Balthus a Roma

Scritto da  Giovedì, 05 Novembre 2015 

Scuderie del Quirinale La retrospettiva/ Villa Medici, Roma L’atelier
24 ottobre 2015 - 31 gennaio 2016

Kunstforum Wien, Vienna
febbraio 2016 - giugno 2016

A cura di Cécile Debray, curatrice del Musée National d'Art Moderne/Centre Pompidou

 

Doppio appuntamento romano per uno degli artisti più originali del Novecento, sospeso nel suo dissenso verso il surrealismo – che pure ha lambito – e l’accademismo, tra il rigore della classicità e l’ispirazione rinascimentale di Piero della Francesca nonché il lato onirico della vita. Quest’ultimo vive della dialettica tra tenerezza e ambivalenza erotica da una parte, e il lato mostruoso, crudele, dall’altra. L’immersione è in un’atmosfera rarefatta che affonda nella malinconia per l’infanzia come categoria dell’anima. C’è nelle sue opere una grande perfezione stilistica e un’armonia che scricchiola, proprio per questo intrigante.

Con una grande mostra monografica divisa in due sedi, Roma celebra – a quindici anni dalla morte – Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001), maestro tra i più originali ed enigmatici del Novecento, il cui rapporto con la città eterna fu decisivo per gli indirizzi della sua arte. Alle Scuderie del Quirinale sono esposte circa duecento opere, tra quadri, disegni e fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani oltre che da prestigiose collezioni private, compongono un avvincente percorso in due segmenti. Qui si può vedere una completa retrospettiva organizzata intorno ai capolavori più noti, mentre a Villa Medici un’esposizione che, attraverso le opere realizzate durante il soggiorno romano, mette in luce il metodo e il processo creativo di Balthus: la pratica di lavoro nell’atelier, l’uso dei modelli, le tecniche, il ricorso alla fotografia.

Antonin Artaud, commediografo e autore de Il teatro della crudeltà, che incontrò nel 1932 Balthus, che lo influenzò e gli chiese di collaborare, definisce la pittura di questo grade maestro del Novecento una rivolta sia contro il surrealismo sia contro l’accademismo, con il risultato di un ancoraggio ad una misteriosa tradizione. Al di là delle prese di posizione credo che Balthus, più che contro, sia oltre, al di là e cerchi nella tradizione una lezione che rielabora in modo unico non tanto con una rottura dovuta ad una corruzione della grammatica pittorica quanto una sua sospensione, rarefazione, paradossalmente una celebrazione che la porta al superamento di se stessa. Lo stesso avviene per l’avvolgenza erotica che trasuda dalle sue pitture con un garbo e una movenza pudica attraverso quella finta o meglio apparente ingenuità che racconta l’infanzia e storie, scene di fanciulle in fiore.

La prima sala ci porta ne La strada, la prima opera importante del pittore, del 1933, della quale egli stesso ne parla come del “manifesto di un atteggiamento plastico”, come avviene in alcuni scorci del Quartiere Latino di Parigi dove i giochi infantili si ammantano di un certo erotismo. Splendido e quasi inquietante il particolare di un uomo, più che un ragazzo, che abbraccia teneramente alle spalle una fanciullina, composta ma con una veste dalla gonna velata e corta della quale l’uomo le afferra un lembo.

In questo periodo ha già assorbito la lezione rinascimentale di Piero Della Francesca del quale ha creato dei d’après degli affreschi di Arezzo. La scelta di questo pittore sembra evidente perché è un grande innovatore eppure definisce più di altri il rigore, quel senso arcaico, impeccabile e una certa sospensione metafisica che ben si legge nelle tele balthusiane.

Eccoci ne L’infanzia della quale ricorderà il rapporto felice, sviluppando una fascinazione poetica per i giochi infantili e appassionandosi ai libri illustrati per bambini. In particolare per Balthus l’infanzia diviene una categoria dell’anima, una culla ancestrale che segna l’irreversibilità del tempo e per la quale svilupperà un forte sentimento di nostalgia come ne I bambini del 1937.

Cime tempestose, segna una tappa importante per l’illustrazione letteraria. Il pittore infatti curerà un’edizione illustrata di questo classico della letteratura inglese, sviluppando una forte fascinazione ed empatia con il mondo di Emily Brönte tanto che, come racconta Antoinette de Watterville, sua modella e futura moglie, nell’immedesimazione trasfigura le lande inglesi nelle montagne svizzere. Altro interprete della sua opera è Albert Camus che evidenzia come le sue illustrazioni, la stessa Toilette di Cathy del 1933, possono richiamare un classico della letteratura francese Le grand Meaulnes di Alain Fournier.

Sempre sul tema dell’infanzia, Al di là dello specchio opera che, insieme alla più nota Alice nel Paese delle meraviglie, ha reso celebre Lewis Carrol. Balthus, come dimostra ad esempio ne Il re dei gatti, è fortemente affascinato dalla dimensione onirica nella sua ambivalenza come sottolinea lo stesso fratello del pittore, Pierre Klossowski, filosofo, pittore a sua volta, germanista e certamente il suo più importante esegeta. Esiste verso gli oggetti e gli animali una sorta di feticismo per la vita che lo attrae proprio per un’ambiguità che caratterizza ogni cosa.

