Bill Viola. Rinascimento elettronico – Palazzo Strozzi (Firenze)

Scritto da  Domenica, 23 Aprile 2017 

10 marzo 2017 - 23 luglio 2017

Sensazionale e raffinata ad un tempo la mostra di Bill Viola che sceglie una declinazione metaforica in viola, gioca senza ammiccare in una rispondenza stimolante del Rinascimento come recupero della tradizione e apertura alla novità. In quest’idea è racchiusa l’arte elettronica dell’italo-americano che definisce la propria opera cinema, un modo per guardare non più davanti a sé ma dentro e portarla nella vita quotidiana. La dilatazione del tempo e l’amplificazione dell’ordinarietà acquista un senso fantastico, emozionale, di amplificazione fino al sublime e allo spaventoso: in una parola arte.

 

All’interno della cornice di uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale fiorentina, negli spazi del Piano Nobile e della Strozzina, la Fondazione Palazzo Strozzi, in collaborazione con Bill Viola Studio, ha la mostra “Bill Viola. Rinascimento elettronico”, a cura di Arturo Galansino e Kira Perov, in programma dal 10 marzo al 23 luglio 2017. Una celebrazione del maestro indiscusso della videoarte contemporanea, nato a New York nel 1951 ma di origini italiane (il nonno era italiano), inserito nel contesto rinascimentale che conferma la nuova vocazione della città dei Medici che si reinventa capitale del Rinascimento 2.0. Di quel periodo d’oro riesuma la categoria mentale, l’importanza di non dimenticare la lezione degli antichi, sublimandola nell’universale: l’antichità diventa classica appunto.
L’idea è che però ogni rinascita sia apertura, tras-gressione, quindi anche rivoluzione come lo sguardo di Bill Viola che utilizzando il cinema rende la quotidianità che ritrae paradossale, sublime facendole toccare in uno stesso momento i vertici del sacro e dell’infimo carnale. In questo percorso, con l’accostamento a dipinti del Rinascimento, l’effetto dicotomico è ancora più forte. In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono (come in “Presenze”, un corridoio bianco dove arrivano confuse voci, pianti di bambini e voci anziane) – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni Settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila. Protagonista è certamente il corpo umano svelato, velato, denudato, reinventato e la sua simbiosi talora distruttiva con gli elementi archetipi della natura, soprattutto l’acqua e il fuoco ma anche la terra. Al centro l’idea del ciclo della nascita, il sottile confine tra vita e morte, in un processo non lineare che rende la rinascita il vero focus dell’attenzione.
La mostra celebra la speciale relazione tra Bill Viola e Firenze e la locandina su sfondo viola lo testimonia. Viola è il nome del protagonista che lo unisce al colore della città nel suo giglio, che è l’iris di color viola appunto – non il giglio francese – oltre che la sua squadra di calcio che nel capoluogo toscano non è solo un gioco sportivo. È a Firenze, d’altronde, che l’artista ha iniziato la sua carriera nel campo della videoarte quando, tra il 1974 e il ’76, è stato direttore tecnico di art/tapes/22, centro di produzione e documentazione del video. In quel periodo di rivoluzioni e sperimentazioni, la città era una piazza di interesse europeo e di avanguardia. Il rapporto di Viola con la storia e l’arte viene inoltre esaltato attraverso importanti collaborazioni con musei e istituzioni quali il Grande Museo del Duomo, le Gallerie degli Uffizi e il Museo di Santa Maria Novella a Firenze, ma anche con le città di Empoli e Arezzo.
Interessante l’accostamento tra i dipinti di Pontormo, Andrea Di Bartolo, Paolo Uccello, Masolino da Panicale e Lukas Cranach e le opere dell’artista contemporaneo, tendenza che si va sempre più affermando nell’allestimento delle mostre e dei percorsi artistici.
