Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna - Scuderie del Quirinale (Roma)

Scritto da  Giovedì, 06 Luglio 2017 

Dal 14 aprile al 30 luglio 2017 alle Scuderie del Quirinale è di scena la mostra Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna, lettura originale e sinottica dell’arte del periodo quale testimonianza, attraverso una selezione di dipinti e sculture, dei legami politici molto stretti e delle strategie culturali stabilite tra la corte spagnola e gli stati italiani nel corso del XVII secolo. Allestimento raffinato e curato particolarmente nell’illuminazione.

 

L’esposizione, a cura di Gonzalo Redín Michaus, è interessante per la prospettiva e riflette l’austerità del Seicento spagnolo in relazione al mondo italiano anche se di fatto i capolavori esposti sono del Belpaese o di figure in qualche modo “naturalizzate” italiane come Le Brun che visse a Roma come molti artisti del suo secolo o Ribera che scelse Napoli come sua dimora. Significativo l’allestimento delle sessanta opere, sobrio e con un tocco di severità che ben si addice alla scelta delle opere soprattutto nella prospettiva del collezionista di corte spagnolo e da rilevare la cura particolare nell’illuminazione che risalta il particolare dell’opera, un dettaglio, i fiori in certune tavole, o il materiale sia marmo sia bronzo nelle sculture. Epicentri della vita artistica legata alle collezioni asburgiche, grandi amanti dell’arte, Milano e Napoli, dove le collezioni si arricchirono con i numerosi doni dei sovrani italiani, intenti a guadagnarsi il favore dei loro regnanti, durante il periodo del dominio spagnolo durato oltre un secolo e mezzo, a partire dalla pace di Cateau Cambrésis, datata 1559: appunto lo Stato di Milano dove operarono in particolare la pittrice Fede Galizia e il Merisi detto Caravaggio e il Viceregno di Napoli dove incontriamo Ribera e il suo principale rivale, Massimo Stanzione.
Tra i dipinti più spettacolari in mostra, Lot e le figlie di Guercino e La conversione di Saulo di Guido Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino, che testimoniano quanto le ragioni diplomatiche abbiano condizionato la storia dell’arte. Tra gli altri capolavori si segnala il Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico, che venne come altre opere commissionato da mandatari del re; altre opere vennero ordinate o comprate, come nel caso della Salomè di Caravaggio, proveniente dal palazzo reale di Madrid e databile intorno al 1607, quindi un po’ anteriormente rispetto all’altro quadro caravaggesco a medesimo tema conservato presso la National Gallery di Londra, dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia (ambasciatori e viceré) inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali.
Pittura e grandi tele al primo piano, scultura e nature morte principalmente concentrate al piano superiore con un percorso che si apre con un confronto insolito, tra Fede Galizia e Caravaggio, uniti in qualche modo dal realismo tipico dell’area lombarda, la prima concentrata sui particolari, i frammenti di un tessuto o di un decoro senza servire il soggetto narrante, rispetto a quel naturalismo espressionistico del secondo, poco incline a qualsiasi concessione decorativa. E’ forse questa “inquadratura” l’aspetto più originale della mostra che nel percorso conserva un andamento dinamico all’insegna del dialogo reale o ideale tra le opere e gli artisti.
L’ottica è quella dell’interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani spagnoli che si riflette nell’invito a lavorare a corte rivolto a maestri quali il napoletano Luca Giordano, attivo in Spagna per un decennio; ed è testimoniato anche dai viaggi in Italia di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli. Di questo artista la mostra espone cinque capolavori tra cui il celebre Giacobbe e il gregge di Labano.
Altro artista che soggiornò in Italia fu Velázquez, per la prima volta tra il 1629 e il 1630, paese che si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera, mentre il suo trionfo come ritrattista presso la corte pontificia avvenne in occasione del suo secondo viaggio italiano tra il 1649-1650.
Al piano superiore, come accennato, la sezione dedicata alla scultura nella quale risaltano due opere in bronzo del Bernini: un modello della Fontana dei Quattro Fiumi e un Cristo crocifisso, inizialmente molto sottovalutato in Spagna e per motivi ancora ignoti sostituito poco dopo il suo arrivo al Pantheon reale dell’Escorial da un crocifisso di minor valore di Domenico Guidi, allievo di Alessandro Algardi, uno dei principali antagonisti di Bernini. Eppure il grande crocifisso berniniano è ritenuto dalla critica un manufatto di eccezionale qualità, anche perché, come scrive Tomaso Montanari nel catalogo della mostra, è l’unico esemplare di figura completa in metallo, autonoma e mobile, di Bernini che ci sia pervenuta, vale a dire l’unica non legata, fisicamente o anche solo concettualmente, a una architettura o a un complesso monumentale.
Nel 1819, per volere del re Ferdinando VII, venne creato il Museo Real – in seguito Museo del Prado, dal 1821 – in cui furono raccolte opere provenienti per la maggior parte dalle Collezioni Reali. Quelle che non vennero trasferite nel museo rimasero presso le residenze a disposizione dei monarchi, i cosiddetti Reales Sitios. Nel 1865 la regina Isabella II rinunciò alla proprietà personale dei beni ereditati dai propri antenati e ne cedette la gestione allo Stato, ponendo le basi di quello che dal 1940 è Patrimonio Nacional. E’ proprio da questo straordinario fondo collezionistico, a tutt’oggi sottoposto alla tutela di Patrimonio Nacional, che i capolavori presentati a Roma sono stati selezionati sulla base del loro valore artistico ma, ancor più, direi storico.

Scuderie del Quirinale Roma
via XXIV Maggio 16
Ufficio Stampa per la mostra
Comin & Partners
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Aperto tutti i giorni
Da domenica a giovedì: dalle 10:00 alle 20:00
Venerdì e sabato: dalle 10:00 alle 22:30
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura.
Intero: € 12,00; Ridotto: € 9,50
Ingresso gratuito fino ai 18 anni

Articolo di Ilaria Guidantoni

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