Disillusione ottica - Mostra di Marcia Xavier

Scritto da  Giovedì, 05 Novembre 2015 

a cura di Elisa Byington
Con installazioni di vetro e acqua che giocano con la disillusione ottica
per dissolvere le certezze della ragione

Presentata dall’Ambasciata del Brasile a Roma
Palazzo Pamphili - Roma
30 ottobre - 27 novembre 2015

 

Illusioni dello sguardo, sovvertimento della grammatica della visione e opere da toccare: suggestioni sacre e profane di Roma per un’artista che si nutre dei luoghi nei quali passeggia per uno scambio interattivo.

Marcia Xavier, artista brasiliana, si inserisce in un percorso che l’Ambasciata del Brasile sta compiendo con una serie di appuntamenti dedicati ad artisti brasiliani contemporanei. Marcia è affascinata dall’illusione dello sguardo, defigura e refigura a livello ottico con una nota giocosa, ammiccante, mai irreverente perché sembra uscire spontaneamente e naturalmente. La sua arte è uno studio scientifico attento che non cala dall’alto come una tesi il “capriccio” ma lo lascia uscire, come accade a Santa Teresa, alla sua Santa Teresa. L’artista fotografa per trasformare le immagini in altra cosa, per creare un mondo proprio che non vuole riflettere quello esistente e invita l’osservatore a far parte dell’opera, che necessita della sua azione per essere rivelata: gli oggetti chiedono di essere toccati sia per il loro movimento nello spazio che per coglierne la varietà degli effetti luminosi.

L’abbiamo incontrata prima dell’apertura dell mostra al pubblico per chiederle com’è nata quest’esposizione.
«Nel 2013 ho vissuto a Roma per due mesi in occasione di una residenza artistica e sono stata invitata a esporre all’ambasciata brasiliana. La mostra sarebbe dovuta essere alla Galleria Pietro da Cortona e poi è stata scelta la Galleria Portinari, lasciando invariato il progetto iniziale.»
Quale? «L’idea è nata da due fonti di ispirazionne, la Santa Teresa della Chiesa di Piazza Navona, Santa Teresa in Agone e due scene opposte prese dalla Gallaria Cortona.»

Il percorso inizia da Sant’Agnese: com’è nata questa scelta?
«Cercavo delle mani da fotografare perché questa era l’idea del mio lavoro. Quando sono entrata nella chiesa di Piazza Navona sono stata attirata dalle mani di Sant’Agnese e dell’angelo. L’idea di legarmi ai luoghi e all’ispirazione locale quando espongo mi è familiare in ogni caso. Quando fotografando le mani della santa le ho sovrapposte è venuta fuori un’immagine con una suggestione carnale dal sapore erotico che lei stessa ha ravvisato subito come mi ha detto. L’effetto apparentemente contraddittorio è però ottico. Quello che ho scoperto facendo delle ricerche è che a dodici anno doveva andare maritata. Contro la sua volontà fu trascinata in un bordello ma la fanciulla non cedeva e chi la desiderava alla fine la uccise pur di poterla possedere. Allora quell’immagine che appare sgranata dalle sue mani che diventano un organo femminile è diventata la mia vendetta sulla storia.»

Cosa accade nella seconda sala?
«Ho scelto due ovali con due scene opposte. Nella prima Giunone ostacola il ritorno di Enea a Roma e quindi l’immagine proiettata è scomposta con una sovrapposizione di cilindri in resina ch epossono muoversi liberamente sulla superficie. La scelta delle barre trasparenti richiama l’uso di un’arma in una scena di lotta. La seconda scena invece ritrae Venere che sta aiutando l’eroe e quindi sulla superficie la scelta è caduta sulle sfere, per la forma femminile.»

Sullo sfondo quale conclusione – se così si può leggere - della mostra un’opera che stacca dal contesto e che non sembra storicizzata: una serie di bottiglie d’acqua che lasciano trasparire il mare.
«La cassa d’acqua, ci ha spiegato l’autrice, a livello simbolico rappresenta l’equilibrio tra i due mondi, la conciliazione universale tra il sacro e il profano e tra le forse opposte.»

