Biennale Internazionale dell’Antiquariato – Palazzo Corsini (Firenze)

Scritto da  Mercoledì, 01 Novembre 2017 

Nella cornice prestigiosa e suggestiva del Palazzo nobiliare della famiglia Corsini un’esposizione ricca e di alto profilo anche in termini di allestimento, con un pubblico attento e appassionato. Articolata su due piani, è la pittura la protagonista incontrastata, più che in passato, e l’arte spazia da gioielli antichi e maschere greche precedenti all’era cristiana ai quadri di Carla Accardi: un ventaglio di secoli e di arti che lasciano grande spazio naturalmente alla pittura toscana di Otto e Novecento fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Il mobile rimane nelle retrovie specie quello toscano.

 

Una settimana di arte a Palazzo Corsini, in pieno centro a Firenze, per la Biennale internazionale dell’Antiquariato, giunta alla 30esima edizione, che intende far dialogare il capoluogo toscana ancorato alla storia con la scena internazionale e la contemporaneità a cominciare dal nuovo allestimento ideato dal noto interior designer e scenografo veneziano Matteo Corvio, che si apre appunto alla modernità - sarà reinterpretato già dalla prossima edizione - e che vede un soffitto di vetro nel percorso centrale per garantire maggiore luminosità agli spazi interni ed aprire suggestivi scorci sulle architetture seicentesche della facciata del Palazzo. Mentre, dalla terrazza, si svelerà un effimero giardino pensile all’italiana dove bordure di bosso incorniciano le grandi lastre di cristallo che evocano con i loro riflessi un lungo bacino d’acqua.

La mostra, articolata su due piani, espone oltre 3mila opere di 80 gallerie tra italiane e straniere e ci conduce in un viaggio attraverso il tempo dall’arte antica fino agli Anni Ottanta del Novecento. Salta agli occhi la ricchezza pittorica in mostra con un ventaglio ampio nel tempo e nello spazio e ovviamente un’ampia scelta nella pittura dei macchiaioli e post-macchiaioli che in Toscana trova l’epicentro, mentre per la prima volta in una mostra d’antiquariato italiano, soprattutto a Firenze, si nota la grande assenza del mobile, in particolare del mobile toscano, tipicamente seicentesco, austero ed elegante.

Tra i dipinti non passa inosservato un San Paolo dello Spagnoletto, alias Jusepe de Ribera, del 1648 (allo stenda Colnaghi) e certamente Allegoria dell’Amore di Bernardino Licinio, pittore che ha lavorato tra Bergamo e Venezia del quale si vedono spesso dipinti sacri; singolare questo concerto interrotto, con uno spartito alla base del quadro, che ricorda un soggetto durato poco nella pittura e presente in Tiziano e Giorgione, e, per certi aspetti a mio parere, anche Lorenzo Lotto (presso Robilant+Voena). Splendide alcune Maternità sacre di grande profilo. Curiosi dei pannelli di stoffa dipinti cinesi che arredavano un salone nobiliare a Firenze, frutto di un’antica amicizia della città con la Cina, fin dai tempi dei Medici, quando le nobildonne usavano abiti cinesi in alcune feste e porcellane orientali. Il Settecento è protagonista con Vedutisti del calibro di Canaletto e artisti come Haeckart e Gaspar Wan Vittel, detto il Vanvitelli. Tante le opere del paesaggista Ippolito Caffi, del quale ricordo in particolare una veduta di Istanbul. Tra Otto e Novecento, come accennato domina la pittura dei toscani o naturalizzati, come illustra la galleria 800/900 Artstudio di Livorno: i nomi sono quelli di Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Achille Lega, Silvestro Lega, Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Moses Levy e molti altri. L’arte del Novecento è rappresentata dalla mostra dedicata a Mirko Basaldella tra i protagonisti dell’arte moderna friulana, dai ritratti degli anni giovanili alle sculture monumentali fino alle opere in cemento o legno che ne attestano la vocazione sperimentale o polimaterica. Diverse le opere di Aristide Sartorio, pittore molto amato da D’Annunzio. E ancora, imperdibili, i disegni di Klimt ed Ego Schiele o un grande FuturBalla. Passando al contemporaneo la Cortesi Gallery, con un allestimento di impatto ma di grande essenzialità, ha esposto Untiled, opera di Otto Piene, fondatore del Gruppo Zero oltre ad alcuni Fontana; mentre Alberto Burri è in mostra da Tornabuoni Arte ed Enrico Castellani con Superficie bianca nella Galleria d’Arte Frediano Farsetti o alcune opere di grande raffinatezza di Carla Accardi. Splendido lo spazio Sperone Westwater dedicato all’artista francese naturalizzato americano Arman (del quale abbiamo recensito la mostra romana qualche mese fa) con l’immancabile violino smontato e riassemblato.

Ampio spazio anche alla scultura da opere di Della Robbia fino a Francesco Messina e al contemporaneo. Singolare per me la scoperta di un autore morto giovane suicida, Rembrandt Bugatti, nipote di Segantini, una vita votata all’arte di dipingere animali che ritraeva quasi ossessivamente girando gli zoo d’Europa con la plastilina al seguito per non ricorrere al disegno che trovava già una mediazione. Decise poi di farla finita quando con la guerra ad Anversa vide morire troppi animali.

Tra gli arredi spiccano l’imponente paravento in stile liberty Onde, damigelle di Numidia e scorfano di Galileo Chini, artista fiorentino di grande raffinatezza, presentato dalla Galleria Gomiero.

Diversi i coralli antichi in mostra, molti provenienti da Trapani.

Da non mancare la collezione di tappeti antichi di Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs tra cui un Ushak Tintoretto proveniente dall’Anatolia occidentale, realizzato nel XVI secolo che prende il nome dal maestro del colorismo veneto del secondo Cinquecento, Jacopo Robusti detto il Tintoretto perché figlio di un tintore di stoffe, un pezzo unico, anche per la straordinarietà dei colori. A fargli da cornice dei “preghiera” della Transilvania sotto l’Impero Ottomano, oggi noti come tappeti legati all’islam ma originariamente commissionati dalla chiesa luterana d’oriente. Molti arredano le chiese ortodosse rumene infatti, di grande raffinatezza.
Interessante la scelta antologica di pittrici donne che hanno attraversato la storia come Fede Galizia e Sofonisba Anguissola, fino ad una pubblicazione illustrata di Sonia Delaunay.
Prima di lasciare la mostra, difficile da assaporare con una sola visita, un’occhiata all’opera Alba Fucens di Mimmo Jodice, copertina del nuovo Biaf Magazine esposta a Palazzo Corsini, una fotografia in bianco e nero del 2008 che ritrae una scultura dell’antichità classica

Biennale Internazionale dell’Antiquariato
Palazzo Corsini (Firenze)

Articolo di Ilaria Guidantoni

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