L’inizio del viaggio è nel segno della combustione con “Crossing” dove l’immagine di un uomo che assomiglia all’artista avanza guardando dritto negli occhi lo spettatore e poi viene divorato da una fiamma che si diffonde dal pavimento e sale verso l’alto, fino a che l’immagine torna nera e il ciclo ricomincia. Sul retro del pannello un altro schermo presenta la stessa sagoma umana dalla cui testa, questa volta con un processo discendente, sgorga un fiotto d’acqua e anche in questo caso la ciclicità si ripete. Ne “La traversata” appunto del 1996 Viola comincia a lavorare su grandi dimensioni con un riferimento ai riti iniziatici e alla ricerca della trascendenza. Ne “Il saluto” (The Greeting) dell’anno precedente, ispirato alla “visitazione” del Pontormo, due donne discutono con un’estrema lentezza che rende i loro gesti rarefatti e costringe lo spettatore a notare particolari quasi banali che nella vita ordinaria trascuriamo del tutto. Sullo sfondo edifici industriali che ricordano certe periferie dei quadri futuristi e paiono contraddire le regole della prospettiva, mentre una terza donna viene avanti e si inserisce nel dialogo con una certa ambiguità. Singolare la modernità che richiama l’antico risaltando l’attualità di quest’ultimo nella pulizia delle linee.
Segnalo, tra le quindici installazioni in mostra, “Emergence” del 2002 ispirata al “Cristo in Pietà” di Masolino da Panicale, commissionata dal Getty Museum, con le due donne ai lati del sepolcro che vegliano nel dolore. Un’opera sublime per la capacità di non tradire la sacralità e lo stile rinascimentale, lasciando senza alcuna dissacrazione il mistero intatto, ma riuscendo ad emozionare l’uomo moderno. Per me insieme al “Diluvio” – in mostra l’affresco di Paolo Uccello e Paolo Di Dono staccato dai Musei Civici Fiorentini che fa parte delle “Storie della Genesi” affrescate sulle pareti del Chiostro Verde di Santa Maria Novella, impressionante anche nel ritrarre l’attualità delle catastrofi naturali frutto di un peccato contro la natura e, in ultima analisi contro la creazione, sono le opere più emozionanti. Colpisce la raffinatezza e la delicatezza di una trasgressione nel senso nobile del termine che non è provocazione becera, compiacimento dello scandalo ma al contrario reinterpretazione e autentica rivoluzione. L’idea della ciclicità torna in “Nascita capovolta” del 2014, installazione video-audio dove attraverso cinque fasi si descrive il risveglio periodico e la trasformazione violenta dell’uomo: dal nero pece (terra) di un liquido vischioso che ne ricopre il corpo, all’acqua, ad un liquido rosso come vernice (sangue-fuoco) ad uno bianco e vischioso (latte), fino ad una nebbia nebulosa e pacificante (aria). Interessante anche il singolare d’apres di Lukas Cranach con “Adamo ed Eva” custodito agli Uffizi nella Gallerie delle Statue e delle Pitture che diventano semplicemente “Uomo/Donna” alla ricerca, l’uno dell’immortalità, l’altra dell’eternità, che nudi cercano di illuminare il proprio corpo con una torcia alla ricerca della malattia, della corruzione. Tra le opere presenti alla Strozzina, oltre a “Presenze” già citato segnalo “Vasca riflettente” che personalmente non ho amato molto ma la critica ha sottolineato per la grande complessità, in quanto realizzata in epoca pre-digitale, quasi un manifesto dell’arte elettronica. Una sola camera fissa e diverse riprese fatte dissolvere una nell’altra. In quest’opera ci sono una serie di tematiche che Bill Viola svilupperà in seguito: la manipolazione del tempo, il rapporto dell’uomo con il mondo la riflessione sull’immagine, l’acqua simbolo di purificazione e la ciclicità della carne legata alla natura. Imperdibile.

Con il patrocinio di
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
United States Mission to Italy
Con il sostegno di
Comune di Firenze
Camera di Commercio di Firenze
Associazione Partners Palazzo Strozzi
Regione Toscana
Con il contributo di
Fondazione CR Firenze
Main Sponsor
Banca CR Firenze / Intesa Sanpaolo
Con la collaborazione di
Fondation Etrillard

INFO & BIGLIETTI
Orario mostre
Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì 10.00-23.00
Info
Tel +39 055 2645155
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Prenotazioni
Dal lunedì al venerdì 9.00-13.00/14.00-18.00
Tel +39 055 2469600
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Articolo di Ilaria Guidantoni

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