Gianni Toti e La Casa Totiana. Un luogo non mausoleo ma incarnazione dell’intellettuale

Scritto da  Martedì, 06 Dicembre 2016 

La Casa Totiana di Roma dedicata all’intellettuale e artista Gianni Toti, comunista e partigiano, pioniere della video art in Italia, soprattutto poeta, anzi “poetronico” e di molto altro, non è solo una rappresentazione del suo universo ma è un concept della sua filosofia di vita, un luogo di incontro che gli eredi intendono valorizzare come spazio aperto. Il progetto di Pia Abelli Toti è un percorso non un mausoleo né una vetrina esclusiva di Gianni Toti ma della sua filosofia che unisce sapere scientifico e umanistico nel nome del pensiero perché “l’uomo è quello che pensa”.

Abbiamo avuto l’occasione di una visita privata sotto la guida d’eccellenza di Pia Toti Abelli, vedova di Gianni Toti, partigiano coSmunista – così venne autodefinendosi nello scorrere dell’intensa esperienza di vita – e un artista difficilmente collocabile in categorie fisse e ben definite di appartenenza, perché il cosmo è grande per un uomo tanto curioso e pensante e le categorie sono strette. Fu un ricercatore e costruttore inesausto di strumenti e linguaggi con cui esprimere idee, speranze e disperanze in flusso continuo dell’uomo nel mondo, nel cosmo. Dal racconto di Pia, psicoanalista ancora impegnata nella sua attività clinica, emerge un uomo in cammino che amava soprattutto lo studio – come testimonia una grande scaffalatura piena soltanto di dizionari – e la ricerca. Fu giornalista e inviato speciale – viaggiò molto e intrattenne corrispondenze con personaggi molto noti, tutte archiviate e custodite – e fu intellettuale, artista, poeta, dedicandosi soprattutto al tema del pensiero e della sua relazione con l’immagine che troviamo nella sua scrittura, appunti, racconti, poesie; nei suoi disegni e nell’attività cinematografica sperimentale ma soprattutto nella video arte con la quale riuscì a unire parola, immagine e movimento insieme. 

Mentre ci racconta della figura di Gianni Toti giriamo tra le scaffalature che raccolgono 15mila volumi, tutti catalogati, oltre ad oggetti e manifesti che in un’altra casa ricoprivano addirittura il soffitto, tanto era densa l’abitazione e la vita di quest’uomo.
L’impressione non è di trovarsi in una casa-museo ma in una casa con uno studio, un laboratorio, un tuffo nel gusto e nello spirito degli anni Settanta. Eppure qui Toti non ha mai vissuto. Quando però Pia lo scelse come luogo per abitare in modo contiguo alla parte museale lo apprezzò perché nel palazzo negli anni Settanta, periodo nel quale già lo conosceva e lo frequentava, c’era il sindacato nazionale degli scrittori, oggi della cultura, dove c’era un’attività fervente e lo stesso Gianni era stato invitato. In qualche modo quindi un luogo che può ospitarne la memoria.

