CoBrA: Una grande avanguardia europea (1948-1951) - Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla (Roma)

Scritto da  Domenica, 21 Febbraio 2016 

4 dicembre 2015 – 3 aprile 2016

Dal 4 dicembre 2015 al 3 aprile 2016 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta la mostra di arte contemporanea CoBrA. Una grande avanguardia europea (1948-1951). Esposizione ricca e con alcuni capolavori che nel titolo annuncia correttamente la caratteristica di un movimento nato e morto nello spazio di pochi anni ma non esaurito: il carattere europeo e la voglia dirompente di un’espressione libera, fuori dalle etichette per cui è difficile definirne temi e tipicità. Molto godibile l’allestimento che unisce didattica e piacevolezza estetica con una certa giocosità.

 

L’esposizione illustra, attraverso un’ampia e accurata raccolta di dipinti, sculture, lavori su carta, pubblicazioni, documenti e foto, l’arte e i protagonisti del gruppo CoBrA (1948-1951) – acronimo formato dalle lettere iniziali delle capitali dei paesi di provenienza degli artisti: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam – la prima grande avanguardia di respiro internazionale del secondo dopoguerra. Era l’8 novembre 1948 quando gli artisti Asger Jorn, Karel Appel, Constant, Corneille, Christian Dotremont e Joseph Noiret si riunirono intorno a un tavolo del caffè dell’Hotel Notre-Dame nel cuore di Parigi e idearono la prima grande avanguardia di respiro internazionale del secondo dopoguerra. Il movimento si forma a Parigi ma in qualche modo intende superare “l’imperialismo culturale” francese e certamente il Surrealismo. Il carattere che assume fin dall’inizio è di riunire personaggi europei senza una concentrazione territoriale unica, tutti artisti di respiro internazionale, molti anche per le proprie origini con appartenenze plurali.
Su alcuni punti fondamentali nel campo dell’arte si trovarono concordi, malgrado l’eterogeneità delle provenienze e formazione: rifiutare la fredda razionalità dell’astrattismo geometrico; negare la retorica del realismo socialista e dissociarsi dal modernismo edulcorato e formalista proposto dagli artisti postcubisti.

Il movimento produce una forte energia che attraversa, di ritorno, le vite stesse dei suoi componenti e la loro amicizia, diventando poi a sua volta sorgente di espressività
A distanza di quasi sette decadi dall’evento parigino, la Fondazione Roma Arte-Musei organizza quest’esposizione anche per riproporre quello spirito di convivenza tra i popoli che l’arte alimenta gettando un ponte, come ha sottolineato il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Francesco Maria Emanuele.
L’attenzione dei curatori, Damiano Femfert e Francesco Poli, si è concentrata sul contributo che il movimento ha offerto nel campo dell’arte – con un’ampia scelta di dipinti, sculture e lavori su carta, accompagnata da pubblicazioni e foto.
Visitando la mostra si viene rapiti e avvolti da un’ondata di colore materico e ogni considerazione, vivisezione dell’opera risulta superflua, stucchevole, retorica. I CoBrA rifiutano infatti ogni definizione precisa di stile e in questo sono – oserei dire – postmoderni, ben diversi ad esempio dagli stessi Futuristi che nell’aggressività distruttiva erano assolutamente assertivi e teorizzavano abbondantemente. L’attività letteraria e la presenza sulle riviste, importante per il movimento, fu invece piuttosto una testimonianza.

