La primavera milanese nel segno dell’arte, da Mia Photo fair a MIART

Scritto da  Venerdì, 20 Aprile 2018 

Milano e il contemporaneo è di turno a primavera, dalla rassegna numero uno in Italia alla fotografia d’arte, a MIART l’appuntamento con l’arte moderna e contemporanea a MilanoFiera City, per terminare con il Salone del Mobile. La città conferma la sua vocazione glamour nonché commerciale nel segno dell’arte. MIART ha chiuso i battenti di un’edizione ricca in quantità e qualità: opere di autori di primo piano, gallerie importanti, senza dimenticare la quantità. Una maratona che fa il punto del mercato del Novecento e del Duemila, estendendosi anche all’arredo con la sezione Objects, senza però guardare avanti. La manifestazione si conferma un prisma di alto profilo anche se sceglie la linea commerciale, senza scelte critiche importanti. Si va per fare un ripasso e una sintesi di cosa c’è, non tanto di cosa sta succedendo e di cosa ci sarà, soprattutto in Italia con una buona presenza internazionale: Milano protagonista come sempre mentre Bologna, Firenze e la Toscana e anche Venezia si confermano in espansione.

 

MIART, appuntamento essenziale per gli amanti dell’arte contemporanea e moderna e gli operatori del settore, conferma la propria qualità, anche se la scelta è decisamente commerciale e i galleristi rivendicano e sposano questa linea con qualche critica ad ArteFiera a Bologna, che su Saltinaria abbiamo recensito apprezzandone proprio la scelta tematica e la spinta sul contemporaneo. A MIART invece la panoramica è a trentosessanta gradi con il rischio di perdersi anche un po’, perfino nell’allestimento, di gusto ma complesso. La presenza italiana è equilibrata rispetto alla scena internazionale sebbene protagonista: sono 75 gli stranieri (in crescita con alcune gallerie top come le new entry Andersen’s di Copenhagen, la rete di Gagosian, Almine Rech con un network internazionale e Peter Kilchmann di Zurigo) su 184 espositori della ventiduesima edizione – sotto la direzione di Alessandro Rabottini - che si è tenuta dal 13 al 15 aprile. La manifestazione è stata articolata cercando di coprire tutto il panorama dell’arte dai giovani ai grandi nomi storici.

Si comincia proprio con Emergent, sezione dedicata a venti gallerie concentrate su giovani da non perdere di vista.
Bella la scelta di Decades, una raccolta di nove gallerie, una per decade per raccontare il Novecento che, attraverso un artista o una selezione di artisti, fa compiere al visitatore un viaggio attraverso un secolo: si parte con gli Anni Dieci che raccontano La Grande Guerra della Galleria Gomiero di Milano; Copetti Antiquari di Udine illustra gli Anni Venti attraverso Käthe Kollwitz; gli Anni Trenta sono narrati dalla Società di Belle Arti di Viareggio con Oscar Ghiglia e i Maestri del Novecento: una raccolta del pittore, che si formò nella Firenze modernista non smettendo mai di guardare Oltralpe: un’antologia delle sue nature morte, protagonisti i fiori e i vasi sui quali si riflettono le finestre e i ritratti, in particolare quelli di Isa, moglie e musa ispiratrice; e di Giuseppe Vannicola, primo violino della Scala, primo traduttore italiano delle opere di Oscar Wilde che a Firenze frequentò tra l’altro il secondo Futurismo e collaborò alle riviste Lacerba, Leonardo e La voce.