Ne La camera, opera realizzata tra il 1952 e il 1954 ma anche soggetto che a più riprese viene dipinto, si evidenzia quel senso di erotismo malinconico nella sua ambivalenza tra il sogno sensuale e il carattere mostruoso, che non perde mai la sua impeccabile delicatezza.

Il teatro della crudeltà, opera già ricordata di Antonin Artaud, segna per Balthus il rapporto della sua pittura con il palcoscenico e l’estetica del crudele lo influenzerà non poco con la sua seduzione per il grottesco. Antonin Artaud tra l’altro lo chiamerà a disegnare le scene per I cenci allestiti nel 1935. In fondo per Balthus la mostruosità onirica serve a difenderlo dal quel malessere esistenziale che, altrimenti, sarebbe stato insopportabile.

La scatola prospettica ci restituisce in un parallelismo con le sculture di Alberto Giacometti, altro artista svizzero ai margini del surrealismo, il rigore della prospettiva ma, a mio parere, al contempo quell’apertura che lascia intravedere un sovvertimento della realtà senza il gusto giocoso e dell’eccesso di un Magritte. Balthus chiede un occhio più allenato intellettualmente, più sottile, disposto a nutrirsi di un’allusione, una sfumatura, non un “capriccio” vistoso o un paradosso (come appare nella Giovane donna nel parco). In questa sessione, ad esempio, rimarchevole, la Corte di Rohan, delizioso angolo parigino.

La semplicità della classicità si porta in mezzo a quel suo arcaismo volontario che ha penetrato fino in fondo la lezione classica, succhiandone la linfa per dar vita ad un incantamento inaspettato.

A Chassy nella regione del Morvan, in Svizzera, dove risiederà in un castello, il trasferimento segna un ritorno al paesaggio, come già era avvenuto durante il precedente soggiorno in Svizzera negli anni della Guerra. Questo periodo che regala della piacevoli tele, appena velate di malinconia, segna una grande sperimentazione tecnica come l’uso di un preparato a case di caseina che dona una velatura, una certa opacità pastosa, quasi granulare alla luce, una sorta di effetto spaesamento.

Nell’ultima sezione, dal modello al fantasma, come sottolinea Pierre Klossowski is compie idealmente la dialettica tra la disciplina e la dimensione onirica che rappresenta l’originalità di Balthus.

Là dove il Novecento scompone, dissacra, sovverte con una nota aggressiva, il pittore definisce in un’eleganza impeccabile, quasi ingenua, con una punta naïf, di buona educazione come sembrano le sue fanciulle colte in atteggiamenti intimi, nelle loro stanze private, mentre si lavano, eppure si intravede qualcosa che suggerisce uno scarto. Lo specchio non riflette solo quello che si vede ma quello che si coglie in uno sguardo. Ecco perché pur nella cornice dell’iconografia rinascimentale, dipinti come Il pittore e la sua modella o Grande composizione con corvo, hanno un che di mostruoso e inquietante.

Balthus
Nato a Parigi da padre polacco, che fu un noto critico d’arte, e madre russa, una pittrice e animatrice di importanti salotti culturali, Balthus trascorre l’infanzia tra Berlino, Berna e Ginevra al seguito degli irrequieti genitori, rientrando in Francia solo nel 1924 imbevuto di cultura mitteleuropea. Folgorato in giovane età dai maestri del Rinascimento toscano e in particolare da Piero della Francesca, scoperti in occasione di un primo viaggio in Italia, nel 1926, Balthus concepisce le sue composizioni attraverso un pensiero figurativo e una chiarezza logica ereditati dalla cultura artistica italiana. È proprio da questa tradizione – integrata dalla conoscenza dei movimenti italiani del Realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca – che trae origine quell’enigmatica staticità che è caratteristica distintiva della sua produzione pittorica, in particolare quella che risale agli anni Trenta. Dopo la guerra, la pittura di Balthus si fa più densa, mentre le iconografie, più orientate sul nudo, prendono ad oggetto ragazze adolescenti rappresentate in momenti riservati o contemplativi.
Sulla sua originaria devozione verso la cultura italiana si innesta, a partire dal 1961, la cruciale esperienza del soggiorno romano come direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Nello svolgimento di questo prestigioso incarico durato 17 anni, Balthus approfondisce la pratica del disegno e della pittura e si misura col progetto magno del restauro dell’edificio e dei giardini storici, che sono accessibili ai visitatori della mostra.

BALTHUS
a cura di Cécile Debray
24 ottobre 2015 - 31 gennaio 2016

Scuderie del Quirinale
la retrospettiva
Biglietti
Intero € 12,00; Ridotto € 9,50
Ridotto 7-18 anni € 6,00
Ingresso gratuito fino ai 6 anni

Accademia di Francia a Roma / Villa Medicil’atelier
Biglietti
Intero € 12,00; Ridotto € 6,00

Presentando il biglietto della mostra delle Scuderie del Quirinale Balthus. La Retrospettiva si ha diritto all’ingresso ridotto per Balthus. L’atelier presso Accademia di Francia a Roma / Villa Medici e viceversa. Per informazioni sugli orari e i biglietti www.villamedici.it
http://www.scuderiequirinale.it/categorie/biglietti-e-visite-guidate#sthash.zNW5HnRG.dpuf

Articolo di Ilaria Guidantoni

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