Basquiat – Mudec (Milano) 28 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017

Scritto da  Lunedì, 13 Febbraio 2017 

Come ogni artista “maledetto” Jean-Michel Basquiat, scomparso nel 1988 a soli 27 anni, è riuscito nell’arco brevissimo di pochi anni a costruire una leggenda attorno alla sua figura e alla sua arte. Il Mudec diventa un nastro discreto che lascia fuoriuscire limpida l’energia lacerata di questo insolito talento. Allestimento discreto e molto curato nell’accompagnamento didascalico.

 

A cura di Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, con circa 140 lavori realizzati tra il 1980 e il 1987, la mostra attraversa la breve ma intensa carriera di Basquiat, che si è conclusa con la morte prematura all'età di soli ventisette anni per un cocktail di droghe. In modo diretto e apparentemente infantile Basquiat è stato in grado di portare all’attenzione del grande pubblico tematiche essenziali sull’identità umana e sulla questione dolorosa e aperta della razza. È stato un personaggio fondamentale nella storia contemporanea americana perché capace di intrecciare, unico per quei tempi, l’energia urbana dannata di New York con le sue radici segnate dalla schiavitù e dalla diaspora, diventando anche l’icona di un’epoca; oltre che di sancire il graffitismo come un genere artistico. La mostra si snoda seguendo il percorso cronologico negli spazi che sembrano disegnati su misura per accogliere le grandi opere di Basquiat fatte di concentrazioni e rarefazione di tratti, materie e colori in una rispondenza singolare con le partiture musicali jazz che amava quali in particolare quelle di Charlie Parker e il genio maledetto di Miles Davis. I suoi lavori - all'inizio dipingeva su porte, finestre, assi che trovava per strada - hanno una poesia che non è solo riconducibile al tratto del graffito, sebbene chiassosa, specchio della cacofonia di New York tra sirene, incidenti stradali, cartelloni pubblicitari e Hot dog, unione e scontro di verticalità architettoniche e maschere tribali. Riecheggiano nelle sue opere le influenze diverse e contrastanti delle sue origini e della sua formazione non formazione: non ha seguito una formazione artistica tradizionale e dai 17 anni, andatosene di casa, ha vissuto soprattutto il mondo della strada. Nella sua arte non ha mai dato un valore primario al disegno o alla pittura intrecciandole tra di loro in una soluzione unica, quando non facendo diventare protagonista la parola. Il senso però del suo modo di operare e della sua elementare ma non per questo banale poetica è nel "cancellare le parole per farle notare". Allo stesso modo nel suo mondo si trova una forma di poesia situazionale tipica degli anni Settanta e molta musica non solo nella composizione visiva, come accennato, ma anche per la raffigurazione frequente di strumenti come trombe, sassofoni e batterie. Da giovane aspira a diventare cartoonist e d'altrove ha fatto parte della generazione nutrita con i cartoonist televisivi e con i comici books. L'opera Pyro il cui vero nome è St. John Allerdyce, fa riferimento a una serie del 1981, fumetto pubblicato dalla Marvel Comics. La storia è quella di un ex scrittore mediocre che, frustrato, decide di fare carriera nella criminalità. Alla fine si riscatterà pagando il prezzo della vita. Basquiat è evidentemente attratto da questo anti-eroe che da biondo con gli occhi azzurri trasforma in nero.
Curiosa infine nella mostra la serie degli anni 1983-'84 in bianco e nero, "Evidenziatore su piatti di ceramica" con una serie di piatti disegnati da un tratto unico ed essenziale.
La mostra testimonia l'energia vitale essenziale anche la lacerazione d'una vita intensa e bruciata con un allestimento minimalista di grande respiro, quasi ovattato. Molto curate le didascalie.
Vent’anni dopo la sua prima mostra al Whitney Museum of American Art (1992-1993) e dieci anni dopo la retrospettiva al Brooklyn Museum of Art (2005), quest’esposizione racconta il ruolo centrale di Basquiat nella generazione dei suoi artisti coetanei e la funzione della sua arte come un ponte di collegamento tra le diverse culture e anche una generazione americana. L’iniziativa è un'occasione per avvicinare il grande pubblico all'arte del graffito, con le opere dell'artista che, insieme a Keith Haring, ha saputo elevare questo tipo di pittura dalle strade metropolitane ai grandi musei mondiali. La vita di Jean-Michel Basquiat, tormentata e maledetta, breve quanto intensa autodistruttiva tra droghe ed eccessi di vario tipo tanto che gli valse il titolo di "James Dean dell'arte moderna" - si svolge nelle vie newyorkesi, dove una volta lasciata la scuola e dopo il dolore provocatogli dalla separazione dei genitori, l'artista si riduce a vivere in un’esistenza errabonda. Il giovane artista dal talento precoce, comincia a guadagnarsi da vivere producendo e vendendo un'arte che intende come affermazione di se stesso e delle proprie idee in un mondo spesso ostile e incerto. La sua prima personale fu allestita in Italia a Modena nel maggio 1981 grazie al gallerista Emilio Mazzoli incoraggiato dall'artista Sandro Chia che ne comprò delle opere, scommettendo sul giovane ribelle. Anche la prima personale a New York nel 1982 fu ad opera si un'italiana, Annina Nosei.
Nel 1983 avviene il fortunato incontro con Andy Warhol, che diventerà il suo più grande sostenitore, decretando la fortuna dell’artista e secondo molti anche sfruttandolo. La frequentazione di Keith Haring, la relazione con la cantante Madonna, l'incontro con poeti e musicisti che gli forniranno costante ispirazione, saranno fondamentali per l'elaborazione di quel mondo graffito che si ritrova nelle sue opere più importanti.
Interessante l'operazione artistica a tre con Andy Warhol e Francesco Clemente, artista della transavanguardia, con i quali firma una quindicina di quadi a sei mani storia su proposta del suo gallerista, Bruno Bischofberger tra il 1983 e il 1985. Dopodiché resta il sodalizio - uno dei più noti dell'arte contemporanea - con Warhol. La mostra presso la galleria Tony Shafrazi sarà pubblicizzata con un manifesto che ritrae i due artisti con i guantoni da boxe.
L’esposizione evidenzia nel suo insieme lo stile assolutamente personale di Basquiat che portò il graffito, lo “scarabocchio” a dignità artistica, evocando le influenze più o meno consapevoli che su di lui hanno avuto le avanguardie del Novecento e certamente la Pop Art Americana. Allo stesso tempo se ventisette anni sono nulla, se non poco più di una generazione, è vero che coprono un arco temporale molto significativo per gli Stati Uniti, dalle lotte di Martin Luther King, all'elezione e poi all'assassinio di Kennedy fino all'ascesa di Reagan. In arte con l'affermazione del boom economico si assiste all'esplosione della Pop Art con Andy Warhol e e Roy Lichtenstein mentre arrivano gradualmente gli echi del maggio francese, l’impennata delle quotazioni artistiche, la febbre di Wall Street e l’avvio verso il tramonto di questo mondo.

Basquiat
28 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017
Mudec, Via Tortona 56

Lunedì
14.30-19.30
martedì / mercoledì
venerdì / domenica
09.30-19.30
giovedì e sabato
9.30-22.30
La biglietteria chiude un’ora

Visitatori individuali
12,00 € Intero
10,00 € Ridotto
8,00 € Ridotto speciale
Gruppi
10,00 € Gruppi adulti
6,00 € Gruppi scuole
3,00 € Scuola infanzia (3-6 anni)

Info e prenotazioni:
0254917

Articolo di Ilaria Guidntoni

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