assiste al Sacco di Roma e la città medicea è scossa da tumulti che il Vasari, giovinetto di 15 anni, occupato a studiare arte, vive in prima persona soprattutto colpito dall’offesa recata al David del suo maestro Michelangelo al quale viene rotto un braccio. Sarà lui stesso a trasportarlo su un carretto e a metterlo al riparo dai “barbari”. Dopo un solo anno di vita capitola la Repubblica fiorentina e i Medici tornano per la prima volta con il titolo di Granduca. Sarà Alessandro il primo a fregiarsi di questo titolo, giovane animoso e testardo, non sufficientemente dotato di prudenza, tanto che nel 1542 cade vittima di un complotto credendo di andare ad un convegno d’amore. La reggenza passa a Cosimo I, di appena diciotto anni, e inizierà finalmente una nuova stagione per la Famiglia e per la città. “Incoronato” sotto il segno del Capricorno, decide di ristrutturare il Salone dei Cinquecento, affrontando una spesa ingente e dando vita ad un’opera miracolosa: come resuscitare un morto. La sala mostra la grandiosità di una dinastia simbolo del Rinascimento a livello internazionale, superando i limiti imposti dalla dottrina del Savonarola. La statua di Ercole ne è uno dei simboli: l’erre che ha sempre scelto la via più difficile e che per questo alla fine della vita è accolto nell’Olimpo tra gli dei. Tra le statue un gruppo di Michelangelo che celebrala vittoria di Firenze su Siena, idealmente. Faceva parte di un progetto per il Papa Giulio II ma il progetto naufragò e le opere restarono nel suo studio finché dopo la sua morte il nipote, suo erede, le donò. Una è finita nel Salone. Di fronte una statua che sembra la prima allo specchio, di Giambologna, la narrazione della guerra contro Pisa. Il Vasari racconta la simmetria del Salone con le sue opere “in fresco” che narrano le imprese dei Medici e il loro trionfo con un sol cavaliere rispetto alle moltitudini del frate veemente. Così su una parete il trionfo su Pisa e di fronte quello su Siena. Al centro del soffitto, in tondo, Cosimo I, realizzato dal Vasari a guisa di nuovo Augusto, chiave di volta della costruzione artistica simbolica. L’opera con la nuova luce appare in tutto il suo nitore e splendore, celebrativa sì, ma senza alcuna retorica, lavoro straordinario portato a termine in soli sei mesi come del resto gli Uffizi, corridoio sospeso sull’Arno da palazzo Vecchio al Giardino di Boboli di Palazzo Pitti, nuova residenza medicea, sospeso sull’Arno fu realizzato in tempo record: 5 mesi.
La luce, nella nuova architettura, arriva chiara, didascalica, senza appiattire però la suggestione dell’ambiente, grandioso ma di estrema raffinatezza. La scelta dell’illuminazione rispetta uno stile celebrativo lontano dai fasti barocchi di Roma, ad esempio, e l’impressione che se ne riceve è di grande diffusione dal basso verso l’alto.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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