La Casa Totiana oggi è un’associazione culturale con il compito di diffondere ed accrescere la conoscenza per tutti coloro che vogliono visitarla e studiarne i contenuti a partire dal patrimonio culturale-artistico costituito dai fondi archivistici, dalla biblioteca e dalle opere di Gianni Toti e di Marinka Dallos, sua prima moglie e artista ungherese. Non vuol essere infatti soltanto una divulgazione dell’opera dei due intellettuali quanto del loro spirito per declinare nei linguaggi e tecnologie di oggi la forma artistica. L’idea di Pia Abelli Toti è di costruire una rete di artisti e intellettuali con dei gangli vitali fisici, dei luoghi di incontro e di discussione, come accadeva negli anni Settanta, ma anche delle piazze virtuali. In questo senso con il nipote Giovanni Abelli intende realizzare un progetto che si avvalga di una piattaforma informatica per mettere in connessione “domanda e offerta” nel mondo dell’arte, creando una sinergia tra economia e creatività perché la stessa Casa Totiana possa vivere e non sopravvivere. In tal modo La Casa Totiana diventa un prototipo di progetto culturale che sperimenta quella ricerca di integrazione tra sapere scientifico e umanistico alla quale teneva molto Gianni Toti e rende vivo il patrimonio lasciato non solo per essere guardato e studiato. Naturalmente l’attività di studio esiste ed è stata svolta ad esempio sugli scritti di Marinka Dallos che sono stati tradotti da studentesse dall’ungherese e a breve uscirà un catalogo on line. Nondimeno l’idea è sempre di cercare nel recupero un’attività non solo di archiviazione ma di reinterpretazione. Così ad esempio il fondo dei 32 dipinti di Marinka Dallos, contenuto nella casa originaria di Via dei Giornalisti alla la Scuola Primaria Lante della Rovere di Via Tevere, a Roma. Pia ha creato una galleria che decora il corridoio che i bambini attraversano quotidianamente per andare alla mensa, in modo che qualcuno possa goderne giornalmente.
Curiosando tra le tante foto, libri, oggetti e ascoltando in ordine sparso l’affiorare dei ricordi di Pia, ci immergiamo in un mondo dalle profondità immense: Gianni Toti è uno di quei personaggi che ha vissuto molte vite in una. Ha prodotto, come accennato, romanzi, saggi, pièces teatrali, canzoni ma anche disegni; è stato un giornalista, un inviato speciale, un direttore editoriale, un autore cinematografico ed anche un incantatore e irrefrenabile affabulatore. Ma soprattutto considerava la poesia il supremo modo di esprimere i “tanti universi”. Spesso, ricordando Pedro Salinas, recitava: ”Poesia, dammi il nome esatto delle cose!”. Forse in sintesi potremmo dirlo soltanto “poeta” e, dagli anni Ottanta, “poetronico”, altro nome suo, dalla sua “poetronica”, che lo vide tra i più noti videoartisti a livello internazionale.