Gli Anni Quaranta sono affidati a Gian Enzo Sperone di New York con una retrospettiva su Enrico Prampolini; mentre gli Anni Cinquanta sono nel segno di Afro con la Galleria Dello Scudo di Verona. Giulio Turcato illustra gli Anni Sessanta presso la Galleria Spazia di Bologna e William Anastasi in mostra presso la Galerie Jocelyn Wolff di Parigi gli Anni Settanta. Le ultime due decadi sono dedicate rispettivamente a Jonas Mekas (per gli Anni Ottanta) presso la ApalazzoGallery di Brescia e Jo Spence presso la Richard Saltoun di Londra. Le altre sezioni sono Established contemporary, che accoglie tra gli altri la Galleria Continua di San Gimignano con autori arabi, cinesi e giapponesi, confermandone il respiro internazionale. Proprio in questi giorni abbiamo avuto modo di vedere la mostra di Loris Cecchini nel paese delle torri in Toscana, all’interno di un concept unico, un cinema teatro degli Anni Cinquanta; per il 26 maggio è prevista a San Gimignano l’inaugurazione della mostra di Anish Kapoor e Daniel Buren con un’installazione a quattro mani.
La sezione Generations accoglie nell’ambito delle dodici gallerie presenti dialoghi internazionali come quello sotto il segno di Alberto Burri tra la Galleria Mazzoleni posizionata su Londra e Torino e il colosso Gagosian (presente da New York a Los Angeles, San Francisco, Londra, Parigi, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong).
Established masters è il regno delle Galerie note che trattano anche il moderno oltre il classico come la Galleria Contini di Venezia – che espone tra gli altri Igor Mitoraij, Mario Arlati, Carla Tolomeo, Robert Indiana – Frediano Farsetti di Prato con un’antologia del Novecento; Studio Guastalla di Milano (che propone Yves Klein, Michelangelo Pistoletto e un Crippa di grandi dimensioni tra gli altri), le gallerie fiorentine Poggiali e Il Ponte con Lo spazio segnato dalla scultura di Mauro Staccioli che ha segnato un’inversione di tendenza negli Anni Settanta nel rapporto opera-contesto. Dep Art invece ci consegna una panoramica dell’Optical art con il padovano Alberto Biasi (considerato il padre dell’arte cinetica), Salvatore Simeti siciliano di Alcamo, Wolfram Ullrich, il catanese Pino Pinelli e le sue opere rosso assoluto e il tedesco Imi Knoebel.
La sezione On demand si concentra sulle gallerie straniere o sugli artisti stranieri.
Difficile fare una selezione, tanta è l’offerta, e la scelta spesso risulta soggettiva, legata alla curiosità e all’insolito, oltre i tanti capolavori in mostra. E’ il caso della PrometeoGallery di Milano che tra gli autori presenta Hiwa K, un curdo iracheno – nato nel 1975 a Sulaimaniyya nel Kurdistan ma residente a Berlino dove si occupa di letteratura europea e di musica - con due installazioni: due tappeti che dettano le istruzioni per il gioco delle biglie alla maniera curda e araba, con le diverse posizioni della mano. Un viaggio complesso di rappresentazioni e simboli che ha toccato da vicino la vita dell’artista curdo cresciuto in un quartiere arabo. Altra galleria milanese che espone un lavoro particolare a quattro mani è la Otto Zoo con una sorta di mosaico di Jacin Giordani (nato a Stamford in Connecticut nel 1978 che ha vissuto a Miami fino al 2010) e Maria Morganti, artista milanese, classe 1965, che vive e lavora a Venezia.
Chiude la sezione Objects con la partecipazione di 14 gallerie, uno spazio glamour, un po’ ammiccante ma certamente piacevole che completa il quadro dell’arte oggi, all’interno del quale il design ha uno spazio importante soprattutto a Milano. Anche in questo capitolo della mostra convivono oggetti del passato e nuove sperimentazioni con oggetti a tiratura limitata come nel caso di DimoreGallery che ha presentato una selezione di mobili anni Cinquanta del ‘900 provenienti da un’importante collezione milanese.
Resta sullo sfondo la fotografia che a Milano ha forse trovato il primo mercato in Italia ma poco presente in fiera.