Le sue opere sembrano disarticolare la visione, scomporne la grammatica: qual è l’idea che sta dietro questa scelta?
«E’ il mio modo di lavorare: uso il tema della visione attraverso la fotografia, la realizzazione di macchine ottiche e di promuovere una confluenza tra le arti. Le mie oepre sono foto, ma non necessariamente, proiezioni, installazioni e si rivolgono anche al cinema perché muovendone alcuni elementi, lasciandoli scorrere, si riproduce il senso del film, dello svolgimento di una storia.»

Ed esiste anche quell’interattività che guarda al gioco. Che ruolo attribuisce a questo aspetto?
«Per me è importante lo scambio tra l’artista e lo spettatore che cerco di “se-durre”, nel senso etimologico del termine, di portare con me, quando con la disillusione ottica, conducendolo attraverso lo sguardo, quando con il tatto facendogli toccare le oepre che sotto i movimenti delle sue mani si trasformano.»


Disillusione Ottica è la sua mostra ospitata presso la Galleria Candido Portinari di Palazzo Pamphili dal 30 ottobre al 27 novembre. Il titolo svela l’interesse dell’artista per le superfici acquose, specchiate e vitree, utilizzate per creare artifici ottici con cui esplorare la transitorietà delle immagini. Le variazioni infinite offerte da questi materiali sembrano dissolvere le certezze della
ragione.

La mostra
Subito all’entrata, uno spioncino posto sulla finestra offre all’osservatore una finzione spazio-temporale: l’occhio si trova all’interno del Pantheon, sotto la sua calotta, e vede un braccio e una mano gigante. E’ quella dell’artista, metafora della sua presenza che cerca di raggiungere l’oculus centrale come se andasse a toccare il cielo.
Sul pavimento si distribuiscono scatole luminose che suggeriscono un gioco immaginario di riflessi, simili a specchi d’acqua in grado di riflettere immagini situate in un altro spazio, nella fattispecie, gli affreschi di Pietro da Cortona del soffitto subitosopra la galleria, che ritraggono Venere e Giunone, nel tentativo di aiutare e ostacolare la traversata di Enea che lascia Troia in fiamme.
Per ognuna di esse ci sono cilindri o palle di acrilico, che chiedono di essere toccati e spostati sulla superficie luminosa per moltiplicarne gli effetti, animando le figure e facendole fluttuare nello spazio.
Nella seconda sala, la luce frazionata nei suoi sette colori sembra fondersi con la musica e le sue sette note, intonata nel canto ambrosiano che invade l’ambiente e commuove. L’immagine multicolore e speculare delle mani di Sant’Agnese, ottenuta con l’artificio della retroproiezione, sollecita lo spettatore a decifrare la sua ambiguità.
Anche in questo caso l’immagine fotografica trasporta all’interno della galleria icone distintive di un altro spazio: gli elementi dello spazio visibile sembrano condurre allo spazio invisibile, sebbene presente.

Marcia Xavier è nata nel 1967 a Belo Horizonte. Vive e lavora a São Paulo in Brasile. Nel 1989 si laurea in Arte presso la Foundation Armando AlvaresPenteado,SP. Principali mostre internazionali: 2015 Prismal Università degli studi di Milano,Italy. 2014 “On another scale” Galeria Continua, San Gimignano, Italye Cruzamentos:Contemporary Art in Brazil, Wexner Center for the arts, Ohio, USA. 2012 Elogeduvertige, Maison Européenne de la Photographie,Paris.VIBiennial de Havana Cuba.IIIBienal do Mercosul and IV Bienal Curitiba. In Brasile ha partecipato, tra le altre, alle seguenti mostre: São Paulo City Museum, PampulhaMuseum, Belo Horizonte, Banco do Brasil Cultural Center at Rio de Janeiro. Nel 2013 ha ricevuto l’ I ArtisticResidencyPrizeICCo and SPArte in Rome,Italy. Nel2012 il II Itamaraty Prize for Contemporary Art. Belong to collections: SociétéGenerale d’art Contemporain,Paris, France; MAM and MAR Rio de Janeiro, MAM, SESC e Itaú Bank São Paulo.

Esposizione: “Disillusione Ottica” Mostra di Marcia Xavier
VERNISSAGE: Giovedì 29 ottobre ore 19.00
PERIODO: Dal 30 ottobre al 27 novembre
ORARI: Dal lunedì al venerdì, ore 11-17
LOCALE: Galleria Cândido Portinari – Ambasciata del Brasile a Roma
INDIRIZZO: Piazza Navona 10
TEL.: +39 06.68398456
WEB: roma.itamaraty.gov.br
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP