Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo

Scritto da  Lunedì, 19 Gennaio 2015 

Mahon aveva occhio, viveva con capolavori e soprattutto amava l’arte”, in questa frase è racchiusa l’essenza di un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio dell’arte e al collezionismo, un personaggio del XX secolo che ha saputo osservare, amare e comprendere nella sua complessità la grande pittura del Seicento italiano. La Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, in collaborazione con la soc. Beni Culturali e con il sostegno di The Sir Denis Mahon Charitable Trus rende omaggio a questa grande personalità con la mostra “Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo” visitabile fino all’8 Febbraio 2015 presso Palazzo Barberini, a Roma. L’idea dell’esposizione era già stata concepita da Mahon nel 2009, che aveva espresso il desiderio di festeggiare i suoi 100 anni tra i grandi dipinti che lo avevano accompagnato per tutta la vita; solo oggi il progetto si è realizzato con questa notevole esposizione, già ospitata nel 2013 all’Hermitage, dove ha incontrato un notevole successo grazie alle circa 40 opere esposte di immensa fattura, realizzate da artisti quali Guercino, Guido Reni, Domenichino, Caravaggio, Annibale Carracci e Poussin. Un omaggio postumo, purtroppo, al grande storico dell’arte, scomparso nel 2011 all’età di 101 anni, che di questi pittori aveva fatto i compagni di una vita.

Denis Mahon acquistò il primo dipinto di Guercino appena ventiquattrenne, era il 1934; lo studioso inglese era già rimasto affascinato dalla pittura dell’artista di Cento e cercò, perciò, di far acquistare alcuni dipinti italiani del Seicento dalle maggiori gallerie statali del Regno Unito, ma senza successo; fu allora che prese coscienza di quello che sarebbe stato lo scopo della sua esistenza: diventare il maggiore collezionista di pittura seicentesca, fine che perseguì con amore e dedizione e che soprattutto fu sostenuto da uno studio appassionato di tale disciplina, che lo portò a scrivere alcuni dei brani che più influenzarono la fortuna critica di artisti come Guido Reni o Domenichino, fino alla stesso Guercino, a cui dedicò più di 60 anni di studi. Ma il collezionismo di Mahon non era pura voglia di possesso, il fine ultimo era quello di donare le sue opere a collezioni pubbliche, fermamente convinto che l’arte sia di tutti e debba essere alla portata di tutti; è così che la sua collezione è andata ad arricchire alcune delle maggiori istituzioni museali mondiali. Sono queste le opere presenti a Roma, oltre ad una serie di dipinti che interessarono gli studi di Mahon e per cui quest’ultimo diede importanti contributi.

Il titolo dell’esposizione potrebbe sembrare storicamente scorretto, essendo Caravaggio precedente a Guercino, ma scopo della mostra non è quello di dare un’istantanea cronologica dello sviluppo della pittura seicentesca in Italia, quanto accompagnarci tra quelli che furono i maggiori protagonisti della stagione studiati da Mahon. L’esposizione si apre perciò con una sezione che ospita numerose opere di Guercino, perché quest’ultimo fu il pittore che lo storico inglese più studiò e a cui quindi è dato maggior risalto all’interno del percorso espositivo. Dal dipinto giovanile “Eliseo resuscita il figlio della sunamita”, all’allegorico “Et in arcadia ego”, passando per i ritratti del cardinale Bernardino Spada e per la “Madonna del passero”, si delinea lo stile del pittore di Cento e il suo mutamento in seguito al soggiorno romano avvenuto tra il 1621 e il 1623, illustrato dai dipinti raffiguranti due sibille, l’uno realizzato in giovane età e caratterizzato a una potenza coloristica e materica, il secondo datato agli anni ’40 è invece stilisticamente mitigato, ben definito nelle pennellate e soprattutto nel disegno, i colori sono più brillanti e la dolcezza dei lineamenti tradisce un chiaro riferimento all’arte di Raffaello. Richiami al Sanzio sono presenti anche nell’arte di Guido Reni, altro illustre bolognese che a Roma troverà fortuna e prestigio; in mostra sono presenti “Atalanta e Ippomene”, quadro dai toni freddi e dall’atmosfera surreale, dimostrazione delle capacità compositive del pittore, e soprattutto un “San Pietro penitente”, opera per cui è difficile trovare parole, essendo essa un carico di emozioni che solo la vista può restituire nella loro interezza. L’Apostolo, ritratto in primo piano, ha gli occhi carichi di pianto e volti verso l’alto, porta una mano al petto e si staglia su di un fondo scuro; la grandezza dell’artista è qui nel saper tradurre tramite colpi di pennello, ricchi di materia e drammatici, il dolore del personaggio, un sentimento che l’osservatore riesce a comprendere e condividere, coinvolto in quella stessa emotività.

L’esposizione segue con opere del Domenichino, bellissima e viva la sua Sibilla Cumana, fino ad arrivare a Caravaggio, di cui sono presenti cinque opere, tra cui “Giuditta e Oloferne”, il “Bacchino malato” e il “San Girolamo nello studio”. I fondi scuri, i chiaroscuri teatrali, il naturalismo delle gestualità e dei volti, rapiscono l’attenzione dello spettatore, coinvolto nella drammaticità e nel phatos dei dipinti.
La mostra ha sicuramente il pregio di ospitare alcuni dei capolavori della pittura seicentesca, forse troppo spesso dimenticata a favore della grande pittura rinascimentale; è perciò l’occasione per scoprire o riscoprire i grandi protagonisti di una stagione artistica estremamente vivace caratterizzata dai colori di Guercino, dalla misura e dalla grazia di Guido Reni e Domenichino, e dalla grandiosità di Caravaggio. Fattore di richiamo è la possibilità, per la prima volta in un ambiente espositivo italiano, di utilizzare i Google Glass: osservando un dipinto appariranno sullo schermo dei tecnologici occhiali materiali di approfondimento che permetteranno di comprendere l’arte del seicento in maniere più completa.
Unica pecca è la mancanza di pannelli che raccontino le biografie e lo stile di questi grandi pittori, rendendo quindi i dipinti in parte incomprensibili ai più, e dando per scontato che il visitatore abbia una conoscenza propria di tali argomenti; il rischio è che possa diventare una mostra per addetti ai lavori o per amanti d’arte, escludendo quindi il grande pubblico.
Desiderio di Mahon era dare il giusto prestigio ad un pittura emotivamente coinvolgente e stilisticamente impeccabile, la mostra di Palazzo Barberini gli sarebbe stata, probabilmente, molto gradita.


Informazioni
Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo
Galleria Nazionale d’Arte Antica – Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane 13, Roma
Dal 26 Settembre 2014 all’8 Febbraio 2015
Martedì – Domenica 9.30 – 19.30
Il biglietto: € 12,00 / ridotto 8,50 / ridotto speciale 5,50
Per l’uso dei Google Glass prenotazione obbligatoria : costo del biglietto + 2 euro di prenotazione
Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.daguercinoacaravaggio.it

Grazie a Sergio Cerini e Maddalena Santeroni

Articolo di Roberta Di Pietro

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