Nato a Roma nel 1924 – e morto nel 2007 - nome di battaglia “Vania” nella Resistenza romana (1943- 1945), è stato per decenni redattore de “L’Unità”, de “La voce della Sicilia” e “Paese Sera”, inviato speciale in tutto il mondo per “Vie Nuove” e direttore del rotocalco della Cgil “Lavoro” dal 1952 al 1958.
In Ungheria ha incontrato Marinka Dallos, la compagna amatissima, rievocata con una tenerezza, una stima e una delicata eleganza da Pia - che fa commuovere - mancata agli inizi degli anni Novanta e che sembra impossibile mettere da parte raccontando Gianni Toti per illungo sodalizio affettivo e intellettuale. Lei è una coloratissima pittrice naïf, che si era scoperta intensa interprete delle antiche memorie della campagna ungherese sposate sapientemente con le nuove esperienze di vita italiana e soprattutto romana.
Dal mondo egli ha portato e tradotto in Italia testi sconosciuti e a volte scomodi, ha partecipato ai “cinegiornali liberi” con Cesare Zavattini e Jean-Luc Godard nel ’68-‘69, curato la rivista “Carte Segrete”. Negli anni Novanta ha ideato e diretto la collana “I Taschinabili”, edita da Fahrenheit 451. Tra i tanti suoi amici possiamo annoverare Neruda, Pasolini, Metz, Cortàzar, Lilj Brik, Che Guevara, ma anche artisti e poeti di ogni età meno conosciuti di tutto il mondo.
Lo spirito di Toti è sempre stato combattivo, provocatorio, indagatore, coraggioso nell’accendere dibattiti e sempre pronto a contrastare le approssimazioni e le mode culturali, la “falsa coscienza” dei festival e dei convegni, da Pesaro a Venezia, da L’Avana a San Paolo, a Mosca, a Parigi.
Gianni Toti era un autore colto dell’avanguardia letteraria e audiovisiva, avversario dei realismi più o meno socialisti. Lungi dal negare la sua appartenenza al partito comunista italiano, non è mai venuto meno alla personale identità creativa e a un’attenta critica degli automatismi del linguaggio. Ha sempre affermato con convinzione, erede in questo di pensatori quali Croce e Gramsci, che “l’arte è educatrice in quanto arte, non in quanto arte educatrice”. Sentiva e viveva l’arte come creazione sempre sperimentale e strumento privilegiato per pensare l’impensabile. Sovente avvertiva la necessità di ripetere anche a se stesso: “Il faut penser l’impensable”.
Negli anni Ottanta ha fatto parte degli autori della breve stagione della “Sperimentazione Programmi” della Rai-radiotelevisione italiana, dedicata alle tecnologie elettroniche con videopoemi non trasmessi dalla nostra tv ma conosciuti, studiati e premiati in tutto il mondo. Ha realizzato la parte più consistente delle sue VideoPoemOpere soprattutto in Francia, sia a Marsiglia che al Centre International de Creation Vidéo (CICV) di Hérimoncourt (Montbéliard-Belfort) dove gli è stato intitolato un edificio, l’Espace Gianni Toti, dedicato a mostre e attività artistiche.
Marinka Dallos è nata il 4 febbraio 1929 a Lörinci, un piccolo paese dell’Ungheria a nord della provincia di Heves, dove trascorre l’infanzia e la giovinezza e nel 1949, durante l’incontro mondiale della gioventù comunista a Budapest, conosce il poeta italiano Gianni Toti che sposa l’anno dopo e con cui inizia la sua vita italiana a Milano. Nel 1952 Marinka e Gianni si trasferiscono a Roma e insieme traducono molti poeti ungheresi tra cui Attila Jòzsef e Miklòs Radnòti.
E’ a partire dagli anni Sessanta che Marinka scopre la sua vena artistica. Per dare tregua all’attivismo del suo irrequieto compagno, compra pennelli e colori e lo porta in tanti piccoli paesi italiani a dipingere. Così l’arte si insinua anche in lei. Per molto tempo non fa vedere a nessuno i suoi quadri, finché una coppia di amici la convince a farsi conoscere.
Nel 1974 fonda, insieme ad altri pittori romani – Amelia Pardo, Graziolina Rotunno, Alfredo Ruggeri, Maria Vicentini – il gruppo dei “Romanaïf” e pubblica una raccolta di saggi teorici sul fenomeno naïf. Passa da esposizione a esposizione, prima nelle città italiane e poi a Parigi, Budapest, Nizza…
Molti dei suoi quadri si ispirano a Roma: l’animata atmosfera di Campo dei Fiori, la Fontana delle Tartarughe, i Fantasmi del Tevere, Trinità dei Monti, i Fori e i vicoletti del centro. Ma costantemente accompagnano e dominano la pittrice i ricordi e i colori del mondo contadino in cui è nata.

Le sue numerose opere, a un primo sguardo considerabili del tutto dipinti naïf, in realtà sono dense di simboli e di valori estetici ben riconoscibili a occhi più esperti e attenti.
Dopo la sua morte, avvenuta l’11 dicembre 1992, Gianni Toti le dedicherà la VideoPoemOpera Planetopolis (1994). Oggi i quadri di Marinka Dallos sono sparsi nel mondo. Alcuni si trovano nelle collezioni di musei (tra cui La Halle Saint Pierre di Parigi, il museo Anatole Jakovsky di Nizza, il Magyar Naiv Müveszek di Kecskemét, il Museo Internacional de Arte Naïf in Spagna e il Museo di Arti Naïf di Luzzara), altri sono custoditi in raccolte private.

La Casa Totiana
Via Ofanto, 18, 00198 Roma
Telefono: 06 8530 0650

Articolo di Ilaria Guidantoni

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