Frida Kahlo. Oltre il mito

Scritto da  Giovedì, 01 Febbraio 2018 

A cura di Diego Sileo

1 febbario – 3 giugno 2018

Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta la mostra – evento sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo. “Frida Kahlo. Oltre il mito” è un progetto espositivo frutto di sei anni di studi e ricerche che si propone di delineare una nuova chiave di lettura, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche e letture biografiche troppo comode, attorno alla figura dell’artista, nata a Città del Messico nel 1907.

 

L’infanzia di Frida Kahlo è segnata dalla poliomielite (secondo altre fonti, spina bifida) che la colpisce all’età di sei anni, ma non le impedisce di iniziare i suoi studi all’Escuela Nacional Preparatoria nel 1922, come una delle trentacinque donne iscritte su un totale di duemila alunni presenti nell’istituto nel Messico post-rivoluzionario*. Nel 1925 Frida è coinvolta in un grave incidente mentre torna a casa da scuola, in autobus; riporta numerose fratture, anche alla spina dorsale, e viene trafitta dal corrimano del mezzo di trasporto. È a bordo di quell’autobus che il suo destino cambia in maniera radicale. Costretta a subire numerosi interventi e a trascorrere lunghi periodi di tempo allettata e costretta in busti di gesso, Frida legge libri sul Comunismo (a scuola si era già avvicinata agli ideali del socialismo nazionale) e comincia a dipingere in maniera continuativa, dedicandosi a ritratti e autoritratti di piccola dimensione, formato che prediligerà per tutta la sua vita. Nel 1928 sottopone i suoi lavori al famoso muralista Diego Rivera, suo connazionale, che la prende sotto la sua ala protettiva e la sposa l’anno dopo. Quello con Rivera sarà un rapporto travagliato, costellato dai numerosi tradimenti di lui – a seguito dei quali la Kahlo intraprenderà numerose relazioni sentimentali, sia eterosessuali che omosessuali -, e aborti causati dal fisico martoriato dell’artista, diventato inadatto alla gravidanza. Apprezzata sia negli Stati Uniti che in Francia, dove nel 1939 partecipa alla mostra Mexique, organizzata dall’amico André Breton*, Frida Kahlo mantiene uno stretto rapporto con la sua madrepatria, dove fa continuamente ritorno. A causa dei numerosi interventi alla spina dorsale, negli anni Quaranta l’artista è ormai dipendente dalla morfina per alleviare i suoi continui dolori. Morirà nel 1954, a quarantasette anni, di embolia polmonare.

La tematica più nota del lavoro di Frida Kahlo è senza dubbio quella che l’ha di fatto resa un’icona, la mexicanidad* da lei espressa nell’inserimento di elementi di ispirazione precolombiana e di folklore messicano all’interno delle sue opere e soprattutto sulla sua stessa figura. Non è un caso che le immagini più note dell’artista, nonché gran parte dei suoi autoritratti, la vedano indossare costumi tradizionali messicani* e non è errato affermare che la Kahlo abbia fatto della sua vita un’opera d’arte, nascondendo se stessa, la sua fragilità e il suo dolore dietro la maschera da lei creata e nel contempo difendendo le tradizioni del suo amato paese trasformandosi in un feticcio vivente di esse. È questa Frida che si nasconde, il suo rapporto con il dolore sia fisico che emotivo, lo humor che a tratti potrebbe apparire paradossale che la mostra del MUDEC vuole portare alla luce dividendo gli oggetti esposti – una cinquantina di dipinti e poi disegni, fotografie e lettere scritte di suo pugno – in quattro sezioni dedicate ad altrettante tematiche fondamentali nelle sue opere. La prima sezione, La Donna, indaga sull’identità individuale e di genere contrapposta alla sfera pubblica, sottolineando la fragilità fisica ed emotiva del genere umano, mentre La Terra si riconduce al rapporto con gli elementi della Natura. La Madre Terra è per Frida mito e concretezza insieme, è, com’è evidente nel ritratto al biologo Luther Burbank e nel celebre Abbraccio amoroso dell’Universo, la Terra (Messico), io, Diego e il signor Xòlotl, un’origine archetipica, il sostegno vitale di tutte le creature e il luogo dove il nostro corpo ritorna dopo la morte. La terza sezione esplora l’attivismo politico di Frida, mentre la quarta e ultima è dedicata a quel dolore fisico e spirituale che probabilmente è il tema che permea più profondamente tutto il suo lavoro. Esso si esprime nelle immagini surreali dell’artista, nella loro violenza quasi prepotente, che si fa strada a viva forza negli occhi di chi guarda e ne disturba la pace e l’indifferenza.
Completano il percorso espositivo la bella animazione di un graphic-novel dedicato alla vita dell’artista e un cortometraggio sul suo rapporto con Rivera, accompagnato da “Diego e Io”, un brano di Brunori SAS con Antonio di Martino.