Le caratteristiche culturali ed estetiche di tale movimento si qualificano proprio per quell’ansia di libertà che si percepisce nelle opere esposte in mostra, le quali vibrano di entusiasmo perché nate dalla consapevolezza di chi pensava di anticipare con esse l’inizio di un cammino di cui già pregustava idealmente il traguardo, con la caparbia volontà di disegnare un’Europa già unita e capace di trasmettere nuovamente valori universali dopo la tragedia dell’ultimo conflitto mondiale.
Le opere in mostra sono suddivise da un percorso che prende avvio dalla genesi della corrente CoBrA e nella prima sala ci sono esposte le opere di grandi dimensioni che colgono più o meno a trecento sessanta gradi il sentire di questi pittori tra i quali i maggior protagonisti sono Jorn, Pedersen, Dotremont, Appel, Lucebert, Corneille, Alechinsky, Götz e Constant. A questi sono state dedicate sezioni monografiche che accompagnano l’evoluzione del gruppo fino al 1951 quando si tiene l’ultima mostra che non conclude però la vita e soprattutto la vitalità della loro esperienza. Alla fine il movimento con la sua passionalità arriva in Italia dove incontra e coltiva un rapporto amicale con Enrico Baj del quale vi sono alcune opere, quali uno specchio che sarà tra i fondatori dei Nucleari.

Tra le opere vorrei segnalare Begging Children (Babini che elemosinano) di Karel Appel, Campo di concentramento di Costant Stördö di Karl Otto Götz, L’impatience me gagne mais j’emporie la lenteur (L’impazienza mi afferra ma mi lascio prendere la mano dalla lentezza) di Christian Dotremont e Ondes extremes (Onde estreme) di Pierre Alechinsky e Christian Dotremont. Un posto a parte occupano le opere di Corneille – che ho apprezzato particolarmente – pseudonimo di Guillaume Corneleis, belga di famiglia olandese che nella seconda metà degli anni Quaranta aveva seguito con interesse l’Espressionismo e il Surrealismo. Partecipa alla fondazione del Gruppo sperimentale olandese quindi è poi tra i fondatori di CoBrA. Viaggiò molto e l’eco ad esempio dei suoi spostamenti in Algeria e Tunisia lo si sente in opere come Les habitants du désert (Gli abitanti del deserto); interessante anche la sua La ville (la città).
Una menzione particolare merita l’allestimento, giocoso con i suoi colori pongo, fruibile quanto didattico. Dopo la prima sezione collettiva, ogni stanza ha un suo colore che crea il confine tra un autore e l’altro, introdotto da un pannello illustrativo con un disegno fotografico dell’artista. Interessante nella prima sala i pannelli retroilluminati e in generale la diffusione della luce che veste le opere accompagnandole senza schiacciarle con una dominante colore. Un allestimento per certi aspetti coraggioso ma certamente valido per opere che hanno una loro forza travolgente in grado di sopportare altro colore e decorazioni perfino a soffitto.

La mostra nasce grazie al concorso di molti prestatori di opere. DIE GALERIE di Francoforte – la storica galleria del gruppo CoBrA – che ha collaborato anche attraverso il prestito di molte delle opere esposte, atte a celebrare efficacemente il movimento e i suoi protagonisti. La validità del progetto è stata premiata dall’adesione di alcuni dei principali musei del mondo, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam al Cobra Museum di Amstelveen; dal Centre Pompidou di Parigi allo Statens Museum for Kunst di Copenaghen; dal Kunstmuseum di Ravensburg allo Stedelijk Museum di Schiedam; dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia alla GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, solo per citarne alcuni, cui si aggiungano altrettante rappresentanti delle maggiori collezioni pubbliche e private, tra le quali è da menzionare quella del mi piace ricordare quella del Maestro Ugo Nespolo.
Un “morso” di vita, insomma, quello di CoBrA, che destò l’Europa dal letargo culturale in cui l’aveva tristemente relegata la guerra, creando i presupposti di un’arte libera, ansiosa di elaborare nuove teorie estetiche e critiche, capace di fare “tendenza” ancora oggi, nel momento in cui questa aggancia lo spirito e scopre quanto di più autentico e profondo risiede nell’animo umano.

Fondazione Roma Museo - Palazzo Cipolla
Via del Corso, 320 - 00186 Roma

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La mostra è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, in collaborazione con la DIE GALERIE di Francoforte.
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Dal martedì alla domenica ore 11.00 > 20.00
(lunedì chiuso)
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Prenota una visita guidata al 346.0865728
Info visite guidate
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Articolo di Ilaria Guidantoni

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