MIA PHOTO FAIR – The Mall Porta Nuova (Milano)
Ripensare la foto in un confine fluido che punta sulla reinterpretazione del corpo e del volto, perché la foto è sempre più creazione e meno fotocopia. A Milano dal 9 al 12 marzo 2018 si è tenuta la fiera dedicata alla fotografia d’arte, manifestazione di riferimento nazionale con 130 espositori di cui 90 gallerie per un Paese giovane per la fotografia, da quest’anno aperto alla scena internazionale. La mostra bilancia la scelta del bianco e nero con il colore, lasciando spazio a sperimentazioni e oltrepassando talora i confini della bidimensionalità, per finire in suggestioni pittoriche, rivisitando suggestioni antiche della fotografia quadretto in modo nuovo. Grande spazio al nudo e al corpo in generale, dove la trasgressione si sposa con la ricerca raffinata senza provocazioni e volgarità. Forse il percorso del paesaggio è stato messo da parte e se ritratto dev'essere che allora sia famoso.
In ambito fotografico l’Italia è un paese molto giovane se si pensa che se negli anni Settanta all’estero già si parlava di collezioni, qui era ancora inconcepibile. La manifestazione, all’ottava edizione, ospitata a The Mall di Porta nuova in una delle zone nuove di Milano, a due passi da piazza Gae Aulenti, è ideata e diretta da Fabio e Lorenza Castelli: sono stati coinvolti 130 espositori, 90 le gallerie, di cui 37 stranieri. E’ proprio questa la novità 2018, l’apertura alla scena internazionale con un focus su Ungheria, Baleari, Cuba e Africa, basti pensare al manifesto coloratissimo della fiera, con l’opera del sudafricano Siwa Mgoboza, che bisogna quasi toccare per capire che non è un collage in rilievo di stoffe (esposto dalla Galleria svizzera di Neuchâtel, Semaphore).
La panoramica dell’esposizione accosta giovani esordienti a nomi di spicco riconosciuti nel panorama della fotografia come Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Mario Giacomelli, Federico Scianna e l’italiana nota a livello internazionale, Graziella Vigo; accanto agli stranieri Berenice Abbot, Frank Capa, Steve Mc Curry, Man Ray, Sebastiao Salgado e Annie Leibovitz.
L’iniziativa – sostenuta da Bnl, Lavazza ed Eberhard – accoglie mostre e concorsi come il premio “Archivi aperti” a cura di Eberhard con Io Donna (settimanale del Corriere della Sera) che permette la conservazione dell’archivio della reporter Carla Cerati presente al Castello Sforzesco, che unisce l’impegno civile a quello sociale.
È chiaro che la foto come la conoscevamo non esiste più e il digitale, lo smartphone, i programmi per lavorare le immagini hanno cambiato il concetto stesso di fotografia che non riproduce ma costruisce qualcosa spesso di inesistente.
Ecco che il ritratto con cui è nata la fotografia non ha più senso o quasi almeno che non si tratti di perso aggiornamento famosi come gli artisti di fama internazionale e gli attori nel caso del pugliese Mimmo Dabbrescia, classe 1937 – esposto dalla Galleria milanese ART D” – o della stessa reporter Graziella Vigo in mostra con i volti della moda, del cinema e teatro e di alcune scenografie dell’opera lirica. E ancora da menzionare l’archivio dell’artista che a 82 anni pensa ancora al domani, Gian Paolo Barbieri, con una fondazione che è stata premiata per la ricchezza dell’archivio, da Veruschka alla Bellucci. Certo è che ormai molti sono diventati manifesti pubblicitari che hanno trasformato l'immagine stessa del personaggio ritratto. Da questo punto di vista la mostra non offre molto di nuovo. Sono certamente più emozionanti i volti e le figure di Halida Boughriet, nata in Francia dove lavora, nota a livello internazionale per le sue esposizioni al Center Pompidou e all’Institut du Monde Arabe di Parigi, molto attratta dagli aspetti identitari e la crisi di appartenenza che attraversa la società di oggi, in particolare il continente africano.
Grande trasformazione anche per la foto di paesaggio in quanto tale racconta meno di un tempo perché non c'è più l'emozione dell'attimo…Della luce che poi è persa.
Interessanti le architetture reinterpretate e l'effetto tridimensionale dato all'immagine. Le sperimentazioni rendono alcune opere non immediatamente assimilabili a una foto ma più a un collage, un quadro. Tra gli specialisti dell’architettura abbiamo incontrato Jorge Mino argentino presentato dalla Galleria di Buenos Aires Ungallery che stampa su vari supporti, dall’alluminio alla carta riso.
Molto spazio è dato al corpo e al nudo che non è solo donna ma prevalentemente femminile e diventa terreno di estro, di fantasia, con alcuni effetti bondage senza cedere alla volgarità né alla provocazione, forse tra i risvolti più interessanti di MIA Photo. Da segnalare tra gli altri gli scatti di Malena Mazza; i corpi nudi di uomini intrecciati e il volto di donna con la bocca ritratta sulla mano, che già si è vista in altre mostre di Giuseppe Mastromatteo, che gioca sugli aspetti illusori della corporeità.
Anche i volti diventano un modo per raccontare altro come il volto di un'artista cinese, emergente, Hu Huiming, nata e cresciuta a Madrid che vive a Pietrasanta, la città toscana degli artisti, che si autoritrae nel segno delle quattro stagioni. Proposta da MA EC, la galleria di Milano - prima in Italia a proporre l'arte contemporanea - che ne ha l'esclusiva è sta scelta da BNP Paribas per aprire il percorso di visita dell'esposizione fieristica tea le 14 immagini. L'immagine è quella dell'inverno.
Girando tra gli stand sono tante le suggestioni dagli scatti di Jacopo Di Cera sul terremoto di Amatrice, l’olandese Caspar Faassen, “pittorico” che trasforma la raffinatezza della bellezza femminile classica in un’espressione di malinconia ed evanescenza contemporanea, avvolgendo le donne nella nebbia, Edoardo Romagnoli con i suoi macrofiori o le foto tridimensionali dei belgi Byrne, Willeit e Leblon. Il confine tra fotografia e pittura sfuma anche in Jacopo Di Cera che ritrae collage dando vita ad opere che diventano denuncia e che ricordano alcuni temi e tecniche della pop arte. E ancora per una suggestione tra fotografia e pittura non si possono perdere le opere del francese Ronald Martinez (Galleria 29 Arts in progress) che restituisce atmosfere caravaggesche nelle sue serie di nudi e di vanitas, le nature morte con il teschio, dipingendo praticamente al buio in una cantina in analogico con una sola luce continua da sinistra. La ricostruzione “teatrale” è completata da cornici artigianali di manifattura olandese.
Tra le gallerie si siamo fermati alla Galleria Blanchaert di Milano che espone, tra l’altro, le immagini di una Venezia quasi pittura naïf di Carmela Cipriani e Giovanni Crovetto, che realizza foto di piatta dall’apparenza impeccabile ma di fatto immangiabili perché ritraggono tutti scarti. Alcune delle immagini in mostra sono state commissionate per una forma sul junk food che si è tenuta a Roma.
Il panorama geografico vede tra le gallerie italiane il predominio assoluto di Milano, con buona presenza di Bologna e dintorni, ma anche Verona; a rappresentare l'Europa soprattutto la Francia, senza dimenticare la presenza dell'Europa centrale con Germania, Austria, Svizzera, Olanda e i paesi del Nord. Alcune presenze extra-europee e in particolare orientali come Singapore.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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