Gli ambienti di “Frida Kahlo. Oltre il mito” sono ampi e luminosi, con un arredo pulito, quasi minimalista, che tende a rimanere sui toni del bianco, piuttosto che giocare con i colori. Paradossalmente, l’ampiezza delle sale confonde lo spettatore, soprattutto quando confrontata con le ridotte dimensioni dei dipinti e dei reperti letterari. Secondo le parole del curatore Diego Sileo, l’obiettivo della mostra è mettere in luce l’artista Frida Kahlo prima dell’icona Frida Kahlo, fornendo “nuove chiavi di lettura della sua produzione”. Spiace dire che queste chiavi di lettura risultano nebulose sia nell’intervento dei relatori alla conferenza stampa che all’interno del percorso espositivo, dove si avverte una mancanza di indicazioni o chiarimenti sulla tecnica pittorica o sul contesto delle opere, che chi scrive spera sia colmata nell’audioguida. La sensazione è che esista una specie di blocco espressivo che impedisce ai curatori del progetto, che pure vi lavorano indefessamente da più di un lustro, di trasmettere la passione, le mire e la volontà che sicuramente li animano, e da un museo nuovo come il MUDEC ci si aspetta sicuramente di più.
L’innovatività di cui è ammantata “Frida Kahlo. Oltre il mito” nella sua campagna pubblicitaria sembra quindi essere meramente costituita dall’aggiunta di un paio di elementi multimediali a un percorso espositivo che si fatica a non definire convenzionale, anche se comunque d’importanza storica, giacché riunisce in una sola mostra per la prima volta in Italia le opere dell’artista messicana provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico, dalla Jacques and Natasha Gelman Collection (le più importanti collezioni di opere di Frida Kahlo al mondo), nonché da numerosi musei internazionali, tra cui il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” rappresenta il momento di tirare le somme del grandioso progetto che tre anni fa ha visto la nascita del Museo delle Culture di Milano come polo museale fuori dall’ordinario e chiaramente di stampo internazionale, concepito, come ha ricordato l’assessore alla cultura del Comune di Milano Filippo Dal Corno, come spazio dove passare del tempo prima e dopo la visita di una mostra, come luogo per creare connessioni tra culture diverse e produrre nuovi significati attraverso l’interpretazione di reperti e opere messi a contatto.
Sotto questo punto di vista non è possibile non riconoscere alla mostra su Frida Kahlo un valore enorme, accresciuto dall’esposizione che il MUDEC stesso ha deciso di affiancarle: “Il sogno degli antenati – l’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, curata da Davide Domenici e Carolina Orsini. Questo breve racconto per oggetti si dipana lungo le due vetrine ricurve che circondano la nuvola centrale del museo e attraverso reperti archeologici ed etnografici messicani di proprietà del MUDEC, foto storiche e immagini delle opere di Frida Kahlo evidenzia l’influenza del mondo indigeno e del passato precolombiano nell’arte e nella vita stessa dell’artista messicana.

Note:
Messico post-rivoluzionario: la rivoluzione messicana è movimento armato iniziato nel 1910 per porre fine alla dittatura del Generale Porfirio Díaz e terminato ufficialmente con la promulgazione di una nuova costituzione nel 1917, anche se gli scontri armati proseguiranno fino alla fine degli anni Venti. Frida Kahlo amava dire di essere nata nel 1910, con la rivoluzione.
André Breton: 1896 – 1966. Poeta, saggista, critico dell’arte francesce, teorico del Surrealismo
Mexicanidad: Messicanità. Lo spirito e l’identità messicani espressi dalle tradizioni e dal folklore. La Kahlo difendeva questo valore perché espressione stessa del popolo messicano: facendosi paladina della Messicanità, si faceva paladina del popolo stesso.
Costumi tradizionali messicani: soprattutto quello delle donne di Tehuantepec, con il caratteristico copricapo. Tehuantepec era una società tradizionalmente riconosciuta come matriarcale.

Frida Kahlo. Oltre il mito
A cura di Diego Sileo
Una Mostra         24 Ore Cultura
Allestimento       Cesare Mari, PANSTUDIO architetti associati con Carlotta Mari
Immagine           Studio FM
Coordinata e grafica
In collaborazione Mexico Gobierno de la Republica, INBA
Sponsor Museo     Fondazione Deloitte - Deloitte
Official Car          Gruppo Koelliker – Mitsubishi Motors
Coffee Partner     Lavazza
Birra Ufficiale      Birrificio Angelo Poretti
Sponsor Tender capital
Vettore Ufficiale  Air France
Hospitality Partner Melia Hotel Internazional
Con il sostegno di Rinascente
Sponsor Tecnici Trenitalia Ferrovie dello Stato, Trenord, COOP

Periodo di apertura: 1 febbario – 3 giugno 2018

Orari lunedì h 14:30 – 19:30
         mar, mer,: h 9:30 – 19:30
         gio, ven, sab: h 9:30 – 22:30
         domenica: h 9:30 – 20:30

Biglietto 13 €; ridotto 11 €

Grazie a Elettra Occhini

Articolo di Valentina Basso

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